Allarme concimi e Pac, forte appello di Crotti

Emergenza concimi e nuova Pac al centro del pressing di Confagricoltura Lombardia sui vertici regionali. Venerdì 11 marzo il presidente Riccardo Crotti ha scritto al governatore Attilio Fontana, agli assessori Fabio Rolfi (agricoltura) e Raffaele Cattaneo (ambiente) ed al presidente della Commissione agricoltura Ruggero Invernizzi, formalizzando le richieste degli imprenditori in questo periodo di particolare difficoltà, legata anche alla forti tensioni che attraversano lo scenario internazionale. «Le nostre aziende si stanno confrontando con l’impossibilità di reperire concimi azotati, ed in particolare urea, per le semine primaverili ormai imminenti», sottolinea Crotti. «Già dallo scorso anno i prezzi dell’urea sono aumentati considerevolmente e la disponibilità sul mercato é drasticamente diminuita. In questi giorni, poi, in conseguenza dell’evento bellico é diventato praticamente impossibile potersene rifornire, anche perché la poca urea disponibile ha raggiunto prezzi insostenibili». «Poiché questa situazione rimarrà inalterata nel tempo, riteniamo opportuno attivare presso le istituzioni regionali e nazionali iniziative volte a derogare alla direttiva nitrati, per consentire un maggiore utilizzo dei reflui zootecnici. In una condizione segnata dall’enorme difficoltà di approvvigionamento di tutte le materie prime – con particolare riferimento ai concimi azotati – per il comparto zootecnico sarebbe molto importante poter contare su questa possibilità».

Quanto alla Pac, l’analisi di Crotti parte dalla necessità di una «urgente e profonda riflessione sulle politiche europee che hanno determinato il quadro di riferimento normativo della Pac 2023 ed in generale degli obiettivi del Green Deal». Due anni di pandemia ed il conflitto russo-ucraino lasciano infatti ferite profonde, che non possono essere ignorate. Il forte aumento dei costi delle materie prime, la loro scarsa disponibilità ed il progressivo estendersi di politiche autarchiche segnate dal blocco delle esportazioni «lasceranno senza cereali l’industria molitoria e la mangimistica italiane, con effetti devastanti per tutta la filiera alimentare e zootecnica. L’Italia importa il 70% del grano tenero, il 50% del mais, il 90% delle colture proteiche, il 50% delle carni bovine ed il 40% di quelle suine. In queste condizioni risulta essenziale valutare l’opportunità di mettere in stallo le iniziative correlate al Farm to Fork, al Green Deal ed alla riforma della Pac».

Per quanto riguarda la Pac 2022, Confagricoltura Lombardia chiede quindi di consentire le semine nelle superfici Efa (aree di interesse ecologico) di cereali e colture proteiche secondo le tecniche tradizionali; il congelamento delle misure relative alla diversificazione con l’abolizione delle percentuali massime di produzione (tetto del 75%); e il pagamento accoppiato per il mais, che determinerebbe un concreto impulso all’aumento delle superfici e delle produzioni.

Per la Pac 2023/2027 si chiede invece un rinvio dell’entrata in vigore a quando le condizioni economiche e geopolitiche lo permetteranno; attuando da subito la proroga delle misure attuali, con il mantenimento del sistema e del livello dei pagamenti diretti (titolo e greening) per il periodo necessario ad effettuare eventuali correzioni nella stessa riforma della Pac. Si ritiene inoltre necessaria la rivisitazione del Farm to Fork. «Queste scelte – sottolinea Crotti – non sono contrarie al programma di transizione ecologica, che già il sistema agricolo adotta, anche se non nella forma così accentuata richiesta dai nuovi programmi europei; ma l’attuale scenario geopolitico, economico e di mercato rende quel programma di transizione ecologica difficilmente applicabile nel breve periodo, ed in ogni caso non coerente con la sostenibilità economica del Paese». «Nella convinzione che tutti i rappresentanti del settore primario condividano queste richieste – conclude il presidente di Confagricoltura Lombardia e della Libera – chiediamo quindi che venga attivata ogni iniziativa volta a massimizzare le produzioni di materia prima, il contenimento dei costi di produzione e la tutela della sostenibilità economica delle imprese agricole; e che si metta in stallo il processo di transizione ecologica nei tempi dettati dalla attuali disposizioni».

Fonte: articolo di Andrea Gandolfi per il quotidiano La Provincia