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CAMPAGNA CEREALICOLA: PRIMO BILANCIO CON MAINARDI E SOLDI

Amilcare Mainardi, presidente della Sezione cereali della libera

I cereali a paglia viste le condizioni meteo climatiche di tutta l’annata hanno avuto un andamento soddisfacente. Lo confermano, oltre ai dati produttivi in nostro possesso, anche quelli forniti dal Consorzio Agrario. Il grano tenero, soprattutto con i suoi grani di forza, ha avuto delle buone produzioni con rese tra i 65 ed i 70 q.li ettaro. Buone anche le caratteristiche sanitarie e qualitative con peso specifico superiore ad 80 e con un tenore proteico medio del 15%. Bene anche gli orzi, risultati di buona qualità, senza particolari problemi sanitari da segnalare e con produzioni di circa 60 q.li ad ettaro. Al contrario il grano duro è stato penalizzato dall’andamento meteo, le produzioni medie si sono attestate sui 45 q.li ettaro con peso specifico non particolarmente elevato e anche con qualche problema di carattere sanitario. Tra le leguminose difficoltà per la coltivazione del pisello proteico con importanti riduzioni delle rese, anche nell'ordine del 40%. Per la soia è ancora presto per sbilanciarsi e molto dipenderà dal clima di questo ultimo periodo estivo. Al di là degli andamenti produttivi le quotazioni risultano, in generale, insoddisfacenti ed in particolare l'orzo rispetto ad un anno fa è calato di oltre 30 euro a tonnellata). Tale livello di prezzi potrebbe influenzare negativamente anche le ormai prossime semine autunnali. Ritengo però che la programmazione dei piani culturali attraverso i contratti di filiera potrebbe essere d'aiuto a salvaguardare il reddito degli agricoltori.


Cesare Soldi, presidente Associazione Maiscoltori Italiani

Per quanto riguarda il mais, coltura principale della bassa Lombardia, la superficie coltivata in provincia di Cremona è stata abbastanza stabile, come confermano i dati Istat, circa 80 mila ettari in totale di cui 22 mila a granella e 57 mila ceroso. In Lombardia complessivamente si raggiungono quasi 500 mila ettari all’incirca con le stesse proporzioni tra granella e ceroso.
Le piogge dei primi di aprile hanno letteralmente fatto da “spartiacque” tra chi ha seminato a marzo, su terreni molto asciutti a causa del lungo periodo di siccità, e chi ha proceduto successivamente alle precipitazioni. In seguito le colture sono state soggette durante la fase di crescita a condizioni climatiche opposte: quelle di un maggio molto piovoso con temperature insolitamente rigide (i primi 15 giorni sono stati i più freddi degli ultimi 70 anni nel nostro Paese) e quelle di giugno che ha segnato il record di secondo mese più caldo di sempre.
Le prospettive finali non sono particolarmente brillanti: la posticipazione delle semine ha generato un gap nelle tempistiche, anche se non pesante come in Veneto o in Friuli dove in alcune zone le piogge hanno creato ritardi più gravi. La stagione quindi non è certo da annoverare tra quelle da ricordare: grande variabilità nelle produzioni con dati medi relativamente bassi. Per le rese del mais ceroso si stima in media una diminuzione di circa il 15%, mentre per la granella si attendono diminuzioni dell'ordine del 5%.
Parlando più in generale si può dire che la maiscoltura ha tenuto, sostenuta più dalla forte vocazione zootecnica territoriale che non dalla effettiva remunerazione del prodotto.
Sulla piazza di Milano questa settimana la quotazione è stata di 177,5 euro/t contro i 188,5 euro/t di un anno fa. E nel 2018 il valore medio annuo fornito dalla Società Granaria di Milano è stata di 184 euro/t. troppo bassa per garantire un reddito adeguato ai produttori. E la situazione non sembra destinata a migliorare. Secondo le ultime stime USDA, l'annata 2019/2020 sarà caratterizzata da un'ampia disponibilità di prodotto. Si registrano raccolti record in Brasile ed Argentina. Rese previste in crescita anche in Ucraina, Ungheria e Romania.
L'attuale scenario che si delinea per le produzioni USA, seppur in lieve flessione, sembra per ora non destare particolare preoccupazione sui mercati. Agli attuali livelli di giacenze, il tutto si sta traducendo quindi in una forte competitività a livello internazionale che pone un evidente effetto depressivo sui prezzi con un improbabile inversione di tendenza nel breve-medio termine.

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