BMTI: a ottobre tornano a crescere i prezzi del grano, stabile il mais

Il FINC -Fixing Indicativo Nazionale Camerale- è l’indicatore sintetico dei prezzi all’ingrosso, realizzato da BMTI e REF-Ricerche, ottenuto da una specifica media delle rilevazioni prezzi di un nucleo selezionato di Camere di Commercio e Borse Merci. Il FINC viene associato graficamente alla relativa banda di oscillazione, che rappresenta una misura della variabilità dei prezzi franco partenza sul territorio nazionale.

La Borsa Merci Telematica Italiana nel report di ottobre riferisce che l’effetto congiunto di una maggiore domanda sul mercato interno e del contemporaneo rialzo delle quotazioni delle alternative estere hanno impresso nella prima parte di ottobre degli aumenti ai prezzi del grano duro nazionale. Sul rincaro delle quotazioni del grano extracomunitario pesa l’ulteriore rafforzamento del dollaro nei confronti dell’euro, elemento che penalizza le importazioni, rendendole più care. I prezzi del grano duro fino sulle principali Borse Merci nazionali sono tornati nella seconda settimana di ottobre sui 505-510€/t. Il confronto con gli elevati prezzi dello scorso anno restituisce comunque uno scarto negativo di quasi il 5%.

Le stime di settembre dell’IGC hanno confermato intanto una produzione UE di poco sopra i 7milioni di tonnellate, in calo del 7,9% su base annua. Spinto dal recupero della produzione canadese, il raccolto mondiale è previsto invece sui 33,2milioni di tonnellate (+6,9%).

I dati della Commissione Europea mostrano una crescita dell’import italiano di grano duro extra-UE nelle prime due settimane di ottobre, con circa 80mila tonnellate importate. Gli arrivi registrati da luglio restano comunque in calo rispetto alla scorsa annata, con un -62%.

Nonostante gli arrivi di merce dall’estero, i prezzi dovrebbero nel breve termine, nell’opinione degli operatori intervistati, beneficiare ancora del rafforzamento del dollaro (con relativo rincaro dei prezzi esteri). Sullo sfondo, un quadro ancora non ben definito sulle prossime semine, anche legato agli alti costi di produzione.

La sostanziale stabilità registrata a settembre per i prezzi dei grani teneri nazionali ha lasciato spazio a dei leggeri rialzi in avvio di ottobre. Più che legati ai fondamentali della domanda e dell’offerta, i rialzi osservati nei listini delle Borse Merci sia per i grani nazionali che di provenienza comunitaria sono dipesi dai timori che i negoziati sul rinnovo degli accordi per il passaggio delle navi nel Mar Nero, in scadenza il prossimo 22 novembre, possano interrompersi.

Il prezzo del grano tenero panificabile si è così riportato nella seconda settimana di ottobre sopra la soglia dei 370 €/t. Pur attenuandosi rispetto ai mesi precedenti, la crescita su base annua rimane ampia, nell’ordine di un +35%. Meno evidente il rialzo per i grani teneri di forza, salito nella seconda settimana di ottobre sopra i 420€/t. Prezzi all’ingrosso di fatto invariati a settembre per la farina, (+0,1%). Resta forte la crescita su base annua, superiore al 40% (+42,1%).

Sul fronte della produzione, le stime di fine settembre della Commissione Europea hanno rivisto in rialzo il raccolto UE, portandolo da 126 a 127milioni di tonnellate, seppur sempre in calo rispetto al 2021 (-2,4%).

Le aspettative degli operatori intervistati, viste le incertezze sul rinnovo degli accordi per l’export dai porti del Mar Nero, dovrebbero sono una tenuta ai prezzi dei grani teneri panificabili.

La prima parte di ottobre ha mostrato una sostanziale staticità dei prezzi del mais nazionale. La contrazione del raccolto italiano è stata ampiamente compensata dagli arrivi di merce estera, in uno scenario segnato per altro da una domanda zootecnica tutt’altro che vivace.

Sulle principali Borse Merci nazionali i prezzi del mais secco con caratteristiche standard (contratto103 base) si sono attestati sui 360 €/t, un livello che rimane comunque elevato, superiore del 30% circa rispetto allo scorso anno.

Sul fronte produttivo, la Commissione Europea ha tagliato ulteriormente le stime sulla produzione dell’UE-27, ora prevista sui 55,7milioni di tonnellate (dai 59,6milioni di tonnellate di agosto). Se confermato, si tratterebbe del livello minimo dal 2007. Il raccolto italiano è previsto sui 5,1milioni di tonnellate, quasi un milione di tonnellate in meno rispetto al 2021.

Tra gli altri cereali destinati all’alimentazione zootecnica, si conferma improntato alla stabilità l’andamento dei prezzi dell’orzo nazionale, fermi sui 335 €/t, in un mercato statico. Su base annua, la crescita rimane comunque ampia, nell’ordine di un +30%.

Preso ormai atto della forte riduzione del raccolto e dei problemi di qualità (micotossine) della granella, a detta degli operatori intervistati l’andamento del mercato resta legato nel breve termine all’evolversi degli arrivi di merce estera, anche in relazione alle sorti dell’accordo sull’export ucraino.

Cereali esteri sotto pressione con stime produttive in calo

Il peggioramento delle previsioni produttive per alcuni dei principali player mondiali, in primis Stati Uniti, e le incertezze attorno al rinnovo dell’accordo tra Russia e Ucraina per la ripresa dell’export ucraino via mare, in scadenza a novembre, hanno sostenuto a settembre e ad inizio ottobre i listini internazionali dei cereali, dopo la correzione dei mesi estivi.

Grano tenero in aumento sia alla Borsa di Chicago che al Matif di Parigi dove le quotazioni a termine hanno superato nella prima settimana di ottobre i 350 €/t, in aumento del +8% rispetto alla prima settimana di settembre. Sui rialzi influisce il peggioramento delle previsioni produttive degli Stati Uniti, con l’USDA che ad ottobre ha corretto sensibilmente al ribasso le stime per la campagna 2022/23 (-8% rispetto ai volumi previsti a settembre).

Trend rialzista anche per il mais sostenuto dalle aspettative di pesanti contrazioni produttive per Stati Uniti (-8% rispetto al 21/22 secondo i dati USDA di ottobre) e UE (-24% secondo le stime più recenti della Commissione Europea). Debole la soia che, nonostante il taglio delle stime USDA sulla produzione degli Stati Uniti (-2% rispetto alla stima di settembre), scende a Chicago sotto i 14$/bushel, sulla scia di una produzione mondiale attesa ai massimi storici.