Centinaio: «L’Ue sostenga la dieta mediterranea» Bisogna fare come in Francia: gli alimenti che non vengono dalla terra devono avere un nome diverso. E’ necessario favorire le scelte consapevoli dei consumatori

Il sottosegretario al Mipaaf: «Ma per ora promuove grilli e locuste»

Nelle ore politicamente incandescenti scandite dagli ultimi, febbrili, aggiustamenti delle liste per il voto del 25 settembre, lancia una proposta all’Europa a tutela dell’agroalimentare italiano il senatore pavese del Carroccio Gian Marco Centinaio, sottosegretario al Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali. «Al ‘novel food’ a base di insetti — sottolinea Centinaio — continuiamo a preferire un piatto di pasta, un bicchiere di latte prodotto nei nostri allevamenti e non nei laboratori di qualche multinazionale, o una fetta di carne vera e non sintetica. Nel nostro e in altri Paesi europei, il cibo è tradizione, cultura e identità. Chiediamo quindi che l’Europa pubblicizzi anche la Dieta Mediterranea, nel 2010 riconosciuta dall’Unesco patrimonio immateriale dell’Umanità». Una contromossa ‘obbligata’, dopo che, nei giorni scorsi, sul profilo Twitter della Commissione Europea è apparso un post per promuovere il consumo di locuste, grilli e tarme della farina: «Cibo nutriente e salutare, utile per passare ad una dieta sana e sostenibile. La Fao indica che gli insetti costituiscono una fonte di cibo molto nutriente e salutare. Contengono grassi buoni, proteine, vitamine, fibre e minerali», spiega la Commissione. «Continuano a dirci che si possono mettere in tavola nuove qualità di insetti anche in una prospettiva di sostenibilità ambientale — riprende Centinaio —. Allora è giusto continuare a ribadire che l’Europa può già contare su una serie di prodotti di assoluta eccellenza, tradizionali e tutelati sia in termini di denominazione d’origine che grazie al riconoscimento Unesco. Da parte nostra, continuiamo e continueremo ad impegnarci per la valorizzazione dei prodotti tradizionali, a fronte dell’invasione di certi surrogati che neppure si sa da dove arrivano. Anche facendo in modo che le mense scolastiche ed ospedaliere utilizzino prodotti a ‘chilometro zero’, dop e igp e rigorosamente italiani. Serve un passo in avanti rispetto alla situazione attuale. Ad esempio, il bando di riferimento per portare la frutta nelle scuole è europeo; così molto spesso arrivano frutta e verdura di altri Paesi e neppure in buone condizioni». Mentre cresce il rischio di un’invasione della carne sintetica sui mercati: «Certo. Non a caso ho voluto che nel programma elettorale della Lega fosse recepito quanto è già previsto in Francia a questo proposito: se la carne o il latte non derivano dall’attività zootecnica, non possono utilizzare il nome ‘latte’ o ‘carne’, che sono un’altra cosa. Tendenzialmente io sono contrario al cibo sintetico, ma non per questo voglio impedire alle persone di consumarlo. Voglio però che tutti siano messi nelle condizioni di operare una scelta realmente libera e consapevole, incompatibile con l’uso di nomi ingannevoli e non veritieri. Lo ha fatto la Francia, possiamo e dobbiamo farlo anche noi». Specialmente se, come nel caso dell’Italia, «si può contare su un comparto agroalimentare che continua a trainare l’export. Non si arresta, infatti, la crescita del settore, che già lo scorso anno aveva fatto registrare la ragguardevole cifra di 52 miliardi di vendite oltre confine — sottolinea Centinaio —. Se si confermerà il trend positivo dei primi mesi del 2022, quest’anno si arriverà a superare quota 60 miliardi, un vero e proprio record che ovviamente non arriva per caso: dietro c’è un grande lavoro, soprattutto delle aziende italiane. Ancora una volta dimostrano che nonostante la pandemia, una crisi a livello mondiale, i forti aumenti che hanno investito materie prime, carburanti, trasporti ed energia, la guerra ed il sostanziale blocco dei commerci con la Russia, il made in Italy agroalimentare rimane uno dei settori ‘top’ della nostra economia. Un oggettivo punto di forza, e l’ulteriore conferma del fatto che i nostri produttori stanno andando nella direzione richiesta dai consumatori, non solo italiani ma di tutto il mondo». In questa prospettiva, Centinaio è convinto che il nuovo Governo «dovrà ripartire proprio dal riconoscimento del fatto che l’agroalimentare non può essere considerato come l’ultima ruota del carro. Durante la pandemia ha tenuto in piedi la bilancia commerciale italiana, e anche in questa fase di guerra è fondamentale. Molto spesso lo diamo per scontato, ma mi sembra che finalmente la politica in questa campagna elettorale stia parlando di agricoltura. Già questa è una cosa positiva. C’è stata una presa di coscienza importante, fondamentale alla vigilia di quello che sarà un ‘autunno caldo’ anche in Europa: dove si dovrà decidere sul Nutriscore (in Francia Carrefour lo sta già applicando su tutti i suoi prodotti alimentari). I nuovi ministri dello sviluppo economico e delle politiche agricole avranno quindi una responsabilità in più, anche alla luce dei risultati che sta ottenendo il made in Italy».

Fonte: Quotidiano La Provincia di Cremona