Anche il ministero benedice Fris.Ital.I

Elisabetta Quaini, nuova Presidente di FRIS.ITAL.I, (Frisona Italiana Indipendente)

Arriva il riconoscimento di ente selezionatore. Quaini orgogliosa «Idee nuove e tanta energia per modernizzare davvero il settore»

Con il riconoscimento ufficiale, sancito dal Ministero delle Politiche Agricole, di Fris.Ital.I quale ente selezionatore, la zootecnia vive una svolta di assoluto rilievo che cambia lo scenario: idee chiare, progetti concreti, obiettivi ambiziosi ma altrettanto decisivi per permettere un salto di qualità atteso da tanti, troppi anni. Fris.Ital.I è la campanella dell’ultimo giro, un segnale e una proposta concreta per offrire agli allevatori una gamma di servizi tarati sulle esigenze delle stalle che dispongono di dati che richiedono adeguati supporti di rielaborazione per aiutare gli imprenditori davanti a un bivio a prendere la strada migliore. Fris.Ital.I è una associazione che si affianca e supporta le imprese, con un approccio proattivo sempre rivolto alla loro crescita. Elisabetta Quaini, tra i cinque pionieri che hanno fondato Fris.Ital.I, spiega nascita, contesto, origini e obiettivi di una realtà che punta a diventare uno dei principali player nazionali. «Abbiamo iniziato un percorso sulla scia di una normativa europea che, nel 2016, ha voluto aprire il settore alla concorrenza. Il fatto che da anni ci fosse un unico ente in Italia non è che fosse un male in assoluto, però a un certo punto è stato evidente a tutti che col passare del tempo la situazione peggiorava. Senza nuovi stimoli e senza concorrenza ci si siede, non si ha più la voglia di migliorare. Ma questo settore aveva ed ha un estremo bisogno di stare al passo coi tempi. In questi ultimi anni il Nord America ci ha sorpassato. Noi avevamo attinto la genetica proprio dal Nord America e ne avevamo fatto una cosa importante; l’Italia era salita ai primi posti nel mondo, per poi perdere, negli ultimi anni, tutti i risultati conseguiti dai nostri predecessori. In più, spiace dirlo, la situazione è stata politicizzata. Una organizzazione si è arrogata il fatto di volere gestire il settore della riproduzione e non solo questo. Coldiretti vorrebbe essere l’unica voce del settore agricolo e questo non va bene. Bisogna rappresentare tutti gli allevatori e fare il bene del settore. È sbagliato percorrere questi obiettivi di matrice egemonica. Così, quando l’Unione europea ha imposto a tutti gli Stati membri di recepirne le direttive e di dare la possibilità di avere più enti selezionatori con programmi diversi, al fine di preservare la biodiversità, l’Italia ha fatto propria la norma e tutto è cominciato. Ora si tratta di percorrere questa strada con coraggio. Non è stato facile – prosegue Quaini — anche per il fatto che abbiamo iniziato in piena pandemia. L’obiettivo, sia chiaro, non è quello di fare un dispetto a qualcuno bensì quello di modernizzare il settore. Oggi negli Usa, come in Canada, la genomica è il mezzo fondamentale per fare programmi genetici per studi che possono davvero fare la differenza. Cose che da noi ora non avvengono. Ci sono cervelli fuggiti all’estero per questa ragione: potrei fare una serie di nomi di professionisti che, visto che in Italia non c’era possibilità, se ne sono andati all’estero. Il nostro obiettivo è quello di riportarli qua, con le conoscenze che hanno acquisito all’estero». Quaini non nega che lo scenario sia complesso e le mosse da compiere tutt’altro che facili. «Abbiamo perso molto terreno, però lo possiamo recuperare con le persone giuste». Fris.Ital.I è nata per volontà di cinque pionieri, cinque allevatori. Al fianco di Quaini, presidente, legale rappresentante dell’Azienda