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Bruxelles, assemblea dei produttori europei di mais

L’Unione europea non può fare a meno del mais prodotto dagli agricoltori nei suoi Stati membri. La domanda di mais da parte L'Unione è in crescita al punto che la Ue è diventata il maggiore importatore mondiale di mais. Alla fine di questa stagione l'Unione europea ne avrà importato più di 23 milioni di tonnellate, il 35% in più rispetto a quella scorsa, che già era stata caratterizzata da importazioni record. Saranno quindi presto tre le campagne agricole in cui l'UE è risultata il più grande importatore di mais sul pianeta. E’ quanto emerso dall’assemblea della Confederazione europea dei produttori di mais (CEPM) presieduta dal francese Daniel Peyraube che si è tenuto a Bruxelles lo scorso 26 giugno e a cui ha preso parte anche Cesare Soldi, in qualità di presidente di Ami, l’associazione dei maiscoltori italiani che già da tempo aveva denunciato lo stesso problema sul piano nazionale.

Nel corso dell’assemblea il preoccupante fenomeno dell’importazione di mais è stato messo a fuoco nei dettagli. La produzione europea di mais sta declinando a causa della mancanza di competitività: le superficie hanno perso 1,5 milioni di ettari tra il 2012 e il 2018 e oggi viene importato il 27% del mais consumato nell'Unione. La CEPM ha voluto denunciare questa situazione che impatta sulla salute economica dell'UE peggiorando sensibilmente la sua bilancia commerciale. E che va contro gli interessi dei suoi consumatori che chiedono una alimentazione a base di prodotti coltivati localmente, in modo sostenibile e di buona qualità così come garantito dalla Politica agricola comunitaria. Al contrario il mais, in gran parte importato dall'Ucraina, dal Brasile e dal Canada spesso non fornisce gli stessi requisiti di standard di produzione e di sicurezza dell'UE in quanto prodotto facendo ricorso a mezzi e tecnologie non consentite nel territorio dell’Unione. Il mais ha bisogno di un rilancio sul piano europeo. Si è appena costituito un nuovo parlamento europeo, e presto verrà completato l’intero assetto politico e organizzativo dell’Unione che dovrà portare a termine la riforma della Pac dopo il 2021.

Non si può accettare che i cittadini europei siano ingannati riguardo alla fonte del loro cibo. Aspirano ad una produzione locale e sostenibile, che è anche fonte di ricchezza economica del territorio, e gli agricoltori europei possono rispondere al loro desiderio.

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