Cereali, prezzi stabili ma sempre su livelli elevati

Come riportato da BMTI, il mese di aprile e la prima parte di maggio hanno mostrato un assestamento dei prezzi dei grani teneri e del mais nazionali, dopo le forti tensioni registrate nelle prime settimane successive allo scoppio del conflitto russo-ucraino. I prezzi attuali rimangono su livelli storicamente elevati, sostenuti dalle incertezze che permangono sui prossimi raccolti, nazionali ed esteri, legate sia alla variabile meteo che all’evolversi del conflitto russo-ucraino. Per il mais pesa anche il timore che gli elevati costi dei fertilizzanti possano pregiudicare le operazioni di concimazione. Rimangono elevati anche i prezzi del grano duro, in un mercato che è apparso bloccato, in attesa ormai dell’avvio delle operazioni di trebbiatura del nuovo raccolto.

Grano duro

Ad aprile i prezzi del grano duro hanno registrato poche variazioni nel mercato italiano. Gli scambi sono apparsi limitati, condizionati, oltre che dalle ridotte disponibilità di prodotto, anche dal clima di attesa tra gli operatori per il nuovo raccolto. I prezzi del grano duro fino si sono attestati in media poco sopra i 530 €/t (+1,4% rispetto al mese precedente), un livello che, complici i rialzi della prima parte di campagna, rimane elevato. Su base annua il rincaro sfiora l’85%. Variazioni limitate si sono osservate anche per i prezzi all’ingrosso della semola, invariati ad aprile (-0,4%) ma di fatto raddoppiati (+96%) rispetto a un anno fa. Circa il prossimo raccolto, in Italia secondo le stime diffuse a fine aprile dalla Commissione Europea si dovrebbero produrre 4 milioni di tonnellate, in linea dunque con i volumi del 2021. A livello comunitario, invece, la produzione dei 27 Stati membri subirebbe un calo del 2% circa, portandosi sui 7,6 milioni di tonnellate. Oltreoceano, sono attese in crescita le superfici coltivate in Canada, previste appena sopra i 2,5 milioni di ettari, il 12% in più rispetto allo scorso anno, influenzate anche dalla crescita dei prezzi.

Mercato che appare bloccato, in attesa dell’avvio del raccolto sul quale gli operatori intervistati sembrano registrare meno timori rispetto ai mesi scorsi grazie all’arrivo delle piogge di fine aprile/inizio maggio.

Grano tenero

Il mese di aprile e la prima parte di maggio hanno mostrato un assestamento dei prezzi dei grani teneri nazionali, dopo le forti tensioni registrate nelle prime settimane successive allo scoppio del conflitto russo-ucraino. Il mercato è apparso tranquillo, segnato da una domanda limitata. Le quotazioni attuali rimangono comunque su valori storicamente elevati. Il grano tenero panificabile si è mantenuto stabilmente ad aprile e nelle prime due settimane di maggio tra i 390 €/t e i 400 €/t. Su base annua (rispetto alla seconda settimana di maggio del 2021) la crescita è del +63%. Poche variazioni anche per i prezzi dei grani teneri di forza, attestati a ridosso dei 425 €/t in avvio di maggio, un livello più alto del 73% rispetto ad un anno fa. Per quanto riguarda il nuovo raccolto, le tensioni dei mesi scorsi a causa delle condizioni siccitose sono state parzialmente alleviate dalle piogge di inizio maggio. Le stime di fine aprile della Commissione europea, che indicano una produzione di 2,5 milioni di tonnellate, potrebbero quindi essere riviste in leggero aumento. Si prevede invece un calo dell’1,9% per il raccolto comunitario, stimato dall’IGC sui 135 milioni di tonnellate.

Il finale di campagna registra un mercato tranquillo. A un mese circa dall’inizio della raccolta, maggiori sono invece le incertezze sulla prossima annata. Sebbene le recenti piogge abbiano smorzato in parte i timori sul raccolto italiano, alcuni operatori evidenziano che gli effetti del conflitto russo-ucraino (export ucraino bloccato) e il possibile impatto meteo sui raccolti esteri (Francia, Stati Uniti) potrebbero fornire indiretto sostegno alle quotazioni dei grani nazionali in avvio di annata.

Mais e Orzo

A partire dalla metà di aprile i prezzi del mais hanno registrato una fase di stabilità, interrompendo il parziale rientro che si era osservato dopo i valori record raggiunti a metà marzo. I prezzi sono rimasti elevati, attestati nella seconda settimana di maggio sui 370-375 €/t (mais secco nazionale), più alti del 40% circa rispetto ad un anno fa. Sebbene i consumi rimangano limitati, a mantenere i prezzi su livelli sostenuti sono state le incertezze sull’evoluzione del mercato nei prossimi mesi, legate ai timori di possibili carenze idriche nei mesi estivi e ai prezzi elevati dei fertilizzanti che potrebbero pregiudicare le operazioni di concimazione. Tra i cereali foraggeri, ad aprile i prezzi dell’orzo hanno mostrato una sostanziale tenuta. Gli scambi sono stati limitati, anche per la disponibilità in calo di prodotto nazionale, con l’attenzione degli operatori ormai rivolta al nuovo raccolto. A fine mese i prezzi si sono attestati sui 380 €/t, rimanendo su valori storicamente elevati, superiori del 67% rispetto a dodici mesi prima. Secondo le stime di fine aprile della Commissione Europea, il raccolto italiano si attesterebbe su 1,1 milioni di tonnellate, il 2% in più rispetto al 2021.

Le incertezze sui prossimi raccolti lasciano ipotizzare agli operatori intervistati una sostanziale tenuta dei prezzi del mais nel breve termine. Alcuni operatori ipotizzano allo stato attuale un calo delle superfici in Italia del 5% nelle aree vocate. A questo si aggiungono le incognite legate al prolungarsi del conflitto tra Russia e Ucraina (con l’export ucraino bloccato).

Cereali esteri

Il protrarsi del conflitto russo-ucraino sul campo e lo stallo diplomatico, che getta ombre sul raggiungimento di un accordo nel breve periodo, hanno continuato a determinare nel mese di aprile tensioni sui listini internazionali dei cereali. Dopo un iniziale rientro delle quotazioni, il future sul grano tenero al Matif di Parigi chiude aprile sui 400 €/t, in aumento del +13% rispetto all’ultima settimana di marzo, avvicinando il massimo storico (422,50 €/t) raggiunto nelle prime settimane del conflitto. Soglia dei 400 €/t su cui ci si è attestati di fatto anche in avvio di maggio. Andamento simile per il future sul mais che a Parigi guadagna il +8% rispetto a fine marzo, con gli operatori che si confrontano con le prime proiezioni dell’IGC per la campagna 2022/23, per cui sono partite le semine in aprile. Previsto un calo delle esportazioni mondiali di mais del -2% rispetto alla campagna 2021/22 e del -9% rispetto al 2020/21, trainato dal crollo previsto per l’Ucraina (-27%) e dalla flessione stimata (-8%) per le esportazioni degli Stati Uniti, primo esportatore mondiale di mais. In tensione alla Borsa di Chicago il future sulla soia che ad aprile supera quota 17$ per bushel, portandosi a ridosso dei massimi storici rilevati nel 2012.

Fonte: BMTI