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03.04.2019
CremonaFiere, progetto Lomico relativo al controllo delle tossine nella coltivazione del mais - Le conclusioni

Convegno conclusivo a CremonaFiere del progetto Lomico relativo al controllo delle tossine nella coltivazione del mais. Progetto sperimentale della durata due anni, finanziato da Regione Lombardia nell’ambito del Psr 2014-20, operazione 16.02.01, gestito dal Crea con le due sedi di Bergamo e di Roma e che ha visto la attiva partecipazione, è proprio il caso di dire “sul campo” di due aziende agricole cremonesi: Amedeo Ardigò a Soresina, che ha rivestito anche il ruolo di capo progetto, e Amilcare Mainardi a Paderno Ponchielli. L’iniziativa era partita dalla Libera Associazione agricoltori di Cremona da oltre due anni con l’intento di fornire delle soluzioni innovative al problema delle micotossine, in particolare le alfa, nel mais. Come ha spiegato Carlotta Balconi (nella foto), responsabile della sede di Bergamo del Crea, sono stati testati due prodotti sul campo, con un complesso disegno sperimentale che riguardava sia i risultati sulla sanità della granella di mais che il suo impiego nell’alimentazione della vacca da latte per valutare la produzione di latte in termini quantitativi e qualitativi ma anche la sua resa alla caseificazione.

I prodotti utilizzati erano relativi a consorzi microbici micorrizzati in grado di agire sulle radice delle piante di mais per renderle più forti e resistenti, ma anche di ceppi atossigeni di Aspergillus Flavus in grado di competere con i ceppi tossici e di controllare quindi l’emissione di tossine. I risultati dei due anni di ricerche sul campo sono stati presentati dai ricercatori del Crea di Bergamo: Gianfranco Mazzinelli, Sabrina Locatelli. Per quanto riguarda la prima parte delle prove, vale a dire la diminuzione del contenuto di micotossine nella granella di mais, i risultati non sono stati particolarmente significativi in quanto le due aziende già praticavano tecniche agronomiche di avanguardia per il loro controllo e poi le due stagioni oggetto della prova sono state particolarmente favorevoli al contrasto degli sviluppi fungini. Ma notizie interessanti sono venute dal punto di vista della produttività delle parcelle e della sanità del mais trattato con i prodotti citati. Differenza non significativa dal punto di vista statistico ma confermata anche da Ardigò e da Mainardi con la loro esperienza di campo.

Molto bene anche le prove sull’alimentazione delle vacche da latte condotte presso la sede del Crea di Roma illustrate da Carmela Tripaldi, si è avuto un incremento nell’ingestione di sostanza secca di circa 1,5 kg al giorno per capo, un aumento di produzione di latte di circa 1,6 litri al giorno per capo ed una maggiore resa alla caseificazione per il gruppo di vacche alimentate con il mais trattato con il ceppo atossigeno di Aspergillus Flavus.

Infine Giacomo Pirlo, del Crea sede di Lodi, ha svolto una analisi sull’utilizzo di acqua nella produzione di latte. Visti i tempi concetto molto interessante che merita degli approfondimenti, anche perché, la cosiddetta “water footprint”, deve tenere conto non solo della produzione primaria, in questo caso le produzioni agricole ma anche i benefici ambientali che la coltivazione comporta. E questo anche in relazione anche ai confronti con le altre categorie produttive visto che l’acqua diventa un bene sempre più prezioso e conteso.

Dunque alla luce dei risultati emersi l’idea progettuale proposta dalla Libera di testare, al fianco dei ricercatori del Crea prodotti innovativi, sembra avere dato delle indicazioni interessanti di cui tenere conto anche nella realtà quotidiana degli agricoltori.


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