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Mipaaft, licenziata la proposta di piano maidicolo. Adesso passaggio alla conferenza Stato - Regioni

Il Ministero delle Politiche agricole, alimentari forestali e turistiche ha licenziato il Piano di settore maidicolo redatto con lo scopo di rilanciare la coltura del mais nel nostro paese. Adesso il piano, prima della sua definitiva operatività, dovrà venire portato all’approvazione della conferenza Stato-Regioni. Il Piano per il settore maidicolo è stato redatto nell’ambito del Tavolo tecnico permanente (TTP) appositamente costituito presso il Ministero con decreto del 30 aprile 2019.

Il mais, prima coltura nazionale, è alla base di molte filiere produttive nell’ambito zootecnico di particolare pregio ed eccellenza (Dop e Igp). La contrazione della superficie coltivata e quindi della disponibilità di prodotto nazionale ha comportato, nel corso dell’ultimo decennio, un ricorso sempre più grande alla importazione che oggi riguarda circa il 50% del fabbisogno. La conseguenza è la possibilità di mettere a rischio le produzioni di eccellenza di origine animale (Prosciutto di Parma, San Daniele, Grana Padano, Parmigiano Reggiano ecc.) in parte vincolate all’utilizzo di mangimi e foraggi del territorio.

La riduzione della superficie e della produzione di mais nazionale è dipesa da vari fattori: la contrazione a livello internazionale dei prezzi delle commodities agricole, dal regime di disaccoppiamento della PAC, dal maggiore rischio sanitario (micotossine) a cui sono esposte le nostre produzioni, dalla struttura dei costi che ha limitato gli investimenti, dalla penalizzazione causata da misure agro-ambientali da ricalibrare e vincoli ambientali severi, dalla complessiva stasi delle produzioni unitarie dovuta a insufficienti investimenti soprattutto in ricerca e sviluppo.

Per la stesura del piano sono stati implementati 4 gruppi di lavoro con D.D. del 24 luglio 2019. Il cui coordinamento generale è stato affidato a dirigenti Mipaaft Pietro Gasparri e Alberto Manzo.

Nicola Pecchioni (CREA) e Amedeo Reyneri (Università di Torino) che hanno sviluppato il tema dell’aumento della competitività del settore; Cesare Soldi (Associazione Maiscoltori Italiana) e Cosimo Montanari (ISMEA) - che hanno lavorato sull’orientamento al mercato ed i contratti di filiera; Carlotta Balconi (CREA) e Enrico Fravili (COPAGRI) – sull’Assistenza tecnica e infine Elena Brugna (Regione Lombardia), Daniele Govi (Regione Emilia Romagna) e – Alberto

Manzo (MiPAAFT) sul tema del Coordinamento Regioni/Ministero

Inoltre Nel corso degli incontri del Tavolo Tecnico preparatori alla stesura e all’esame del Piano di settore hanno attivamente preso parte i rappresentanti delle Regioni più rappresentative in termini di coltivazione del mais e delle principali organizzazioni di categoria e anche portatrici di specifici interessi relativi a tutta la filiera.

Concludendo, alla luce della situazione e delle analisi descritte e condivise dal Tavolo Tecnico Permanente del mais è stato possibile tracciare un percorso strategico interdisciplinare e operativo che si esplicita nell’immediato nei seguenti punti essenziali e conclusivi. La impellente necessità di sostenerne la competitività data la rilevanza e il ruolo del mais nelle filiere di eccellenza e nei sistemi agro-industriali nazionali; porre in essere un contributo per la produzione di “mais specialty”; superare lo stallo delle rese promuovendo un sistema di cofinanziamento pubblico-privato strutturale per la ricerca, l’innovazione e l’assistenza tecnica; fornire elementi di indirizzo per i futuri PSR; prevedere interventi mirati nell’ambito della prossima PAC; progettare un Piano di comunicazione che trasmetta l’innovazione in un’ottica di aumento della sostenibilità.

Le indicazioni di Cesare Soldi per il rilancio della maiscoltura

Cesare Soldi, presidente dell’Associazione Italiana Maiscoltori ha partecipato attivamente alla stesura del piano, oltre ad essere stato nominato tra i coordinatori del gruppo di lavoro sui mercati e contratti di filiera, così commenta il testo del piano per il rilancio del mais in Italia appena licenziato dal Mipaaft.

Dopo circa venti anni dall'ultimo piano di settore, si è tornati finalmente a tracciare a livello nazionale le principali direttrici per il rilancio della coltura, da tempo in crisi. Basti pensare che oggi dal punto di vista economico mancano all'appello , solo per la parte agricola circa 4-500€/ha. Stiamo vivendo una vera e propria emergenza mais. Ora, le proposte che abbiamo individuato in questi due anni di lavoro mirano ad un obiettivo specifico: ristabilire in ambito nazionale un adeguato livello di autoapprovvigionamento . Quanto è davvero raggiungibile questo obiettivo? Lo sarà nella misura in cui verranno effettivamente messe in campo e soprattutto sostenute tutte le linee di intervento che abbiamo indicato. In particolare sarà fondamentale porre in essere quanto prima risorse per il sostegno alla produzione di mais in contratti di filiera, la promozione della ricerca ( soprattutto per quanto riguarda il miglioramento varietale e le NBT) e per il pagamento accoppiato alla coltivazione del mais nell'ambito della prossima PAC dopo il 2021. Solo così il rilancio della coltura potrà essere davvero reale.

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