Agricoltura 4.0: credito d’imposta per le imprese agricole

Secondo quanto riporta Il Sole 24 Ore, l’accordo raggiunto tra il Ministero dello Sviluppo economico e il Ministero dell’Economia sul nuovo piano Transizione 4.0, il programma di crediti d’imposta per investimenti in beni strumentali, ricerca e sviluppo, innovazione, design e formazione, in scadenza a fine anno, prevede una partenza retroattiva da novembre 2020 con proroga fino al 2022 e un aumento dei crediti d’imposta per beni strumentali.

Il Piano di Impresa 4.0, ideato con la scopo di creare un ambiente favorevole alle imprese, è una grande occasione per tutte le aziende che vogliono cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale: il Piano prevede un insieme di misure organiche e complementari in grado di favorire gli investimenti per l’innovazione e per la competitività, offrendo un supporto negli investimenti, nella digitalizzazione dei processi produttivi, nella valorizzazione della produttività dei lavoratori, nella formazione di competenze adeguate e nello sviluppo di nuovi prodotti e processi.

Per quanto riguarda il costo del Piano, stimato dai tecnici del Misecirca 25 miliardi, è prevista in legge di bilancio l’istituzione di un fondo ad hoc che attingerà alle risorse del Recovery Plan.

Rispetto all’ipotesi iniziale, sono presenti alcune novità: il nuovo piano che entrerà in legge di bilancio prevede la copertura degli investimenti effettuati fino al 2022, con la possibilità di consegna del bene fino a giugno 2023 in caso di pagamento di un acconto di almeno il 20%, e la riduzione del periodo di compensazione del credito d’imposta a tre anni e a un anno per aziende con ricavi fino a 5 milioni che comprano beni non 4.0.

Nel caso di beni strumentali funzionali alla digitalizzazione diventa possibile fruire del credito d’imposta già dall’anno di investimento, mentre per i beni strumentali non rientranti nell’insieme dei 4.0, aliquota solo per il 2021 salirà al 10% per imprese con ricavi o compensi inferiori a 5 milioni. La precedente agevolazione, pari al 6%, viene estesa anche ai beni immateriali come i software non legati a processi 4.0. Infine, nel caso di beni funzionali allo Smart working, l’incentivo sale al 15%.

Per il credito d’imposta sui beni strumentali materiali tecnologicamente avanzati restano le due fasce di incentivazione, distinte in base alla quota di investimenti, ma con alcune novità. Nel 2021, per la prima fascia il limite di investimento salirà da 2,5 a 4 milioni e l’incentivo fiscale dal 40% al 50%, poi nel 2022 si tornerà ai livelli attuali. Per la seconda fascia, invece, nel 2021 la quota di investimenti passerà da 4 milioni a 10 milioni, il beneficio salirà dal 20% al 30%, per ritornare nel 2021 all’intensità attuale.

Ritornano anche gli incentivi per investimenti oltre 10 milioni (e fino a 20 milioni), con aliquota del 10% sia per il 2021 sia per il 2022. Per i software 4.0, solo nel 2021, l’aliquota aumenterà dal 15% al 20% e il massimale da 700mila euro a 1 milione.

Per quanto riguarda ricerca, sviluppo, innovazione e design è prevista un innalzamento delle aliquote e i massimali, in particolare:

  • per ricerca e sviluppo: aliquota da 12% al 20%, massimale da 3 a 5 milioni;
  • per innovazione tecnologica: aliquota dal 6% al 10% (fino al 15% per progetti legati a sostenibilità economica e digitale), con massimale da 1,5 a 3 milioni;
  • per attività di design e ideazione estetica: aliquota dal 6% al 15%, massimale da 1,5 milioni a 3 milioni.

Novità in arrivo anche per il credito d’imposta formazione 4.0: tra i costi ammissibili rientreranno le spese dirette per la formazione dei dipendenti e degli imprenditori