Ancora criticità sul prezzo del latte alla stalla: accordi non rispettati

Il prezzo del latte alla stalla continua a far discutere nello scenario economico e politico sindacale del mondo allevatoriale. Era il mese di novembre quando in un Tavolo interprofessionale convocato con la massima autorevolezza dal Ministro delle politiche agricole, Stefano Patuanelli, era stato firmato un protocollo di intesa che avrebbe dovuto portare il prezzo del latte alla stalla, in nome di una situazione di emergenza, ad un prezzo minimo garantito di 41 centesimi al litro per un periodo determinato: fino a marzo. Al raggiungimento del prezzo citato avrebbero dovuto contribuire sia l’industria acquirente che la Gdo con una integrazione massima di 4 centesimi. Ma da allora non è successo nulla. Il prezzo alla stalla non è stato adeguato alle condizioni pattuite, solo qualche piccolo aggiustamento dovuto a condizioni locali o a contratti agganciati a particolari situazioni di mercato. In qualche incontro che si è tenuto, più o meno ufficiale tra le parti, si è assistito a tanta manfrina. È previsto un incontro in cui confidano i produttori e le loro rappresentanze di giungere ad una conclusione definitiva. Il presidente di Confagricoltura Lombardia, Riccardo Crotti, pur pieno di amarezza per questa vicenda analizza, e sollecita le controparti a rispettare i patti e la politica a praticare un intervento autorevole per porre fine a questa grottesca situazione dai pesanti risvolti economici. “Siamo arrivati nel 2022 e dell’accordo sul prezzo del latte, sancito in sede ministeriale lo scorso 9 novembre, non vi è ancora traccia. O meglio, per essere molto chiari, nessuna volontà di volerlo applicare nonostante il formale impegno regolarmente firmato da importanti componenti della filiera lattiero casearia nazionale: sia della industria di trasformazione che della grande distribuzione”. Afferma Riccardo Crotti, che prosegue: “Mi domando a questo punto a cosa servano gli impegni sottoscritti ed il ruolo del Ministero delle politiche agricole. Gli allevatori stanno sopportando incrementi di costi pesantissimi per far fronte ai quali non sono nemmeno più sufficienti i 41 centesimi al litro previsti dal citato protocollo di intesa. Non solo, aggiungo anche che le stesse condizioni di mercato stanno dando ragione della necessità di un deciso aumento del prezzo del latte alla stalla: alcuni mercati europei, tradizionalmente con prezzi inferiori ai nostri, ci hanno scavalcato e mi riferisco in particolare a quello tedesco e di altri paesi del nord Europa. E poi ancora: in Francia e Germania i due paesi storicamente di riferimento per la produzione del latte europeo, queste sono sensibilmente diminuite e il fenomeno si è di fatto verificato in tutta Europa, solo l’Italia ha fatto eccezione, ma con un incremento molto contenuto, al di sotto dell’uno percento. Cosa che ci ha consentito di aumentare il nostro livello di autosufficienza anche se ancora non è raggiunta al cento per cento”. Conclude il presidente di Confagricoltura Lombardia: “Mi domando, e domando agli altri interlocutori del Tavolo latte, cosa altro deve accadere per vedere riconosciuto ai produttori un prezzo equo per il loro prodotto. Siamo imprenditori agricoli seri, rispettiamo gli altri componenti della filiera ma a nostra volta vogliamo essere rispettati, non è nella nostra natura scendere in piazza, e meno che mai in momenti di così grande difficoltà economica e sanitaria che il Paese sta attraversando, ma qui ne va del futuro, non solo delle nostre imprese, ma anche di quello della zootecnia italiana da latte. Aspettiamo un segnale forte dalle istituzioni e dalle altre componenti della filiera”.

Fonte: Confagricoltura Lombardia