Clima, costi di produzione e nuova pac: cosa seminare?

Si è tenuto a Canaro, in provincia di Rovigo, l’annuale convegno – organizzato dall’Associazione italiana essiccatori, stoccatori e raccoglitori di cereali e semi oleosi (Aires) – per un confronto della filiera sulle prossime semine.

Come riporta l’Informatore Agrario, nella newsletter del 19 ottobre “Clima e nuova pac: criticità per i cereali italiani”, quest’anno, dopo un’estate a dir poco complessa per i cereali a paglia e assolutamente tragica per il mais, questa decisione sembra particolarmente difficile, complice anche la mancanza, fino a pochi giorni fa, di un quadro di riferimento certo e completo sugli orientamenti della nuova PAC che partirà a gennaio 2023.

Nel convegno si è cercato di fare un po’ di chiarezza in merito a queste tematiche, come riportato nell’estratto degli interventi firmato da Lorenzo Andreotti, sul sito de L’informatore Agrario.

Dopo i saluti del sindaco Alberto Davì, Amedeo Reyneri, docente dell’Università di Torino, ha aperto i lavori facendo il punto sugli impatti che il cambiamento climatico sta avendo, e avrà, sui seminativi italiani: «l’attività agricola è da sempre soggetta alle variazioni del clima, ma è inequivocabile come dagli anni 50 molti dei cambiamenti osservati non abbiano precedenti nelle decadi precedenti. Se da un lato il 2022 è stato eccezionale sotto il profilo meteorologico e non abbiamo evidenze che si possa ripetere negli anni a venire, dall’altro è fondamentale impostare sistemi produttivi per permettere all’agricoltura di adattarsi e ridurre possibili impatti negativi futuri. In particolare sarà fondamentale riprendere ad investire in sistemi irrigui su larga e piccola scala».

Ecoschema 4: apertura al mais

Ermanno Comegna, consulente esperto di pac e autore de L’Informatore Agrario, ha fatto il punto sul Piano strategico nazionale della Pac 2023-2027: «che è stato corretto secondo le richieste formulate dall’Unione europea e inviato a Bruxelles alla fine di settembre per la definitiva autorizzazione in vista della sua applicazione a partire dal prossimo 1° gennaio. La revisione – ha evidenziato Comegna – ha portato all’introduzione di numerose modifiche e integrazioni al testo originario, mantenendo però le scelte di base faticosamente formulate alla fine dello scorso anno.

Alcune integrazioni mirate sono state individuate dal Mipaaf in relazione alla condizionalità rafforzata, al regime ecologico, al sostegno accoppiato al reddito. In particolare, si segnala la novità che riguarda l’ecoschema 4 che premia l’avvicendamento di leguminose foraggere con colture da rinnovo, mais compreso, per il quale nella prima versione era vietato l’uso di agrofarmaci ma che adesso permette l’impiego della difesa integrata».

Su quest’ultimo tema Enrico Grendene, tecnico esperto di domande pac, ha fatto una specifica simulazione, evidenziando come il contributo dell’ecoschema 4 relativo ai sistemi foraggeri estensivi, con le ultimi modifiche, si possa stimare in 40 euro/ha. «Il calo delle produzioni 2022 del mais, dell’ordine del 35-40%, prefigurano la necessità di importare circa 8 milioni di tonnellate di granella con una spesa superiore ai 2 miliardi di euro – ha evidenziato Cesare Soldi, maiscoltore e presidente dell’Associazione Maiscoltori Italiani. Come se non bastasse questi cali sono stati accompagnati durante l’anno da un incessante aumento dei costi di produzione (non ultimo quello del gas per l’essicazione) stimati complessivamente in crescita del 35% mettendo di nuovo a rischio la redditività della coltura. Questa fotografia del 2022 non aiuterà di certo le semine della prossima campagna – ha continuato Soldi – così come non aiuterà il taglio drastico del 40% nei pagamenti diretti pac dal prossimo gennaio 2023. L’importo si dimezzerà dagli attuali 360euro/ha a 180 euro/ha, aumentando a 220 euro/ha, solo nel caso si aderisse al tanto invocato ecoschema 4».

Che fare quindi?

«Sarà fondamentale riportare il rilancio del settore maidicolo al centro dell’agenda politica dei prossimi anni. A partire da un nuovo Piano di Settore Maidicolo che riveda la strategia volta al rilancio della coltura anche alla luce delle recenti e inaspettate evoluzioni del comparto, in particolare e soprattutto sul fronte della ricerca e dell’innovazione».

«La nuova versione rivisitata dell’eco schema 4 è frutto anche delle osservazioni mosse al Mipaaf da parte del Tavolo tecnico mais mosse dalla necessità di portare all’attenzione l’effetto penalizzante che le scelte nazionali attuate sulla futura PAC 2023 2027 avrebbero avuto per il comparto – ha sottolineato Sabrina Locatelli, ricercatrice del CREA – Cerealicoltura e Colture Industriali. Questa apertura riconosce al mais un importante ruolo ambientale, in particolare per quanto riguarda l’elevata capacità di sequestro di gas a effetto serra e di anidride carbonica».

Sul sito www.informatoreagrario.it  è possibile seguire il Video integrale del convegno