Barbiselle, ci sono Fabio Curto (vice presidente), Marcello Di Ciommo (vice presidente), Matteo Pennacchi (consigliere) e Alberto Cortesi (consigliere). «Abbiamo fatto l’atto costitutivo nella primavera del 2020 – prosegue Quaini – e da li è iniziato il percorso, difficile, che ci ha portato ad ottenere questo grande risultato. Abbiamo dato vita, insieme, a Sinergy, che sarà l’ente che ci farà i servizi. Abbiamo pensato di fare un ente snello, poco costoso, in grado di reinvestire le risorse disponibili a vantaggio degli allevatori. Vogliamo uscire dalle logiche dei costi elevati, degli enti pesanti da gestire, L’innovazione vuol anche dire fare le cose che servono con meno risorse e comunque impiegarle in maniera molto innovativa. È una bella sfida. Abbiamo costituito una bella squadra, abbiamo obiettivi moderni, nuovi». E proprio sui primi risultati da cogliere, Quaini ha le idee chiare. «Dare gli strumenti giusti alle aziende per far si che siano innanzitutto sostenibili economicamente. I nostri animali sono il nostro strumento fondamentale per avere una redditività. Se si hanno delle vacche che non valgono niente si fa poca strada. Servono strumenti di crescita, di consapevolezza e di cultura per gli allevatori, che di recente queste associazioni non sono state in grado di garantire. Il privato, le società che vendono seme, si sono date molto da fare, purtroppo le associazioni degli allevatori hanno fatto poco o nulla. C’è molto terreno da recuperare. Si parla di sostenibilità sociale, di sostenibilità ambientale, però, innanzitutto, c’è la sostenibilità economica. È qui che dobbiamo essere bravi a gestire le nostre aziende per poter continuare e proseguire l’attività. Peraltro, la sostenibilità economica è quella che sta a monte di tutto. Senza quella come facciamo a pagare fornitori e dipendenti? Innanzitutto bisogna essere bravi imprenditori, dopo vengono sfide importanti come quella ambientale. La verità è che passa tutto dalla sostenibilità imprenditoriale. Se non andiamo avanti, crolla tutto il sistema. Detto questo, non bisogna svilirsi. Anzi, è il momento di riportare gli allevatori al centro. Questo è il nostro intento principale. Siamo un’associazione di allevatori, un’associazione indipendente, una casa aperta a tutti, con poche risorse, per il momento, ma va anche detto che non abbiamo chiesto nulla. Facciamo tutto questo per il settore, per il quale io trovo sia giusto rimettersi un po’ al servizio, con uno spirito completamente diverso». Il decollo di Fris.Ital.I è imminente. «È stato istituito a livello nazionale un comitato zootecnico che dovrà dare parere sul nostro programma genetico, quello già presentato al Ministero, dopodiché inizieremo il lavoro: quando ci sarà assegnato ufficialmente il libro genealogico, costituiremo tutti gli organi. Le persone le abbiamo, basta iniziare a operare. Poi i soci faranno migrare tutte le genealogie su Fris.Ital.I e a seguire ci saranno studi e programmi per portare avanti il piano genetico che abbiamo scritto. Forniremo servizi di vario genere alle aziende, abbiano già individuato alcune cose fondamentali. Incaricheremo un ente per la raccolta dei dati e per portare avanti tutto il lavoro che serve per entrare nel cuore della missione. Poi saremo alle Fiere Zootecniche e saremo pronti alle collaborazioni. Parteciperemo agli eventi internazionali, ci iscriveremo alle varie associazioni internazionali». Ai primi di ottobre si riunirà il consiglio di Fris. Ital.I che, insieme al direttore, fisserà una scaletta. In questo momento i gli artefici si godono il successo. Da lunedì si apre un capitolo nuovo. Una grande sfida.

Articolo di Giacomo Guglielmone – La Provincia di Cremona del 26/09/2021