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28.02.2019
IL CONVEGNO SULLE AGROENERGIE

Per il terzo anno consecutivo la Sezione Agroenergie della Libera (nella foto Luca Rinaldi, presidente della Sezione) ha organizzato un convegno sul tema per fare il punto della situazione del settore e per analizzarne le prospettive. Quest’anno il convegno assume una valenza anche più importante perché ricade in un contesto più generale: il ciclo di incontri “AgricUltura.Cr.Ue”

Le agroenergie e il biogas hanno rappresentato e continuano a rappresentare un’opportunità di valorizzazione delle produzioni tipiche del nostro territorio legate a zootecnia e cerealicoltura.

Il biogas ha rappresentato la dimostrazione di come una corretta scelta politica possa orientare forti investimenti in un settore e generare importanti ricadute: 4 miliardi di euro di investimenti, 1500 impianti, 1200Mw, 12000 addetti e un considerevole indotto economico. Secondo paese in Europa dopo la Germania e quarto nel mondo dopo USA, Cina, Germania per la produzione di Biogas. Inoltre in anni difficili per le colture e gli indirizzi tradizionali le agroenergie hanno rappresentato un concreto sostegno alle imprese agricole.

Un ulteriore risultato conseguito è stata la definizione di un modello agricolo virtuoso che ha identificato al meglio un modello di economia circolare con al centro l’agricoltura. Doppie colture e utilizzo del digestato hanno portato a produzioni maggiori, più sostanza organica nei terreni e minore utilizzo di concimi di sintesi. Ma soprattutto una maggiore attività fotosintetica e quindi un abbattimento della CO2. Bilancio negativo di CO2, attività con grande valore ambientale visto che a tale proposito l’Unione Europea pone obbiettivi ambiziosi: ridurre le emissioni di CO2 del 40% rispetto agli anni 90, entro il 2030. E cosi la comunità internazionale, vedi Parigi 2015.

Ora il settore attraversa una fase delicata in cui si devono definire ed aggiornare le politiche a sostegno delle rinnovabili a livello nazionale.

La recente legge di bilancio ha stanziato 25 milioni di euro per gli impianti di biogas elettrico fino a 300kw.

Per quanto riguarda il biometano la legge di marzo 2018 non rappresenta ad oggi un’opportunità concreta per il settore agricolo a causa di una eccessiva complessità autorizzativa e della ingiustificata richiesta della prevalenza di sottoprodotti nell’alimentazione degli impianti.

Per queste ragioni la nostra azione sindacale, che ha consentito lo sviluppo del settore, deve intensificarsi, insieme ai colleghi delle sezioni della Lombardia, a Confagricoltura nazionale e al CIB sottolineando gli aspetti positivi del modello agricolo legato all’economia circolare, al vantaggio ambientale/climatico dell’utilizzo del mais nella dieta degli impianti, alle ricadute economiche dell’intero settore e chiedendo una normativa relativa al biometano applicabile e sensata e la possibilità di proseguire con il biogas elettrico, pur con condizioni economiche diverse ma sempre in considerazione del valore del modello agricolo.

Solo così il settore agricolo può esprimere tutto il suo potenziale agroenergetico e replicare gli importanti risultati ottenuti in questi anni.


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