COMAGRI: presentazione dello studio “Il Green Deal e la PAC: implicazioni politiche per adeguare le pratiche agricole e conservare le risorse naturali dell’Unione”

Nel contesto della comunicazione sul Green Deal europeo, la commissione parlamentare sull’Agricoltura e lo Sviluppo rurale aveva commissionato una ricerca per comprendere quali siano le implicazioni politiche del Green Deal e della PAC post 2020 al fine di adeguare le pratiche agricole e conservare le risorse naturali dell’UE. In particolare, alla luce della Strategia Farm to Fork e della Strategia sulla Biodiversità per il 2030, la Commissione europea mira a rinforzare gli obiettivi di neutralità climatica, tutela dell’ambiente e protezione della salute, tramite il raggiungimento di obiettivi quantitativi, cui dovrà contribuire anche il settore dell’agricoltura dell’UE.

Lo studio sulle iniziative del Green Deal europeo ed il loro rapporto con la futura PAC è stato condotto dall’INRAE (Institut national de la recherche agronomique francese), in collaborazione con l’AgroParisTech (Institut des sciences et industries du vivant et de l’environnement di Parigi).

Dall’analisi dello studio emerge che, allo stato attuale, l’agricoltura europea è lontana dal raggiungimento degli obiettivi indicati nella comunicazione sul Green Deal. In particolare, le pratiche ed i sistemi agronomici utilizzati contribuiscono negativamente al livello delle emissioni di gas a effetto serra (di cui non si assiste ad una diminuzione dal 2010), all’erosione della biodiversità, nonché alla degradazione del suolo. Alla luce di tali presupposti, nello studio viene sottolineata la necessità di un urgente cambiamento dei sistemi agroalimentari europei, non solo dal punto di vista della produzione ma anche tenendo conto del ruolo svolto dai consumatori.

Come agire

Secondo lo studio, la strada da percorrere deve essere guidata da politiche molto più ambiziose rispetto a quelle attualmente in vigore, ritenendo necessaria l’attuazione di azioni tecniche e politiche coordinate, in grado di rimodellare l’intero sistema agricolo europeo. Le azioni suggerite indicano che:

  • le innovazioni tecnologiche e gli incentivi finanziari sono considerati interventi essenziali per operare sulle inefficienze relative all’uso delle risorse naturali e sostenere un minore utilizzo di fertilizzanti, pesticidi e antibiotici;
  • la riprogettazione dei sistemi agronomici, in un’ottica che incoraggia il rispetto dei cicli biologici, viene vista come un elemento significativo per contribuire alla riduzione dell’impatto dell’agricoltura sul clima e sull’ambiente. In tal senso, però, viene fatto notare che si dovrà tener conto anche degli effetti che tali politiche avranno dal punto di vista economico. Prodotti alimentari di qualità superiore, infatti, necessariamente comporteranno un aumento dei prezzi, che il consumatore dovrà essere disposto a pagare, per poter garantire una certa redditività ai produttori;
  • la promozione di sistemi alimentari più sani dovrebbe avvenire sia attraverso il lavoro delle aziende alimentari, mediante una commercializzazione di tipo responsabile ed una riformulazione più equilibrata dei prodotti, sia attraverso scelte politiche in grado di sensibilizzare i consumatori sugli impatti delle loro scelte alimentari.

La compatibilità tra il Green Deal europeo e la PAC post 2020

Alla luce degli obiettivi del Green Deal europeo, nello studio viene indicato il bisogno di operare modifiche sostanziali rispetto a quanto proposto nel 2018 dalla Commissione europea nella proposta legislativa sulla PAC post 2020. Nell’analisi svolta si indicano una serie di raccomandazioni legate alle disposizioni della PAC che coinvolgono l’architettura verde. Ad esempio, nel quadro del primo pilastro, viene posto l’accento sul ruolo importante degli eco-schemi e si invita a rendere più efficace l’applicazione del principio “chi inquina paga”. Tale sistema, infatti, secondo gli autori dello studio, permetterebbe di consentire un’adeguata remunerazione degli agricoltori per i loro sforzi. Per quanto riguarda il secondo pilastro, nello studio vene indicato che il 35% della spesa dovrebbe concentrarsi sugli interventi ambientali e climatici.

Cosa manca

Lo studio presenta diverse considerazioni conclusive nelle quali si sottolinea che alcune questioni risultano ancora irrisolte, tra cui:

  • occorrerà una certa coerenza tra i piani strategici nazionali e gli obiettivi del Green Deal;
  • bisogna consentire l’applicazione, la comunicazione ed il monitoraggio dei progressi compiuti;
  • servono accurate valutazioni di impatto relative alle diverse opzioni politiche;
  • devono essere fatte analisi più dettagliate per tenere conto dell’andamento dei prezzi sul mercato.

Infine, nello studio viene fatto notare che alle questioni nutrizionali non viene dedicata un’adeguata attenzione, evidenziando che la PAC deve essere intesa come parte di una politica alimentare comprensiva.

Lo studio integrale è consultabile qui; l’allegato qui. Entrambi i documenti sono in inglese.

Tra gli eurodeputati intervenuti, si segnalano gli interventi dell’On.le Herbert Dorfmann (coordinatore in COMAGRI per il PPE) e dell’On.le Paolo De Castro (coordinatore in COMAGRI per S&D). L’On.le Dorffmann ha sottolineato che nello studio vengono affrontati anche argomenti che non riguardano direttamente solo la PAC, ma si riferiscono piuttosto alla politica alimentare, come ad esempio le scelte sulla riduzione del consumo di carne, e pertanto si deve tener conto del fatto che alcuni temi hanno una portata più generale e non riguardano direttamente la PAC. L’On.le De Castro ha espresso alcune critiche relative al fatto che nello studio si riscontrano talune valutazioni politiche che accusano il Parlamento europeo di voler ridurre le ambizioni ambientali della futura PAC. A tal proposito, ha ricordato che il Parlamento europeo ha votato per un ring fencing al 35% per la spesa dedicata alle misure ambientali del secondo pilastro.