Meno aziende di under 35 negli ultimi 10 anni

Fonte: Presentazione di Roberto Gismondi dell’ISTAT

Più digitalizzate e competitive ma ancora troppo poche

A Terra madre – Salone del Gusto presentata l’anteprima del rapporto ISMEA-RRN “Giovani agroalimentare e territorio” con i dati più aggiornati dal Nuovo Censimento dell’Agricoltura dell’ISTAT e dalle altre fonti disponibili

L’Italia è tra i paesi che maggiormente contribuiscono all’invecchiamento della popolazione europea, e nelle aree rurali il numero dei giovani si è quasi dimezzato negli ultimi 10 anni, ponendo a rischio la tenuta demografica e socio-economica di interi territori con gravi conseguenze anche sotto il profilo ambientale

Il quadro demografico generale è allarmante e l’esistenza di divari sulla dotazione di infrastrutture e i servizi non favorisce la permanenza dei giovani nelle aree rurali.  

Più rassicuranti sono i dati sulle imprese a conduzione giovanile in agricoltura, che, seppur di poco, crescono di numero nel quinquennio, in controtendenza rispetto al resto dell’economia e alla progressiva riduzione del numero di aziende agricole nel complesso. Le aziende condotte da giovani presentano un grado maggiore competitività, produttività, propensione all’innovazione e orientamento al mercato.  In base ai dati del Registro delle imprese, dal 2017 ad oggi sono nate ogni giorno per mano di giovani fino a 35 anni di età 21 nuove aziende agricole, mentre 5 hanno chiuso i battenti, rendendo il saldo tra iscrizioni e cessazioni in attivo per oltre 6.000 aziende nella media del quinquennio.  Per effetto di queste dinamiche il numero di imprese agricole condotte dalle nuove generazioni risulta a fine 2021 di 56.172, manifestando una crescita dello 0,4% all’anno negli ultimi 5 anni. Nello stesso periodo il numero complessivo delle aziende agricole si è ridotto al ritmo dello 0,7% all’anno e quello delle aziende “giovanili” dell’intera economia addirittura del 2,4%, corrispondente alla scomparsa di oltre 70.000 imprese nel periodo osservato.

I dati dell’ultimo Censimento dell’ISTAT mettono in evidenza alcune peculiarità dei giovani agricoltori che fanno impresa, confermando la stretta correlazione che c’è tra le nuove generazioni e una maggiore competitività, capacità di innovare, di fare rete, di diversificare le fonti di reddito e produrre valore nel territorio. Mediamente i giovani sono più formati (49,7% dei capi azienda giovani ha un diploma di scuola superiore e il 19,4% una laurea), le aziende da loro condotte sono più grandi (18,3 ettari di SAU per azienda contro 10,7), più orientate al mercato e il loro livello di digitalizzazione è il doppio dell’agricoltura nel complesso, così come più elevata risulta la propensione all’innovazione (il 24,4% dei giovani ha realizzato almeno un investimento innovativo nel triennio 2018-2020, a fronte del  9,7% dei non giovani).   I giovani sono poi in prima linea anche nel modello di agricoltura multifunzionale, che sta cambiando la percezione del settore primario italiano, spesso con importanti ricadute sull’ambiente e sulla collettività, come nel caso della produzione di energie rinnovabili o l’agricoltura sociale. Il giovane agricoltore, da semplice produttore di derrate alimentari, diventa creatore di servizi e generatore di valore per il territorio rurale, attraverso esempi di successo come gli agriturismi, le attività di trasformazione e vendita diretta dei prodotti, le fattorie didattiche, gli agriasili. L’incidenza dei giovani nelle aziende con attività connesse, sale infatti al 19%.

Questa capacità di creare valore e svolgere funzioni diverse dei giovani incontra un terreno fertile in termini di opportunità di sviluppo e mantenimento delle imprese nelle aree del territorio – ampiamente diffuse nelle province italiane – caratterizzate da eccellenze e peculiarità dei prodotti agroalimentari e da fattori storici, culturali e ambientali, a cui fa da contraltare il dinamismo e l’attivismo delle amministrazioni locali e degli operatori pubblici e privati per la loro valorizzazione attraverso certificazioni, marchi e riconoscimenti in ambito agroalimentare come in ambito turistico e ambientale. Di queste l’Ismea fornisce uno spaccato originale e dettagliato tramite il suo Osservatorio territoriale della qualità e sostenibilità.

“I giovani che scelgono l’agricoltura sono in gran parte laureati, hanno viaggiato all’estero, usano il web e la tecnologia – ha commentato la presidente di Slow Food Italia, Barbara Nappini. Nelle loro imprese, oltre alla coltivazione, sviluppano attività di trasformazione dei prodotti e vendita diretta, fattorie didattiche e agricoltura sociale per l’inserimento di persone svantaggiate.  Sono attenti all’ambiente, impegnati nella lotta alla crisi climatica, credono nei valori di un’agricoltura sostenibile. Anima della transizione ecologica, sono loro la generazione a cui guardare per declinare le politiche agricole del futuro: con lungimiranza e coraggio, le generazioni attuali hanno compreso e accolto in prima persona l’urgenza delle crisi -climatica, ambientale e sociale- che viviamo. L’agricoltura per loro e anche per Slow Food è un progetto culturale, una scelta consapevole: significa diventare artefici piuttosto che consumatori di senso”.

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Fonte: ISMEA