Africa: in vigore l’AfCFTA, l’accordo di libero scambio tra tutti i Paesi

Creare un’area di libero scambio grande come l’Africa: è l’obiettivo dell’AfCFTA (African Continental Free Trade Area) l’accordo commerciale nato a fine marzo 2018 a Kigali, in Rwanda, che ha lo scopo di incrementare il commercio tra Stati africani e accelerare i processi di integrazione regionale e continentale. L’ entrata in vigore era stata inizialmente stabilita per il primo luglio dello scorso anno, ma la crisi del coronavirus e altri fattori hanno causato un ritardo. Ma adesso l’AfCFTA è finalmente entrato in vigore in tutto il continente.

Oggi all’accordo di libero scambio hanno aderito tutti i Paesi del continente con l’unica eccezione dell’Eritrea. Si tratta, quindi, di un’area composta da 53 Paesi che rappresenta un valore di 2.500 miliardi di PIL e 1,2 miliardi di persone. 

L’accordo prevede l’eliminazione dei dazi sul 90% dei prodotti e l’abbattimento delle barriere non tariffarie con l’ambizioso obiettivo di intensificare l’interscambio commerciale infracontinentale di almeno il 50% entro il 2030.

Al di là delle differenze normative tra i diversi Stati africani e dalla tipologia dell’economia che caratterizza in particolare molti Paesi delle zone interne ed i conflitti presenti nell’area, l’accordo rende sicuramente più forti e più competitivi nel tempo gli Stati africani.

I paesi africani dovranno ora armonizzare i regimi doganali e tariffari. Attualmente ci sono otto blocchi economici regionali in Africa: EAC (East African Community), ECOWAS (Economic Community of West African States), CEN-SAD (Community of the Sahel-Saharan States), AMU (Arab Maghreb Union), ECCAS (Economic Community of Central African States), IGAD (Inter-Governmental Authority on Development), COMESA (Common Market of Eastern and Southern Africa) e SADC (Southern African Development Community) che dovranno quindi tutti adeguarsi alle regole imposte dal AfCFTA.

Inoltre, l’Africa nell’ultimo decennio ed oltre ha sviluppato rapporti molto ravvicinati con la Cina e poi anche con Russia, Turchia e Paesi del Golfo.

Fonte: Confagricoltura

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