Cereali, la road map di Cesare Soldi per uscire dalla crisi

Cesare Soldi, presidente dell’associazione italiana maiscoltori.

Introdurre subito un aiuto accoppiato, senza aspettare la nuova Pac; promuovere i contratti di filiera, garantendo una dotazione finanziaria più consistente nell’ambito del decreto di competitività di filiera, rimuovendo il limite dei 50 ettari per la coltivazione sotto contratto e svincolando gli aiuti da quanto previsto nel regime de minimis; tagliare l’Iva e le accise sul gasolio per far diminuire i costi di produzione; rivedere i limiti che riguardano le micotossine (e in particolare le aflatossine).

Sono i punti cardinali della road map elaborata da Cesare Soldi – imprenditore agricolo cremonese che guida l’Associazione Maiscoltori Italiani e la sezione cereali da foraggio di Confagricoltura Lombardia – per contrastare l’emergenza mais seguita all’aumento dei costi ed alle conseguenze economiche del conflitto russo-ucraino. Una strategia che Soldi aveva presentato due settimane fa al sottosegretario Gian Marco Centinaio, durante i lavori del tavolo cereali convocato presso il Ministero delle politiche agricole.

Un primo pacchetto di interventi al quale ne devono ovviamente seguire altri. «Penso alle necessità di una maggiore apertura sui versanti della ricerca e dell’innovazione; puntando soprattutto su cisgenesi e genoma editing, le nuove tecniche di miglioramento genetico consacrate dal premio Nobel per la chimica nel 2020 e sostenute nella proposta di legge presentata a fine 2021 dal presidente della Commissione agricoltura della Camera, Filippo Gallinella – prosegue Soldi -. È poi necessario rinviare l’entrata in vigore della nuova Pac e rivedere la strategia comunitaria Farm to Fork. Quanto allo sblocco dei terreni Efa annunciato dal commissario europeo Janusz Wojciechowsky, può certamente essere utile, anche se va detto che il mais ha bisogno di terreni nobili per rendere al meglio».

Intanto, l’analisi del Piano strategico nazionale porta il presidente Soldi ad indicare almeno due possibili ambiti di intervento. «Dovremmo avere accesso all’eco-schema 4 sui sistemi foraggeri estensivi. Nello stesso eco-schema 4 non bisogna quindi vietare il diserbo (prescrizione che oggi di fatto ci lascia fuori dalla porta), limitandosi a prevederne una riduzione come stabilisce l’eco-schema 2. Questo anche in considerazione del fatto che il premio concesso a quanti aderiscono all’eco-schema attuale è nettamente inferiore alla perdita di produzione che gli imprenditori agricoli registrerebbero applicandolo. Sul fronte degli agrofarmaci, a mio avviso possiamo ridurne l’impiego evitando però di azzerare la produzione: ad esempio, escludendo quelli più pericolosi (già destinati ad uscire dal mercato), e successivamente diminuire gli interventi, procedendo ad effettuare i controlli con il registro elettronico».

A pesare negativamente sul giudizio riservato alla nuova Politica agricola comune è inoltre il tema caldissimo delle rotazioni. «Il divieto di mono successioni sulla stessa parcella, che dovrebbe entrare in vigore a partire dal 1° gennaio prossimo, tende ad incidere in modo decisamente pesante sulle scelte di coltivazione degli agricoltori. Non bisogna dimenticare che chi fa granella solitamente dedica al mais oltre la metà della propria Sau aziendale. Anche parecchie aziende zootecniche dell’Italia Settentrionale risulterebbero fortemente penalizzate: e mi riferisco in particolare a quelle che utilizzano insilati di mais per la razione alimentare. Ammettendo che si decida di puntare sulla seconda coltura, rimane però il fatto che in quella collocazione temporale il mais può contare su rese sicuramente inferiori”.

Quanto ai pagamenti destinati alle aziende agricole, lo scenario che si profila è senza dubbio fra i più cupi. Secondo quanto certificano le simulazioni che sommano aiuti di base e greening, oggi un maiscoltore percepisce un pagamento diretto pari a 360 euro per ettaro. «Dal gennaio prossimo, invece, in Italia il sostegno ad ettaro risulterà esattamente dimezzato: 180 euro, perché non avremo più accesso al pagamento accoppiato, a quello redistributivo (le aziende maidicole sono caratterizzate da ampie estensioni che permettono di riequilibrare le conseguenze di marginalità basse), e perché di fatto non ci è consentito l’accesso all’eco-schema 4». Prospettive difficili, che tuttavia potrebbero risultare ammorbidite dalla modifica della strategia comunitaria, figlia dell’emergenza e dell’urgenza di scongiurare una grave crisi nelle disponibilità di mangimi e derrate alimentari. Troppo poco – forse – per dirsi ottimisti; ma sarebbe davvero incredibile se anche questa volta la lezione venisse ignorata.

Fonte: Corriere Agricolo – Confagricoltura Lombardia