Agroalimentare, lo scoppio del conflitto russo-ucraino spinge in forte aumento i prezzi di cereali e oli di semi

Lo scoppio del conflitto russo-ucraino ha accentuato le tensioni sui prezzi dei prodotti agroalimentari già presenti nel mercato italiano nei mesi precedenti a causa dei rialzi delle materie prime agricole, dell’energia e delle criticità nelle catene di fornitura. A livello di singoli comparti, forti rialzi si sono registrati per il grano tenero e, a cascata, per la farina. Interessato solo marginalmente dagli aumenti il comparto del grano duro. In crescita, ma non legata al conflitto russo-ucraino, anche i listini dei risi. Un vero e proprio balzo si è registrato per gli oli di semi, trainati dall’impennata dell’olio di girasole, prodotto che ha nell’Area del Mar Nero la principale zona di produzione ed esportazione a livello mondiale. Tra gli altri comparti, marzo ha messo in evidenza aumenti anche per le carni, in primis per la carne suina e, in misura meno consistente, per le carni avicole e la carne di bovino adulto. Limitate le variazioni nei listini all’ingrosso dell’ortofrutta mentre diffusi aumenti si sono rilevati nel comparto ittico, condizionato dagli incrementi dei costi di trasporto e dei carburanti.

Ortofrutta, variazioni di prezzo limitate

Marzo non ha mostrato, nel complesso, variazioni significative dei prezzi all’ingrosso dell’ortofrutta, complice un livello della domanda molto basso rispetto al periodo, risentendo anche della dinamica inflazionistica che sta colpendo il paese in questo periodo storico. Solamente per alcuni prodotti si è assistito ad un aumento delle quotazioni a causa dell’aumento dei costi di carburante ed energia.

Prezzi stabili per gli agrumi, prodotti che con l’aumento delle temperature viene sempre meno richiesto. L’elevata disponibilità di prodotto per la fragola grazie all’aumento delle temperature registrato a marzo ha impresso dei cali alle quotazioni sia su base mensile che su base annuale. Si trova prodotto di provenienza lucana, campana, calabrese, siciliana e consistente presenza per il prodotto spagnolo. Aumento di prezzo mai registrato prima ha interessato invece l’ananas, con una crescita su base mensile del +25,1% e su base annua del +46,9%. Anche per le banane si è registrato un deciso aumento su base mensile (+9%) e su base annua (+15%). Per questo prodotto nella determinazione del prezzo incidono particolarmente i costi dei carburanti.

Alcuni prodotti di serra, nonostante l’aumento dei costi di produzione e trasporto, si sono mantenuti su quotazioni stabili o inferiori rispetto al mese di febbraio: si tratta di melanzane (-30,1%), zucchine (-7,5%), cetrioli (-16,3%). Si segnalano prezzi elevati su base annua per i pomodori da insalata (+30,7%). Per la produzione nazionale in coltivazione protetta, al momento la dinamica dei prezzi all’ingrosso non sembra essere influenzata dagli incrementi dei costi energetici. Per le produzioni tipicamente invernali in pieno campo si è registrato un calo considerevole di prezzo per i finocchi (-36,3% su base mensile), le cui nuove produzioni hanno portato ad un aumento dei quantitativi disponibili. I prezzi sono rimasti comunque su livelli più alti rispetto allo scorso anno (+68,7%).

Carni, forte aumento per i tagli di suino

Prezzi all’ingrosso in rialzo nel mese di marzo anche nel comparto delle carni, che ha registrato un +6,6% rispetto a febbraio e un +25,8% su base annua. A spiccare è stata soprattutto la crescita delle carni suine, con un balzo del +32% rispetto al mese precedente. Il mercato suinicolo è stato caratterizzato da una scarsità di capi a monte della filiera, a fronte di costi energetici e mangimistici in forte crescita a causa della crisi ucraina. Ulteriori variazioni positive si sono registrate per i prezzi nel mercato avicolo, con la carne di pollo in crescita del +10% rispetto a febbraio e la carne di tacchino del +6,4%. I prezzi rimangono su valori sostenuti, marcando una crescita del +70% rispetto allo stesso anno. Segno più anche nel comparto bovino, seppur con incrementi relativamente più contenuti su base mensile (+4,8% per la carne di bovino adulto e +1,2% per la carne di vitello). Rispetto ad un anno fa i prezzi crescono del 20% circa.

