Agroalimentare, l’anno si apre con aumenti all’ingrosso per ortaggi, carni avicole e riso

Secondo quanto riportato da BMTI, si mantengono sostenuti anche in apertura di 2022 i prezzi all’ingrosso dei prodotti agroalimentari, con rialzi significativi rispetto allo scorso anno in molti comparti. La combinazione tra gelate invernali e aumenti dei costi dell’energia hanno determinato consistenti rialzi rispetto allo scorso anno per i prezzi degli ortaggi invernali, quali carciofi, finocchi, cavoli, cicorie e spinaci. Tra le carni, ulteriori forti rincari mensili si sono registrati per le carni avicole, il cui mercato risente ancora dell’impatto dell’influenza aviaria. Aumenti, sebbene meno accentuati rispetto a dicembre, anche per le uova. Nella filiera cerealicola, diffusi rincari hanno interessato i risi mentre tra gli sfarinati è prevalsa una sostanziale stabilità per la farina ed una leggera crescita per la semola, il cui aumento su base annua tocca il +90%. Ed elevata rimane la crescita rispetto ad un anno fa per il burro, con i prezzi più che raddoppiati nell’arco di dodici mesi. Ulteriore segno “più” anche per i vini, la cui crescita su base annua sfiora ormai il +20%, con incrementi consistenti per gli spumanti-frizzanti.

Ortofrutta, forti rialzi per gli ortaggi invernali.

Il mese di gennaio ha mostrato prezzi su livelli elevati rispetto allo scorso anno per la maggior parte delle produzioni orticole invernali, a causa dell’effetto combinato delle gelate e dei forti aumenti dei costi dell’energia. Nonostante i consumi si siano notevolmente ridotti, la ridotta disponibilità ha comportato che i prezzi si mantenessero stabili se non in leggero aumento mensile per alcuni prodotti. Alcuni prodotti di serra, nonostante l’aumento dei costi di energia determinata dalla crisi energetica in atto, hanno mostrato un leggero calo, come le melanzane (-33%), peperoni (-5%) e cetrioli (-11%) pur mantenendosi su livelli elevati rispetto allo scorso anno. Le produzioni tipicamente invernali in pieno campo, quali carciofi, finocchi, brassiche, broccoletti, cicorie, e spinaci hanno risentito fortemente delle basse temperature, che hanno determinato un notevole danneggiamento e una cospicua riduzione della disponibilità del prodotto, facendo registrare livelli di prezzo superiori rispetto allo scorso anno. L’aumento della domanda riscontrato per alcuni ortaggi a lunga conservazione, quali agli, patate, scalogno e zucche ha spinto i prezzi su livelli superiori rispetto allo scorso anno. Per quanto riguarda la frutta, si registra un aumento per le clementine (+27%) determinato dalla fine della campagna nazionale. Per le pere si registrano prezzi su livelli elevati, prodotto per cui si sta registrando una progressiva riduzione della produzione nazionale.

Carni, prosegue l’aumento per pollo e tacchino.

L’inizio del 2022 ha confermato la tendenza al rialzo dei prezzi all’ingrosso nel comparto delle carni, con un +3% rispetto a dicembre e un +17,1% su base annua, per effetto principalmente degli aumenti nel comparto avicolo, ancora alle prese con le conseguenze dell’epidemia di influenza aviaria negli allevamenti delle regioni settentrionali. Sebbene la diffusione del virus stia mostrando segnali di rallentamento, il mercato continua a risentire della minore offerta disponibile di capi vivi, su un livello insufficiente a far fronte alla domanda. Di conseguenza i prezzi dei polli e dei tacchini hanno messo a segno un ulteriore forte rincaro mensile, trascinando al rialzo anche le carni di pollo (+12,3%) e di tacchino (+12,7%). Ampia la crescita rispetto ad un anno fa, con un incremento del +46,6% per la carne di pollo e del +54,3% per il tacchino. Per i prezzi all’ingrosso della carne di coniglio, che già nel mese di dicembre avevano frenato il trend positivo che aveva caratterizzato tutto il secondo semestre del 2021, è emersa un’inversione di tendenza a gennaio, con un calo mensile dell’1,1%. I prezzi attuali rimangono comunque più elevati rispetto ad un anno fa (+7,8%). Mercato nel complesso stabile in avvio d’anno per le carni bovine. Nei listini delle Camere di commercio si è osservata una lieve crescita mensile per la carne di bovino adulto (+1,2%) mentre di fatto invariati sono rimasti i prezzi all’ingrosso della carne di vitello (-0,4%). Rispetto all’anno precedente, gli incrementi sono ancora a due cifre: +12,2% per la carne di bovino adulto e +16,9% per quella di vitello. In un mercato suinicolo segnato da un robusto calo dei prezzi dei suini da macello, gennaio ha messo in evidenza un deciso ribasso anche per i prezzi delle carni suine fresche, giù del 5% rispetto a dicembre. Le flessioni hanno interessato tutti i tagli freschi da macelleria, quali lombi e busti con coppa ma riduzioni si sono osservate anche per pancette, pancettone e lardello.

Cereali, aumenti per i risi

Il primo mese del 2022 ha messo in evidenza diffusi rialzi dei prezzi nel mercato risicolo (+5,6%), in particolare tra i risi cosiddetti “da mercato interno” (tra cui rientrano anche le classiche varietà da risotto quali Carnaroli, Arborio), sostenuti da una domanda superiore all’offerta. Dopo la frenata di dicembre, a gennaio sono tornati in aumento i prezzi all’ingrosso della semola di grano duro (+1,3% su base mensile), sulla scia dei rialzi che si sono registrati per la materia prima, sostenuta da una maggiore domanda molitoria. I prezzi rispetto allo scorso anno sono praticamente raddoppiati (+91,7%). Stabili a gennaio i listini della farina di grano tenero, su valori superiori però del 26,8% rispetto ad un anno fa.

Calo in avvio d’anno per il latte spot. Aumenti per le uova.

Dopo la crescita complessiva osservata nell’ultimo quadrimestre del 2021, il 2022 si è aperto con un deciso calo dei prezzi del latte spot di origine nazionale (-5,8% rispetto a dicembre). Pur rimanendo ampia, la variazione positiva rispetto allo scorso anno ha subìto un’attenuazione, passando dal +34,7% di dicembre al +29,2% di gennaio. Poche variazioni nei listini all’ingrosso dei formaggi, con rialzi marginali (+0,4% rispetto a dicembre) sia per i formaggi a lunga che a media stagionatura. Gennaio ha messo in evidenza un ulteriore rincaro, sebbene meno accentuato rispetto a dicembre, per le uova (+2,5% su base mensile dopo il +7,6% di dicembre), ben sostenute dalla domanda. Cresce il divario rispetto allo scorso anno (+24,3% contro il 17,2% di dicembre).

Fonte: BMTI