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La Provincia Agricoltura
08 febbraio 2010
L’analisi. Dopo il vertice di Parigi su cerealicoltura e politica europea

La Pac agli agricoltori

Il bilancio Ue sia difeso e destinato a chi produce

di Ildebrando Bonacini
PARIGI — Che ci debba essere un forte impegno politico a livello europeo per cambiare le cose in agricoltura era noto a tutti gli addetti ai lavori. Sulla possibilità di trovare la disponibilità a questo impegno vi era qualche dubbio. Ma chi ha potuto seguire i lavori del ‘Sommet du Vegetal’ di Parigi a fine gennaio ha forse qualche nota di ottimismo in più. Nel corso del vertice sul futuro della cerealicoltura e della Pac, organizzato dall’Associazione europea dei produttori di mais, si è svolto un approfondito dibattito di elevato livello sui temi in questione. Tema scottante visto che per tutti i produttori di cereali europei il 2009 è stato un anno disastroso. Un solo dato fotografa la situazione: mediamente nella coltivazione del mais si sono persi 60 euro per ettaro. Ma la nota di velato ottimismo per il futuro riguarda gli impegni presi dal ministro francese dell’agricoltura Bruno Le Maire, e dalle dichiarazioni del capo di gabinetto del Commissario europeo all’agricoltura, Klaus Dieter Borchardt; hanno affermato a chiare lettere che la Pac è fondamentale per l’agricoltura e la società europea, e quindi il primo impegno sarà per una sua riconferma, ma anche per un maggior sostegno alla produzione ed alla tutela del reddito agricolo. Affermazioni che ben si conciliano con il pensiero del presidente della commissione agricoltura del Parlamento Ue, Paolo de Castro, e con le dichiarazioni del nuovo commissario europeo all’agricoltura Dacian Ciolos. Si potrebbe quindi formare un asse importante, basato sui ruoli chiave di questi personaggi, per un rilancio di una Politica agricola effettivamente rivolta agli agricoltori. Con l’aggiunta della Germania, visti gli ottimi rapporti esistenti tra i ministri agricoli francese e tedesco. Tornando al seminario, tutta l’attenzione è stata puntata sul prossimo futuro (le semine sono imminenti), e sul dopo 2013 per le proposte da fare al fine di sollevare le sorti della maiscoltura europea. E’ in crisi il modello delle grandi colture cerealicole del vecchio continente, a causa del ruolo svolto dai Paesi emergenti e da una politica che non vede più l’agricoltura nella sua vera veste produttiva ed economica. Ha preso il sopravvento, nella politica agricola dell’Ue, un modello anglosassone ultraliberale verso i mercati e distorto verso la multifunzionalità, che non è corretto e lascia scoperto il ruolo produttivo e tradizionale degli agricoltori. E’ stato dunque lanciato un allarme sulla necessità di rilancio del modello agricolo tradizionale, in grado di produrre per alimentare il pianeta, e di una politica adeguata di sostegno. Occorre poi guardare con occhi diversi anche alla questione ambientale, ripensando seriamente alla questione degli Ogm, ai problemi dei fitofarmaci e al sequestro di carbonio. La coltivazione del mais è in grado di sequestrare 40 tonnellate di carbonio per ettaro e, a parità di sostanza secca prodotta, è quella che utilizza meno acqua. Bisogna inoltre chiedere alla politica anche un diverso approccio verso i mercati, per una salvaguardia da una eccessiva volatilità e una maggiore tutela per i produttori; ma anche una concreta detassazione. Nel breve periodo l’obiettivo deve essere quello di recuperare almeno 200 euro per ettaro. Gli agricoltori europei devono riappropriarsi della Pac. Con un rilancio dell’innovazione tecnologica, l’introduzione di mezzi nazionali per armonizzare gli interventi comunitari ed evitare le fluttuazioni di mercato. Bisogna lavorare per gli sbocchi alimentari, i carburanti, la chimica verde, la nutrizione animale. Non ci sono ricette sindacali particolari ma bisogna lavorare per il mercato. Bisogna rilocalizzare le produzioni agricole all’interno della Ue, per creare le condizioni di un’agricoltura forte e competitiva. I 55 miliardi di euro stanziati per la Pac devono essere confermati e andare in prima battuta ai produttori. Oggi 30 di questi 55 prendono invece strade collaterali. Queste in sintesi le richieste degli agricoltori, incentrate su quattro temi fondanti: redditività, sanità delle produzioni, territorio e ambiente, innovazione tecnologica incluse le biotecnologie. La Pac del futuro deve farsi carico di questi argomenti.


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