COME IL COVID-19 INFLUENZA I MERCATI DELLA CARNE

L’emergenza sanitaria causata dalla pandemia da Covid-19, ha condizionato fortemente l’andamento della curva dei mercati in tutti i comparti. La situazione legata alla diffusione del virus non sta migliorando e questo potrebbe influenzare ulteriormente i tentativi di recupero dei prezzi.

Se da un lato vi è l’emergenza sanitaria a pesare sul mercato, dall’altro bisogna prendere in considerazione la questione del “Meat Sounding” e i forti interessi economici in ballo: vi è infatti il timore che il mercato della carne, quella vera, possa risentire di una concorrenza impropria. Timori fondati, tenuto conto del difficile equilibrio sul quale si muovono oggi i prezzi della carne.
 

I BOVINI

Prendendo in considerazione le rilevazioni di mercato delle Commissione Europea, dopo gli alti e bassi verificatesi per tutto ottobre, Il prezzo medio delle carcasse di vitelloni tenta di chiudere il mese con il segno positivo, insufficiente tuttavia a recuperare il divario con i prezzi dello scorso anno.
Cali generalizzati per gli animali da ristallo, ma in questo segmento i prezzi possono almeno registrare un vantaggio rispetto ai 12 mesi precedenti.

Il calo della produzione di carni bovine nella Ue, oltre il 2%, avrebbe dovuto dare vita a scenari ben diversi, con un aumento dei prezzi anche sensibile, ma l’emergenza sanitaria ha avuto un impatto devastante sui mercati, con una discesa importante della domanda di carne da parte della ristorazione collettiva. Ad evitare un ancor più significativo tracollo dei prezzi, un contemporaneo aumento dei consumi domestici, risultato però insufficienti a recuperare la differenza.
In Italia, invece, il calo è a due cifre, raggiungendo quasi il 15%. Peggio di noi solo Cipro e la Romania.
Per quanto riguarda invece i prezzi all’origine dei vitelloni, cioè degli animali in uscita dalla stalla, si sono mantenuti sostanzialmente stabili nelle prime settimane di ottobre, chiudendo il mese di settembre con un lieve recupero (+0,2%), insufficiente a coprire il divario con lo scorso anno.
 

I SUINI

Per quanto riguarda i suini in Europa, i prezzi continuano a flettere, aumentando così il divario con le quotazioni dello scorso anno, dalle quali li separano percentuali a due cifre, che salgono a oltre il 32% nel caso dei suinetti.

 Fonte: ©Crefis

Anche in questo caso la motivazione delle difficoltà del mercato trova la propria origine nelle conseguenze dell’emergenza sanitaria, con la chiusura di mense e ristoranti; la riduzione della produzione, calata in media dell’1,8% nella Ue, è riuscita a invertire questa tendenza del mercato.

In Italia, la situazione non va certo meglio: il prezzo nelle ultime settimane di ottobre ha perso posizioni in tutte le categorie, dai suinetti ai suini da macello, tornando ad allagarsi il divario con i prezzi dell’anno scorso.

 

CARNI AVICOLE

In Europa il prezzo delle carni avicole registra continue flessioni, registrando quotazioni medie di 181,67 euro al quintale, meno sia di settembre, sia dello stesso periodo riferito all’anno scorso, quando i prezzi erano del 2,1% più alti.
In Italia, invece, i prezzi degli avicoli sono in decisa ripresa, come evidenziano le rilevazioni del Crefis, ma tuttavia, rispetto lo scorso anno vi è un divario importante, con una differenza di oltre il 10% in meno per i polli e di circa il 30% per le galline e infine intorno al 20% per i tacchini.
Anche questo settore sembra pagare un tributo all’emergenza sanitaria per la caduta dei consumi nel canale della ristorazione, evidentemente non compensati dal contemporaneo aumento degli acquisti per il consumo domestico.
 

Prezzo degli avicunicoli, variazione percentuale fra settembre e agosto 2020
(Fonte: ©Crefis)