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05.11.2018
IL PRESIDENTE RENZO NOLLI RISPONDE A PAOLO VOLTINI

Ancora una volta Paolo Voltini attacca la Libera in modo del tutto strumentale e capzioso. In un lungo editoriale, peraltro in buona parte copiato da uno analogo edito lo scorso anno e auto celebrativo, ha da dire su di un paio di questioni che evidentemente gli stanno particolarmente a cuore. E non avendo motivi particolarmente brillanti o convincenti per sostenere la sua causa, o meglio quella che gli dicono di sostenere, si attacca a fantasie che attribuisce al sottoscritto. Ma vediamole: si parla di “similari” e di Ceta.

Sui similari mi attribuisce frasi e tesi mai dette e sostenute, in particolare in un incontro pubblico quindi alla presenza di numerosi testimoni. Mi premurerò di verificare se sia stata fatta una registrazione degli interventi. Comunque, a scanso di equivoci, quello che penso dei similari è che rappresentano un serio problema, che esistono e che costituiscono “un terzo formaggio” che agisce in concorrenza con il nostro grana Dop e che hanno contribuito alle difficoltà del comparto lattiero caseario dei quest’ultimo anno. Tuttavia, dal momento che non se ne può impedire la produzione, penso anche che il Consorzio di tutela del Grana Padano ha intrapreso le giuste misure per contrastare questo fenomeno. E i risultati cominciano a vedersi. La realtà è che Voltini aveva capito molto bene questi concetti che avevo espresso, anche in sua presenza, e che la sua falsa accusa abbia un altro obiettivo.

La seconda cosa è il Ceta. Sarei accusato, ma in questo caso sono in buona compagnia, di essere un sostenitore del Ceta. I numeri sono forse un po’ aridi ma hanno il vantaggio di essere inequivocabili. Negli otto mesi di funzionamento, sia pur provvisorio del Ceta, l’export dell’agroalimentare con il Canada ha visto una bella impennata: più 7,4%. E’ un fuoco di paglia, una coincidenza? Non lo sappiamo, ma non ci vorrà molto a scoprirlo. Di certo non dieci anni. Lo stesso Ministro Centinaio, presente al convegno della Libera in Fiera a Cremona ha detto che le valutazioni finali le possiamo fare tra un annetto. Dunque un po’ di pazienza. Nel frattempo faccio notare una palese contraddizione: Coldiretti, ma anche Confagricoltura detto per inciso, si schiera contro l’Italian Sounding. Siamo d’accordo, ma come lo combattiamo ? Visto che i riconoscimenti Dop valgono soltanto sul piano interno dell’Unione europea. La nostra ricetta è costituit dallo sviluppo degli accordi bilaterali. Appunto come il Ceta, accordi di libero scambio. In questo caso una lunga lista di prodotti di qualità italiani verrebbe garantita e tutelata contro le contraffazioni. E questi prodotti rappresentano circa il 90% dell’export agroalimentare del nostro paese. Vogliamo fare la prova del nove per capire a chi convengo questi accordi ? Eccola: perché Donald Trump appena diventato presidente degli Stati Uniti ha bocciato il TTIP, che era in fase già avanzata di ratifica. Per fare un favore alla Ue o agli Usa ? O forse a Coldiretti, che ancora una volta con le sue scelte si qualifica come una forza regressista.

Infine, il ricco editoriale si ripete come già detto, contro il sistema Cremona e la Fiera, che Voltini continua a boicottare arrivando al punto, non solo di non prendervi parte come Consorzio Agrario ( non parliamone nemmeno come sindacato) ma anche di dire agli agricoltori di non venire nemmeno a fare un giretto con la famiglia o gli amici. Meschinità che gli agricoltori cremonesi non meritano. Sono gli stessi agricoltori e allevatori che nel tempo hanno costruito un nome e una storia per la nostra provincia e per la zootecnia cremonese. Voltini dovrebbe saperle queste cose e lavorare per mantenere alta l’agricoltura e la zootecnia cremonese e non fare il cane da riporto per portarla in ostaggio a Palazzo Rospigliosi, in cambio di qualche incarico ben retribuito.


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