Agroalimentare, le sfide aperte. Confagricoltura indica i nuovi obiettivi

Va rafforzata tutta la filiera. L’export cresce ma si può fare meglio: ora dobbiamo cercare opportunità sui mercati esteri puntando in particolare sui Paesi del Sud Est asiatico. Potenziare la logistica, aggregare l’offerta e scommettere sulla digitalizzazione delle imprese: ecco le strade che garantiscono il futuro.

La tutela del made in Italy agroalimentare e della dieta mediterranea figura da sempre tra le priorità di Confagricoltura. «Ci siamo impegnati a fondo contro il Nutriscore e continuiamo ad essere fortemente contrari a beni ‘alimentari’ scollegati dalla terra — dice il presidente Massimiliano Giansanti —. Siamo e restiamo agricoltori, profondamente convinti della validità di un modello alimentare basato sui prodotti della terra. Riteniamo quindi che l’Europa debba proseguire nel promuovere proprio quello ‘stile’ nutritivo, che consente agli europei di essere la popolazione mediamente più longeva al mondo. Quello, e non altri (penso anche alla carne sintetica), è il modello che deve essere incentivato e premiato. Sul fatto che l’agricoltura debba fare passi avanti verso una sempre maggiore sostenibilità ambientale, siamo tutti d’accordo. Ma non per questo il nostro settore va relegato in secondo piano nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità individuati dalla Commissione Europea».

Quanto alle eccellenti performance dell’export agroalimentare, il leader dell’Organizzazione di Palazzo della Valle puntualizza: «Direi che si inseriscono nel trend positivo avviato nel 2015 e sempre proseguito nonostante le difficoltà degli ultimi anni, dalla pandemia alla guerra». Il merito: «Va ascritto a tutta la filiera, che ha portato e continua a portare le sue eccellenze nel mondo, e agli investimenti che sono stati effettuati nella valorizzazione dei prodotti a denominazione piuttosto che nei grandi marchi italiani. Sulla filiera si è lavorato molto, ma c’è ancora tanto da fare. Ferma restando l’importanza di una ‘serie’ positiva che si rinnova anno dopo anno. Ora — osserva Giansanti — bisogna riflettere sugli spazi significativi che possono ancora essere conquistati sui mercati internazionali, anche alla luce degli accordi bilaterali sottoscritti negli ultimi anni. Come Confagricoltura, avevamo dato un giudizio positivo sia sul Ceta (l’accordo commerciale di libero scambio tra Unione Europea e Canada, ndr), che si è rivelato un grande successo, sia sull’Epa tra Ue e Giappone, ugualmente positivo».

ConfrResta invece critica in merito alla partnership commerciale con il Mercosur (mercato comune dell’America meridionale, ndr): perché se da un lato lascia intravedere grandi opportunità per il comparto del vino, dall’altro suscita invece grandissime preoccupazioni per gli altri comparti».

«Ma è chiaro che gli accordi positivi e ben fatti aprono spazi di mercato fino a quel momento assai limitati. Per questo bisognerà continuare a lavorare in quella direzione: puntando a partnership importanti soprattutto con i Paesi dell’Asean (associazione delle Nazioni del Sud Est asiatico, ndr) che possono contare su mercati in forte espansione; mentre, con il prossimo governo e con il Parlamento Europeo, dovremo ragionare anche degli accordi con gli Usa».

Per preservare e rafforzare la costante crescita del made in Italy agroalimentare, il presidente di Confagricoltura indica una serie di obiettivi. «È necessario rafforzare le filiere produttive nazionali, lavorare molto sugli accordi di filiera e potenziare la logistica della filiera stessa. Ancora oggi – infatti – non possiamo contare né su strutture di stoccaggio né tantomeno su linee di trasporto adeguatamente veloci. Un altro fronte strategico ed ineludibile è quello della capacità di creare aggregazione di offerta delle produzioni agricole, alla quale deve essere affiancato un sistema infrastrutturale in grado di portarle sui mercati nel minor tempo ed al minor costo possibili».

«Poi c’è il tema decisivo rappresentato dalla digitalizzazione: il futuro, infatti, passerà in misura crescente dalla capacità di fare marketing e di garantire la rintracciabilità delle produzioni. Ma tutto questo potrà accadere solamente grazie al processo di digitalizzazione dell’agricoltura; per il quale servono ovviamente progetti di sviluppo adeguati e la capillare diffusione della banda larga anche nelle aree rurali attualmente senza copertura o con un livello di connessione troppo debole». In quella prospettiva, Confagricoltura sta facendo da tempo la sua parte attraverso Hub Farm, la piattaforma tecnologica e digitale che ha l’obiettivo di accompagnare le imprese agricole lungo il percorso della transizione tecnologica, digitale ed ecologica.

Fonte: La Provincia di Cremona del 21/08/2022