Apicoltura, arrivano i contributi

Fino al prossimo 20 gennaio è possibile accedere ai contributi previsti per l’attività apistica, ossia per l’acquisto di arnie con fondo a rete, di macchine, attrezzature e materiali vari per l’esercizio del nomadismo.

La quota di aiuto per l’acquisto di acquisto di arnie con fondo a rete (massimo 100 euro per arnia) è pari al 60% della spesa ammessa, mentre la spesa ammissibile a contributo (Iva esclusa) per beneficiario è minimo di 2.000 e massimo di 10.000 euro.

Per l’azione dedicata al nomadismo gli acquisti possono fare riferimento a:

  • spese per l’acquisto di macchine per la movimentazione degli alveari (muletti, motocarriole, bancali o gabbie per il nomadismo apistico, gru, cassoni scarrabili, sponde idrauliche);
  • costo di installazione di gru, cassoni scarrabili e sponde idrauliche, e relative spese di collaudo quando previste; sistemi per il monitoraggio e la gestione telematica degli alveari, comprensivo del software applicativo (sono esclusi l’acquisto di elaboratori elettronici, palmari etc.).In questo caso la quota di aiuto è pari al 50% della spesa ammessa, e la spesa ammissibile a contributo (Iva esclusa) per beneficiario è minimo 3.000 e massimo 16.000 euro.

I produttori apistici singoli devono essere titolari di partita Iva ed aver registrato gli alveari secondo la normativa vigente. Tra i requisiti è previsto anche un numero complessivo minimo di 40 alveari per le aziende con sede legale in comuni ricadenti nelle Aree svantaggiate di Montagna, mentre per le aziende con sede legale negli altri territori il numero minimo di alveari sale a 80, con riferimento all’anagrafe apistica (censimento 2020).

A questo proposito va ricordato che i proprietari e detentori di alveari sono tenuti al Censimento annuale nel periodo compreso tra il primo novembre ed il 31 dicembre di ogni anno, aggiornando la consistenza e la dislocazione di apiari, alveari e sciami posseduti. La mancata denuncia dell’apiario e l’omessa comunicazione di varia-zione della consistenza di alveari comporta una sanzione amministrativa da 1.000 a 4.000 euro (Legge 28 luglio 2016, n. 154, art. 34, comma 2). Quanti non sono all’Anagrafe apistica non possono inoltre attribuirsi la qualifica di «apicoltore» decadendo dal beneficio dei finanziamenti previsti per gli operatori del comparto.