Cereali, mercati stazionari

Come riportato da BMTI, a causa dell’affievolimento della domanda sia per il consumo interno che per l’esportazione, i prezzi del grano duro nazionale hanno accusato un calo in avvio di febbraio. Nonostante la parziale flessione, le quotazioni attuali mantengono un’ampia crescita su base annua, pari ad un +80%. Le prime rilevazioni di febbraio hanno messo in evidenza un calo anche nei listini dei grani teneri nazionali destinati alla panificazione, sebbene sullo sfondo rimangano i timori legati al possibile impatto sul mercato comunitario di un conflitto tra Russia e Ucraina, con conseguenti ripercussioni anche sul mercato e sui prezzi in Italia. Sui mercati esteri, forte aumento della soia, a causa delle revisioni al ribasso delle stime sui raccolti sudamericani.

Grano duro

Si è esaurito in chiusura di gennaio l’aumento dei prezzi del grano duro che si era registrato nel mercato italiano dopo le festività natalizie. A causa dell’affievolimento della domanda sia per il consumo interno che per l’esportazione, i listini delle principali Borse Merci nazionali hanno accusato un calo in avvio di febbraio. A gennaio il prezzo medio del grano duro fino si è attestato sui 540 €/t (+2,2%), un livello più alto di oltre l’80% rispetto a gennaio 2021. Come detto, però, le prime rilevazioni di febbraio hanno evidenziato cali significativi, nell’ordine di -20 €/t sulle principali piazze di scambio. Anche i prezzi all’ingrosso della semola hanno mostrato a gennaio un ulteriore aumento, con un +1,7% rispetto a dicembre. Su base annua i prezzi sono quasi raddoppiati (+91,7%). Sul fronte del commercio estero, a gennaio le importazioni italiane di grano duro dai paesi extra UE sono state pari a 83mila tonnellate, circa un quarto delle importazioni che si erano registrate a gennaio 2020 e gennaio 2021. Complessivamente, nell’attuale annata (da luglio 2021 a gennaio 2022) l’import dai paesi extra UE accusa finora un calo di oltre il 50% su base annua.

Grano tenero

Il mercato dei grani teneri nazionali è apparso statico nelle prime settimane dell’anno, segnato da un’offerta superiore alla domanda. Sono stati soprattutto i grani teneri di base a risentire di questo scenario, registrando dei ribassi nei listini delle principali piazze di scambio, a fronte di una maggiore tenuta dei grani di migliore qualità. Nello specifico, il prezzo medio del grano tenero panificabile ha subìto a gennaio un leggero calo (-1,1%), scendendo sui 317 €/t. A limitare la discesa sono stati probabilmente anche i timori per un possibile conflitto russo-ucraino che ha spinto in rialzo a gennaio le quotazioni del grano tenero comunitario. Di fatto stabili, invece, le quotazioni dei grani di forza, grazie anche alla competitività sotto il profilo qualitativo rispetto alle alternative. Le quotazioni attuali dei grani teneri rimangono comunque su livelli storicamente elevati e con un’ampia crescita rispetto alla scorsa annata, con un +41% per i grani di base e un +55% per i grani di forza. Stabilità si è rilevata per i prezzi all’ingrosso della farina di grano tenero, di fatto invariata su base mensile (+0,2%) dopo i rialzi dei mesi precedenti. Rimane significativo il rincaro su base annua, pari ad un +26%.

Mais e Orzo

Mercato in fase di stallo a gennaio per il mais nazionale, complice una domanda tutt’altro che vivace. Dopo la stabilità delle prime settimane dell’anno, in avvio di febbraio si è rilevato invece un calo per l’orzo. Per entrambi i cereali le quotazioni attuali rimangono in forte aumento su base annua. Il mais di qualità standard (contratto 103) si è attestato a gennaio sui 276 €/t, praticamente invariato rispetto a dicembre (+0,2%). Poche variazioni anche in apertura di febbraio, sebbene sullo sfondo rimanga qualche timore legato al possibile scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, con ripercussioni per l’intero mercato maidicolo europeo. I prezzi attuali mantengono una crescita consistente rispetto alla scorsa annata, pari ad un +35%. Tra i cereali foraggeri, sostanziale tenuta a gennaio per i prezzi dell’orzo nazionale (pesante), attestati sui 296 €/t, in crescita marginale (+0,7%) rispetto a dicembre. In apertura di febbraio il mercato ha mostrato però segnali di appesantimento (-5 €/t a Bologna), anche per via della domanda contenuta. Anche per l’orzo, comunque, la crescita su base annua rimane robusta, pari ad un +40%.

Cereali esteri

Nel mese di gennaio le tensioni tra Russia e Ucraina hanno a tratti alimentato un clima di incertezza nel comparto del grano tenero. Tuttavia, nell’attuale prospettiva di de-escalation tra le parti e in virtù di previsioni produttive al rialzo, specie per il Nord America dove la produzione è attesa in recupero rispetto alla scorsa annata caratterizzata da condizioni siccitose estreme, va delineandosi un trend generalmente ribassista per le quotazioni internazionali del grano tenero. Versante soia, le preoccupazioni attorno alla produzione sudamericana, stimata dall’USDA in calo del -5% rispetto allo scorso anno a causa di una perdurante fase di siccità, hanno spinto le quotazioni ai massimi da nove mesi. Alla Borsa di Chicago le quotazioni del future sulla soia sono cresciute del 19% da inizio anno, attestandosi nella seduta del 9 febbraio sui 15,94$ per bushel. Nuove tensioni non sono da escludere in caso di ulteriori revisioni al ribasso delle stime produttive di Argentina e, soprattutto, Brasile, il principale player nel comparto con 138 milioni di tonnellate di soia prodotte lo scorso anno, pari a circa il 40% dell’output mondiale.

Fonte: BMTI