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31.10.2018
Mais, Bicontrollo e micorrize: sperimentazione positiva

Organizzato dalla Libera Associazione Agricoltori Cremonesi e dal Crea, nell’ambito del progetto finanziato da Regione Lombardia, si è tenuto in Fiera l’incontro di aggiornamento sul tema “Biocontrollo e Micorrize: sanità, sostenibilità e qualità per il mais italiano”. Incontro realizzato sotto forma di tavola rotonda moderata da Andrea Massari, vice direttore vicario dell’assessorato all’agricoltura di Regione Lombardia. Ha introdotto l’argomento Amedeo Ardigò (nella foto), vice presidente della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi e capofila del progetto stesso. Ardigò ha presentato le finalità ed i risultati del secondo anno della sperimentazione, con la quale si sono voluti testare in campo mezzi per la prevenzione ed il controllo di micotossine nel mais. Nel corso del secondo anno, ha detto Ardigò, la ricerca ha riguardato anche la somministrazione del mais coltivato sperimentalmente alle bovine da latte. I risultati non sono ancora disponibili, ma i ricercatori hanno già potuto sviluppare alcune valutazioni. Carlotta Balconi, responsabile del centro per la cerealicoltura e per le colture industriali, ricordando il grosso lavoro preparatorio svolto dal Crea che riguarda la maiscoltura e tutti i fenomeni che l’hanno portata ad una crisi di superfici investite e quindi di disponibilità di prodotto. Una delle cause è stata certamente la questione della sanità. Gianfranco Mazzinelli (Crea di Bergamo) ha sviluppato gli argomenti più tecnici e legati alla realizzazione delle prove in campo del progetto Lomico (Lombardia Micotossine), che aveva previsto appunto l’uso di tecniche e prodotti per il biocontrollo (Micosat) e per l’impiego di micorrize (Af-X1) in grado di controllare e sovrastare lo sviluppo di micotossine. I risultati delle prove in campo, anche se non definitivi, sembrano incoraggianti. Alle stesse conclusioni è arrivata Carmela Tripaldi, ricercatrice della sede Crea di Monterotondo, che ha utilizzato il mais trattato per alimentare vacche da latte e valutare gli effetti sulla produzione di latte e sulla resa casearia. I risultati sin qui ottenuti, anche se non significativi dal punto di vista statistico, si presentano interessanti, visto che si è registrato un incremento della capacità di ingestione di sostanza secca del 6%, un 9% in più della degradabilità ruminale e un aumento della microflora ruminale. Tutto ciò ha determinato un contenuto incremento della produzione di latte ma anche del tenore proteico, quindi una maggiore resa alla caseificazione. Giacomo Pirlo, del Crea di Lodi, ha ricordato i benefici effetti che si sono potuti verificare in tema di migliore efficienza nell’uso delle risorse idriche, tema quanto mai di grande attualità. Hanno chiuso gli interventi Giorgio Masoero, dell’Accademia di agricoltura di Torino, e Giusto Giovannetti del Centro colture sperimentali di Aosta; hanno fatto una panoramica sugli aspetti legati alla microbiologia, alla fertilità del suolo e alla sanità delle colture. Non mancando di sottolineare alcune carenze legislative relative alla commercializzazione di prodotti estremamente utili ad elevato contenuto microbiologico. Degni di nota alcuni passaggi fatti da Andrea Massari circa l’impegno di Regione Lombardia nel sostenere la realizzazione di progetti di ricerca come questo sulle micorrize: sono soldi spesi bene; la ricerca deve essere sostenuta e i dati presentati sono incoraggianti. Massari ha sottolineato come gli incontri di questo tipo siano utili in momenti in cui si sta affinando la programmazione della prossima Pac, per evidenziare i temi di maggiore interesse per gli agricoltori.


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