Cinghiali, cresce l’allarme: «Servono misure urgenti»



Angelo Ferrari, commissario straordinario PSA: «Risorse e depopolamento: resta molto da fare»

«Ci mancano sei milioni e 900 mila euro per completare la posa delle recinzioni. Un intervento assolutamente indispensabile, ma i fondi a disposizione sono finiti e per ora le mie richieste al Governo non hanno avuto risposta.

Intanto, in Liguria le reti (ed i macchinari utilizzati per posarle) subiscono addirittura qualche atto vandalico. Quanto agli interventi per il depopolamento dei cinghiali, sono stati troppo lenti e deboli: basti pensare che in Liguria i capi abbattuti si sono attestati intorno alle 400 unità su un totale di circa 38.000 da eliminare». L’uno per cento, rapporto che sostanzialmente si riscontra anche nelle altre zone; a partire dal Piemonte, dove al momento non si è andati oltre quota 3.500.

Subito dopo l’ennesimo briefing tecnico-operativo sull’azione di contrasto alla Peste Suina Africana, tenuto venerdì mattina, il commissario straordinario Angelo Ferrari traccia un bilancio nel quale le ombre sembrano purtroppo prevalere sulle luci. «Certamente, molto è stato fatto. Molto – però – resta ancora da fare. Tenendo alta la guardia, con il massimo livello di collaborazione possibile da parte di tutti i soggetti a vario titolo chiamati in causa, e senza mai dimenticare i costi elevatissimi che graverebbero sulla filiera suinicola non dico in caso di contagio, ma anche solo di un ulteriore ampliamento della zona di restrizione. Servono un cambio di passo, e la consapevolezza che stiamo parlando di Peste Suina Africana, non discutendo pro o contro i cinghiali».

La posta in gioco è altissima. E se nel Lazio (essenzialmente a Roma) la situazione appare «sufficientemente sotto controllo», in Piemonte l’area di interesse epidemiologico si sta allargando verso ovest e la provincia di Cuneo. «I dati non sono allarmanti – precisa Ferrari – ma lo spostamento c’è. A complicare le cose si è aggiunto un ritardo tecnico nei lavori di posizionamento delle reti”. Così, un cinghiale è stato trovato 500 metri oltre la ‘linea di sicurezza’, rendendo inevitabile l’ampliamento delle zone di restrizione, che hanno coinvolto altri sette comuni.

«Per questo insisto sull’importanza di ‘chiudere le reti’ prima possibile». Verso Est, invece, sono stati ultimati i lavori sulla direttrice Volvera-Ronco Scrivia; ma più ad est mancano gli ultimi 21 km, fermi per mancanza di fondi. «Non è una zona particolarmente preoccupante, però l’opera deve essere ultimata». Quanto alla Liguria, il ‘cantiere’ procede, seppure tra incomprensibili episodi di vandalismo.

«Non possiamo abbassare la guardia», ribadisce il commissario straordinario per il contrasto alla PSA. «E il depopolamento deve assolutamente cambiare passo. Fino ad ora, i risultati conseguiti con la caccia di selezione non sono stati sufficientemente incisivi. Tra dieci/quindici giorni dovrebbe entrare in azione il mondo venatorio vero e proprio, e spero che si senta la differenza».

Proprio di questo ‘cambiamento di scenario’ Ferrari ha parlato – tra l’altro – durante la riunione di venerdì mattina. «Bisogna mettere in campo una risposta diversa e molto più adeguata. Perché se sul versante delle recinzioni, fondi permettendo, il trend è sostanzialmente positivo, per il depopolamento non possiamo certo dire altrettanto. Eppure, lo ripeto, il pericolo per la suinicoltura è altissimo, anche in termini di costi indiretti. Mai dimenticarlo».

Come spesso accade per questioni vitali del settore primario, però, una parte non residuale dell’opinione pubblica la pensa diversamente. Naturalmente a partire dalle associazioni animaliste, e specie in casi che stanno facendo molto discutere: su tutti, quello della ‘Sfattoria degli Ultimi’, rifugio per animali in provincia di Roma nel quale dovrebbero essere abbattuti tutti i suini ospitati, e in difesa del quale cresce la protesta. A favore dei cinghiali che girano indisturbati per le strade della capitale si è schierata nei giorni scorsi anche l’attrice Sandra Milo, contestando «la soppressione indiscriminata dell’intera popolazione stanziale degli ungulati. Si poteva trovare una soluzione che evitasse questa mattanza».

«Un clima che certamente non aiuta», commenta Ferrari. «Io credo che l’umanizzazione, l’antropizzazione dei cinghiali (e più in generale degli animali) non faccia bene. Neppure ai cinghiali che – ricordiamolo – sono animali selvatici. Del resto, la strategia finalizzata al depopolamento e in qualche caso all’eradicazione dei cinghiali, prevista nei relativi piani regionali, trova il consenso di tutti coloro che si occupano della cosa a livello professionale (ovviamente con l’eccezione del mondo animalista). L’81% degli italiani è convinto che si debba procedere ad un riequilibrio della popolazione dei cinghiali. È evidente che una loro maggiore diffusione sul territorio fa sì che siano presenti nelle città e che – contemporaneamente – costituiscano un rischio anche in ordine alla possibile diffusione della Peste Suina Africana. Fermo restando che un rischio continuano a rappresentarlo anche gli uomini ed il loro abbandono degli scarti alimentari. Può partire tutto da lì».

Tratto da il quotidiano: La Provincia di Cremona