Ogm, le ragioni del sìIl mondo della scienza è schierato a favore
di Ildebrando Bonacini E’ tornato di grande attualità il tema degli Ogm. Convegni e grandi spazi pubblicitari sui quotidiani nazionali. E’ evidentemente la risposta alla decisione del Consiglio di Stato prima e della Commissione europea poi di effettuare delle aperture importanti sulla libertà imprenditoriale di poter scegliere cosa coltivare. Ovviamente nel rispetto delle scelte altrui. La sensazione predominante è che, nonostante tutti dicano il contrario, sia ancora forte l’impostazione ideologica che si ricava dal dibattito, sempre impostato su criteri scientifici approssimativi. Soprattutto da parte dei contrari alle biotecnologie. Ci si trova di fronte a pareri autorevoli espressi da illustri ricercatori, eminenti scienziati, inclusi alcuni premi Nobel, e giudizi che sembrano sommari, espressi da movimenti di opinione, organizzazioni più o meno accreditate, circoli gastronomici. Di fronte a queste posizioni contrapposte sembra di potere affermare che la scienza si sia schierata da una parte, sostanzialmente favorevole, e alcune organizzazioni di varia estrazione (anche di agricoltori) dall’altra. Con questo approccio il ruolo della ricerca viene totalmente svilito, ed è stata perfino negata la possibilità di sperimentare. Salvo poi le decisioni di questi ultimi giorni, assunte da organi nazionali e comunitari, che stanno imprimendo un’accelerata ad un processo di sviluppo che di per sé è fermo da una dozzina di anni. Volendo mettere la questione sotto l’aspetto del buon senso, viene da dire che non si deve essere favorevoli o contrari agli Ogm ad ogni costo; ma si chiede equilibrio, giudizi critici e possibilità per gli imprenditori di competere ad armi pari con i loro rivali europei ed extra europei. Dunque si chiede libertà di scelta e non l’imposizione di veti. Né a favore né contro. I totalmente contrari si appellano in genere ad alcuni argomenti, che sostanzialmente sono i seguenti. Gli Ogm fanno male. A chi e a che cosa? Non è mai stato provato nulla. In più sono almeno alcuni decenni che entrano nella nostra dieta sotto forma di cibi importati o di materie prime. In più l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ha previsto una serie di rigidissime procedure prima di concedere le autorizzazioni alla coltivazione. Dunque questo argomento sembra non reggere. Secondo. Dobbiamo difendere la tipicità e la qualità dei nostri prodotti. Ottima osservazione, ma si dà il caso che già oggi i nostri prodotti tipici, dop più o meno blasonati, vengono prodotti utilizzando mangimi che in larga misura contengono cereali e soia di importazione. Dunque contenenti elementi migliorati geneticamente. Terzo. La scelta anti Ogm è una scelta di carattere economico. Benissimo, ma allora vuole dire che la filiera Ogm free trae un beneficio dalla presenza di Ogm. Dunque se una filiera Ogm free ha un vantaggio economico, è bene che esistano due filiere e che siano poi gli agricoltori e i consumatori a scegliere quella più confacente alle loro necessità. Quarto. Con l’avvento degli Ogm, la genetica sarà tutta in mano alle multinazionali. Perché, oggi non è già così? Oggi tutta la produzione di sementi selezionate, almeno nel mondo occidentale, è in mano ai grandi gruppi che sviluppano ricerca, sperimentazione, selezione e commercializzazione delle sementi. Purtroppo non vi sono alternative, che non potrebbero che essere di carattere pubblico. In Italia, ma si pensa anche in Europa, questo non è nemmeno in discussione. Quinto. Sanità e ambiente. I ricercatori ritengono che l’utilizzo delle sementi geneticamente migliorate consenta una diminuzione dell’uso dei fitofarmaci e delle risorse idriche; e che non comporti problemi per l’ambiente in generale, inclusa la tutela della biodiversità. Infine un’ultima considerazione. Ci può stare che una categoria o un gruppo di cittadini consumatori sia contrario all’introduzione di queste nuove tecnologie. Quello che non ci può stare è che pretenda di impedire anche a chi non è d’accordo con loro di usarle. Si mette in discussione il diritto degli altri, mentre l’Unione europea parla chiaramente di coesistenza e di possibilità di scegliere tra coltivazioni tradizionali, biologiche e migliorate geneticamente. Non è prepotenza il volere imporre un divieto, quando la scienza dice chiaramente che è possibile prevedere questa coesistenza ponendo anche dei limiti di soglie di tolleranza?
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