Cereali, il balzo del grano tenero trascina in forte rialzo la farina

L’impennata del prezzo del grano tenero registrato nelle prime due settimane di marzo, causato dalle forti tensioni nel mercato internazionale conseguenti allo scoppio del conflitto russo-ucraino, ha determinato un forte aumento anche nei listini all’ingrosso della farina (+22,4% su base mensile). Il successivo allentamento delle tensioni nel mercato dei cereali, dettato anche da una riduzione della domanda per via delle elevate quotazioni raggiunte, ha impresso una stabilizzazione al prezzo della farina, che tuttavia rimane su livelli più alti di oltre il 50% rispetto allo scorso anno. Il comparto del grano duro è stato interessato limitatamente dalle conseguenze del conflitto russo-ucraino. A marzo si sono registrate così variazioni limitate per la semola, che si conferma però su prezzi elevati, raddoppiati nell’arco di dodici mesi. Diffusi aumenti si sono osservati anche i prezzi all’ingrosso dei risi (+4,6% su base mensile) causati da un’offerta disponibile sul mercato interno insufficiente rispetto alla domanda dell’industria risiera.

Impennata dei prezzi degli oli di semi

La paralisi degli scambi di olio di girasole conseguente allo scoppio del conflitto russo-ucraino ha causato un forte aumento dei prezzi all’ingrosso di tutto il comparto degli oli di semi (+65% rispetto a febbraio). Solamente nell’ultima settimana di marzo si sono registrati dei primi segnali di allentamento delle tensioni. Tra le materie grasse derivate dal latte, è proseguita a marzo la corsa dei prezzi del burro (+10,8%), raddoppiati rispetto a un anno fa. Aumenti che hanno interessato non solo il mercato italiano ma anche i principali player europei (Germania, Francia, Olanda), causati dalla scarsa disponibilità di prodotto a livello continentale.

Lattiero-caseario: ulteriore crescita per il latte spot

Nel mercato lattiero-caseario, i listini del latte spot di origine nazionale continuano a guadagnare terreno (+4,1%), spinti dalla bassa disponibilità del prodotto. Grazie all’ulteriore aumento i prezzi si sono portati su livelli non distanti dai valori record che si raggiunsero nell’ultima parte del 2013. Su base tendenziale, la crescita ha raggiunto i 40 punti percentuali. Tra i formaggi sono quelli a stagionatura lunga a segnare i rialzi più importanti (+2,4%), guidati dal Grana Padano (+3,8%) e dal Pecorino Romano (+1,9%). I prezzi si sono riportati sopra il livello dello scorso anno (+3,2% contro il -0,7% di febbraio). Frenano i formaggi a media stagionatura, che di fatto confermano i livelli di febbraio (+0,3%).

Vino, ulteriore frenata a marzo per i prezzi degli sfusi

Come già osservato nei primi due mesi dell’anno, anche i dati di marzo mostrano un rallentamento della crescita mensile dei prezzi all’ingrosso dei vini sfusi (+0,2% dal +0,6% di febbraio). Si mantiene vicina al +20% la crescita rispetto allo scorso anno (+19,4% rispetto a marzo 2021), beneficiando ancora dei rialzi che avevano segnato i listini all’ingrosso dei vini nell’ultima parte del 2021. Pur rallentando, è proseguita la crescita congiunturale dei prezzi dei vini spumanti e frizzanti, che a marzo hanno fatto registrare un incremento mensile del +1%, in frenata rispetto al +1,4% di gennaio e al +1,5% di febbraio. Un rialzo, quello di marzo, che è ascrivibile di fatto al deciso segno “più” ottenuto dagli spumanti prodotti con metodo classico, più alti del 3,8% rispetto a febbraio. Variazioni limitate hanno interessato a marzo i vini fermi a denominazione, con incrementi rispetto al mese precedente inferiori all’1% sia per i vini rossi che per i vini bianchi.

Fonte: BMTI