Cambiamenti climatici e allevamento: il progetto Forage4Climate

Sommario:

Introduzione: clima e allevamento

Il clima sta cambiando. La consapevolezza dell’urgenza e dell’imminenza di questo fenomeno si fa strada in ognuno di noi. Temperature più alte delle medie stagionali, eventi estremi come bombe d’acqua e ondate di calore, sono solo alcuni esempi. È ormai certo che il fenomeno del riscaldamento globale dipende in larga misura dalle attività umane. Anche se sono i comparti di produzione e uso dell’energia che producono ed immettono in atmosfera oltre l’80% dei gas a effetto serra, tutti i sistemi produttivi, compreso l’allevamento, possono dare un contributo all’attenuazione e al rallentamento del cambiamento climatico. Anche l’agricoltura, la prima a subire conseguenze dovute a questi cambiamenti, può essere attiva nel preservare l’ambiente e il clima.

A questo scopo, il progetto LIFE Forage4Climate ha voluto sensibilizzare le aziende che producono latte, coinvolgendole nella realizzazione di azioni concrete per la mitigazione dei cambiamenti climatici. Grazie a una rete di allevatori di animali da latte in Pianura Padana, Sardegna e Grecia, che hanno collaborato con ricercatori e tecnici del gruppo di partner, è stato possibile dimostrare nella pratica come tecniche agricole nuove e modi diversi di gestire l’allevamento possano abbassare il potere di riscaldamento dovuto alla produzione di latte mediamente del 10% e senza penalizzare l’efficienza aziendale.

I gas a effetto serra (GHG) nell’allevamento

La produzione di latte genera e rilascia gas che possono alterare il clima, cioè i gas a effetto serra (GHG). Trasparenti alle radiazioni solari, trattengono però le radiazioni infrarosse emesse dalla superficie terrestre e dall’atmosfera. I GHG generati dalle produzioni agricole sono:

  • metano (CH4), che deriva dalle fermentazioni che avvengono nel tratto digestivo degli animali da reddito (enteriche) e dai processi di trasformazione delle loro deiezioni;
  • protossido di azoto (N2O) che deriva da processi di nitrificazione-denitrificazione che avvengono nel suolo e dai sistemi di gestione delle deiezioni;
  • anidride carbonica (CO2) che deriva dalla combustione.

Il protossido di azoto è un gas serra considerato 265 volte più potente della CO2, il metano lo è per 28 volte, pertanto sono questi i fattori di moltiplicazione utilizzati per convertire le emissioni di N2O e di CH4 in CO2 equivalenti (CO2 eq), l’unità di misura che esprime l’impronta del carbonio, indicatore sintetico del potere di riscaldamento globale associato ad una unità prodotto, per esempio al 1 litro di latte.

Tecniche di mitigazione

Gli interventi che in agricoltura contrastano e rallentano il cambiamento climatico mirano a ridurre le emissioni di GHG e ad aumentare gli assorbimenti di carbonio del suolo. Più in generale, ad un uso più efficiente delle risorse impiegate in campo e in stalla.

Tutte le pratiche agricole che tendono alla conservazione e all’aumento della sostanza organica del suolo sequestrano carbonio e riducono la sua emissione come CO2.

Tra queste ecco le pratiche più efficienti:

  • le rotazioni colturali e le lavorazioni;
  • convertire arativi a coltivazioni permanenti, come le foraggere, riduce la decomposizione della sostanza organica e l’erosione;
  • coprire il terreno con colture intercalari fra due arative;
  • trinciare e interrare i residui dopo la raccolta;
  • introdurre le leguminose;
  • adottare pratiche che sostituiscono l’aratura profonda con lavorazioni minime (p.e. semina su sodo).

Andando oltre la produzione dei foraggi e allargando anche alla loro utilizzazione, altre importanti azioni di mitigazione sono rappresentate dalla riduzione delle emissioni enteriche, ottenibili con foraggi più digeribili o diete che limitino l’azione dei microrganismi ruminali produttori di metano. L’approvvigionamento esterno di alimenti zootecnici trasferisce all’allevamento il “carico” di GHG emessi per produrli. La soia di origine sudamericana, ad esempio, è gravata delle emissioni dovute al consumo in stock di carbonio per la conversione di foreste in campi coltivati.  

I risultati per i bovini in Pianura Padana

Le aziende dimostrative per la produzione di latte vaccino in Pianura Padana sono state 20, distribuite nei 6 sistemi foraggeri individuati.

L’aumento della superficie a leguminose foraggere è stata una tecnica di mitigazione adottata da 9 aziende, che sono passate da superficie media del 21% al 30%, anche introducendo soia da insilare. Tale percorso, che nel lungo periodo potrà favorire anche lo stoccaggio di carbonio nel suolo, ha dato già nel triennio 2016-2019 dei risultati sulla riduzione dell’impronta del carbonio del latte prodotto, passata da 1,51 a 1,36 kg CO2 eq kg (-10%).

Questo grazie soprattutto alla sostituzione delle fonti proteiche acquistate con quelle autoprodotte e alla contrazione nell’impiego di fertilizzanti azotati di sintesi.

Su questo argomento: Oltre 280 milioni al Programma LIFE per progetti in materia di ambiente, natura e azione per il clima

Fonte: progetto Forege4climate