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Sugli Ogm la parola alla scienza


Guidi (Confagricoltura): avanti con la ricerca, con i semi ibridi raccolti raddoppiati

«I cambiamenti del clima e la siccità richiedono risposte strutturali. Occorre rivedere la rete idrica, la canalizzazione, e ottimizzare la gestione delle dighe e della destinazione dell’acqua. Ma occorre anche studiare colture che abbiano bisogno di minori apporti idrici. I danni sono ingenti ed è meno costoso avviare un percorso di rinnovamento che aspettare le crisi annunciate». Mario Guidi, (nella foto) presidente nazionale di Confagricoltura, interviene di nuovo sul problema della siccità che ha già provocato perdite dei raccolti per circa 500 milioni di euro anche per dire la sua sugli Ogm. «Studiare nuove colture non vuol dire aprire agli Ogm, come hanno detto alcuni, ma l’agricoltura ha bisogno di fare passi avanti concreti grazie alla ricerca; non si può fare innovazione agitando spauracchi». E sugli Ogm è giunto il momento che parli la scienza e non la politica – ha aggiunto Guidi –. Ogni volta che viene affrontato l’argomento, si scatenano le ‘guerre di religione’; nel nostro Paese la lotta alle streghe ha impedito di proseguire nella sperimentazione, ma la ricerca non ha mai fatto male a nessuno».

«La società civile ed i consumatori - incalza Guidi - hanno idea di quanta soia viene importata? Di 4 milioni di tonnellate di farina di soia e semi che è il fabbisogno del nostro Paese, se ne importa 3,5 milioni ed è tutta Ogm. La produzione nazionale è di mezzo milione di tonnellate e se non pioverà nei prossimi giorni si ridurrà a 250 mila tonnellate. E’ una goccia rispetto al fabbisogno».

Guidi ha ricordato i risultati ottenuti con i semi di mais ibrido a cui si sono aggiunti ora quelli di riso, mentre è in atto la ricerca per gli ibridi di frumento. «Gli ibridi non hanno nulla a che fare con gli Ogm ma sono una risposta che da oltre dieci anni consente di raddoppiare i raccolti. Dobbiamo lasciare la ricerca totalmente alle multinazionali delle sementi? In Italia in questi stessi dieci anni, abbiamo assistito a politiche di retroguardia che, di fatto, hanno frenato il progresso scientifico. Dire di essere favorevole alla ricerca, significa che ci attendiamo da essa le innovazioni che pongano, nella più totale sicurezza, l’agricoltura al passo dei mutamenti, anche climatici».


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