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Le inutili complicazioni del Greening

Sono i primi a volere la tutela del territorio, ma quando questo si traduce, come nel caso degli obblighi del greening, in inutili e dannose complicazioni alla gestione imprenditoriale delle loro aziende, gli agricoltori hanno ragione di lamentarsi. È il caso della creazione delle aree di interesse ecologico (EFA), uno dei tre requisiti obbligatori dell'inverdimento, il cui rispetto è necessario per garantirsi l'accesso ai nuovi pagamenti diretti. La Commissione europea nei giorni scorsi ha fornito delle linee guida su come devono essere conteggiati una siepe, degli alberi a gruppi o isolati, i fossati dei campi e altri elementi caratteristici del paesaggio agrario per raggiungere la soglia del 5% prevista dalle nuove norme. Ne è scaturito un documento da cui si evince la complessità di applicazione delle nuove disposizioni, fatto che rischia di alimentare il contenzioso anche a danno di chi gli obblighi intende rispettarli davvero.

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Ue-Usa: De Castro, bene trasparenza su mandato Ttip


 

Expo: Ue, De Castro nominato relatore permanente Comagri

 

 

 

Giornata mondiale dell'alimentazione 2014

Il tema della Giornata mondiale dell’alimentazione 2014 – Agricoltura familiare: “Nutrire il mondo, preservare il pianeta” – è stato scelto per valorizzare l’agricoltura familiare. Punta l’attenzione del mondo sul ruolo determinante dell’agricoltura nel debellare fame e povertà, offrire sicurezza alimentare e nutrizione, migliorare i mezzi di sussistenza, gestire le risorse naturali, proteggere l’ambiente e realizzare uno sviluppo sostenibile, in particolare nelle aree rurali.

L’Assemblea generale dell'ONU ha designato il 2014 “Anno internazionale dell’agricoltura familiare”. Si tratta di un segnale forte, con cui la comunità internazionale riconosce l’importante contributo degli agricoltori familiari alla sicurezza alimentare mondiale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

N.6 del 9 Settembre 2014

 

 

 

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Banche convenzionate Finlombarda per operazione credito di funzionamento ( conto interessi 2%) e Nuova Sabatini (2,75%)


MISURA 112: Premio insediamento giovani agricoltori


Beni strumentali NUOVA SABATINI dal prossimo 31 Marzo la presentazione delle domande 


Apertura bando operazione di credito di funzionamento - contributo in conto interessi 

 

PAC, tagli agli aiuti 2014. È la prima volta
 

Piove sul bagnato per gli agricoltori italiani. Nel 2014, per la prima volta, gli aiuti disaccoppiati saranno decurtati di un importo che, complessivamente, ammonta a 440 milioni di euro. È questo l'effetto della riduzione del massimale finanziario per l'Italia dopo l'approvazione dell'ultimo bilancio pluriennale 2014-2020 dell'Unione Europea. Ora si tratta di capire come verrà applicata la riduzione del valore dei diritti: se il taglio sarà lineare ogni agricoltore avrà una decurtazione del 10,5% circa rispetto a quanto incassato nel 2013, se invece si optasse per un meccanismo di salvaguardia dei piccoli agricoltori (ad esempio quelli con aiuti fino a 5.000 euro) il taglio si concentrerebbe sulle imprese restanti potendo arrivare anche al 20%. Nel 2015 poi il massimale finanziario per i pagamenti disaccoppiati scenderà ulteriormente e sensibilmente, tanto che l'importo di riferimento per ciascuna azienda sarà pari indicativamente al 60% rispetto a quanto incassato nel 2014.

 

E i giovani cambiano modello

La buona notizia è che, nonostante la crisi e il taglio delle risorse, è possibile avere successo in agricoltura. La cattiva è che non esiste una formula perfetta per non sbagliare. Significa che c’è spazio per tutti, per chi crede nell’innovazione e per chi crede nella tradizione, chi scommette sul bio e chi punta su nuove colture, chi investe nell’energia e chi nel marketing. Ma alcuni ingredienti non possono mancare: legame con la ricerca; professionalità; entusiasmo. Ecco le storie dei giovani che ce la stanno facendo.

Passione e voglia di fare. Certo. E anche l’umiltà di riconoscere i propri limiti e di imparare a “delegare” agli esperti. «L’era della tuttologia è finita. Il mercato è complesso, le competenze che servono per avere successo sono molteplici, da soli non si va da nessuna parte». A dirlo è Raffaele Maiorano, crotonese, 32 anni, presidente nazionale dei giovani di Confagricoltura, dal 2007 alla guida di una piccola azienda produttrice di olio bio. Maiorano è “figlio d’arte”: ha lavorato nelle aziende agricole paterna e materna, poi a un certo punto ha scelto di camminare con le proprie gambe, scommettendo su una sua avventura personale. Che non significa camminare da solo: per incrementare la qualità della produzione si rivolge all’Università, con la quale nasce una fruttuosa sinergia. «Io avevo la terra, loro le competenze. Per un anno ho lasciato che i ricercatori e gli studenti facessero sperimentazioni in azienda, dallo stato delle piante alla lotta alle malattie». Il secondo step è stato rivolgersi ai “sommelier” dell’olio: «ho fatto dei panel, che hanno dato una marcia in più al prodotto e mi hanno permesso di creare due blend distinti». Ma avere un buon olio non basta: bisogna vendere. «Grazie a una collaborazione con l’Università ho realizzato un packaging innovativo, corredato da un’etichetta ricca che comunica il valore al consumatore».

Tradizione, distintività, legame con il territorio, con il paesaggio, la cultura e la storia che ci rendono unici e inimitabili. Sono questi, per Andrea Peri, presidente dei giovani agricoltori di Confagricoltura Brescia e produttore di vino, gli ingredienti necessari a vincere la sfida della competizione internazionale. Peri ha 32 anni, una laurea in marketing, un passato da impiegato in multinazionali, dove ha imparato a farsi “le ossa” e a ragionare in termini di mercato. Entrato nell’azienda di famiglia punta sul rinnovamento gestionale, riorganizzando i ruoli e le competenze e dando una base più manageriale all’impresa. Poi la scelta di lanciarsi sul mercato estero: «È una necessità. In Italia produciamo il doppio di quello che consumiamo, l’export è lo sbocco naturale ». C’è un però: «la nostra carta vincente è la varietà: abbiamo una diversità unica al mondo. Purtroppo, soprattutto quando si tratta di comunicare all’estero, è un handicap: ci muoviamo ancora all’arrembaggio, mentre dovremmo imparare dai francesi a fare squadra». Da 2 anni l’azienda sta lavorando su alcune varietà autoctone: «Sarà sempre più difficile in futuro proporre merlot o pinot grigi: tanti Paesi, penso ai sudamericani, ma non solo, hanno imparato a produrre bene a prezzi contenuti. Noi però abbiamo una storia, anzi tante storie da raccontare. È la nostra strada». Ma per raccontare serve un cambio di mentalità: «i produttori devono muoversi con i consorzi, i consorzi devono razionalizzarsi; a livello istituzionale servirebbe un patto tra ministeri dell’agricoltura e del turismo, anche per cercare strade anticonvenzionali dove promuovere il nostro territorio, ad esempio il cinema».

 

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