Conflitto russo-ucraino spinge i prezzi di grano tenero e mais su livelli record. No variazioni sostanziali per grano duro

Varietà di cereali

Come riportato da BMTI, lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina ha provocato forti aumenti nel mercato del grano tenero e del mais, spingendo i prezzi ai massimi storici. Il blocco dei carichi in partenza dal Mar Nero e il successivo stop alle esportazioni deciso dall’Ungheria hanno posto le condizioni per il forte aumento dei prezzi anche in Italia. A differenza di quanto osservato per gli altri cereali, i prezzi del grano duro non hanno evidenziato variazioni sostanziali nelle settimane immediatamente successive allo scoppio del conflitto.

Grano duro

Il mercato del grano duro nazionale ha mostrato una sostanziale staticità a febbraio e in avvio di marzo. A differenza di quanto osservato per gli altri cereali, colpiti da forti aumenti come effetto dello scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, i prezzi non hanno evidenziato variazioni sostanziali, ad eccezione dei segnali di rialzo osservati sulle piazze centro-meridionali. Gli scambi sono stati limitati e i prezzi del grano duro fino nella settimana 7-11 marzo si sono attestati sulla soglia dei 525 €/t, comunque in crescita di del 79% rispetto ad un anno fa. Assenza di tensioni anche per i prezzi all’ingrosso della semola di grano duro, in calo del 2,1% rispetto a gennaio. I prezzi attuali rimangono però elevati, superiori di quasi il 90% rispetto ad un anno fa. Per quanto riguarda la prossima annata, secondo le intenzioni di semina diffuse dall’Istat nelle scorse settimane, in Italia nel 2022 le superfici a grano duro scenderebbero dell’1,4%, complice la flessione attesa al Sud (-2,3%). Frenano intanto le importazioni di grano duro extra UE-27 nei primi due mesi del 2022, in calo del 61,5% rispetto allo stesso periodo del 2021 (da 234mila a 90mila tonnellate).

Il mercato del grano duro appare relativamente statico, con pochi scambi. Secondo alcuni operatori si registra però l’incertezza per un possibile ritorno della domanda, con conseguente possibile rialzo dei prezzi. Qualche incertezza viene evidenziata per via dell’assenza di piogge in alcuni areali sia al Nord che al Sud Italia.

Grano tenero

Lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina ha provocato forti aumenti nel mercato del grano tenero, spingendo i prezzi ai massimi storici sia per i grani ad uso alimentare che per quelli destinati alla zootecnia. In particolare, il blocco delle forniture dal Mar Nero, diventato teatro di operazioni militari, e il successivo stop alle esportazioni da parte di Serbia e, soprattutto Ungheria, hanno spinto verso l’alto le quotazioni nazionali, per i timori su una mancanza di disponibilità di prodotto sul mercato. Va evidenziato che l’Ungheria, con un milione di tonnellate spedite in Italia nel 2021, è il primo fornitore di grano tenero del nostro paese, con una quota del 23% sul totale. Il prezzo del grano tenero destinato alla panificazione ha raggiunto nella settimana 7-11 marzo il record storico di 397 €/t, in crescita di oltre il 60% rispetto allo scorso anno. Ancor più marcato è l’aumento su base annua, pari ad un +78%, che si è registrato per il grano tenero di forza, di migliore qualità, attestato sui 425 €/t. Per quanto riguarda la prossima annata, le stime diffuse dal Coceral indicano per l’Italia una produzione 2022 di 2,8 milioni di tonnellate, il 2% in più rispetto al 2021.

Scenario complesso, con le incertezze su possibili inadempienze contrattuali che spingono gli operatori intervistati a ritenere plausibile un leggero aggiustamento al rialzo dei prezzi dopo i forti aumenti delle prime settimane successive allo scoppio del conflitto.

Mais e Orzo

Lo scoppio del conflitto russo-ucraino ha spinto i prezzi del mais su valori record, mai raggiunti in precedenza. Il blocco dei carichi in partenza dal Mar Nero e il successivo stop alle esportazioni deciso dall’Ungheria hanno posto le condizioni per un balzo dei prezzi anche in Italia. L’Ungheria e l’Ucraina rappresentano il primo e il secondo fornitore di mais dell’Italia, con quota rispettivamente del 30,3% (pari a 1,6 milioni di tonnellate) e del 15,1% sul totale (pari a 785mila tonnellate). Questo spiega la centralità che questi due paesi hanno per il mercato maidicolo italiano e il forte impatto avvenuto sui listini. In particolare, i prezzi del mais nazionale hanno raggiunto nella settimana 7-11 marzo i 400 €/t, registrando un incremento del 41% rispetto alla settimana precedente lo scoppio del conflitto. I forti rialzi si sono estesi anche a tutti i prodotti derivati dalla lavorazione del mais (farine, farinette, glutine). Pesante anche il rialzo avvenuto per i prezzi dell’orzo, giunti sui 390 €/t, mai toccati prima e superiori del 39% rispetto alla settimana precedente lo scoppio del conflitto.

Preso atto della fiammata dei prezzi e delle difficoltà negli arrivi dall’Est Europa, l’attenzione degli operatori è rivolta ora alle semine, con l’incertezza dell’alto costo dei fertilizzanti. Alcuni operatori non escludono nel breve termine un consolidamento delle quotazioni.

Cereali esteri

Nel mese di febbraio le tensioni tra Russia e Ucraina, sfociate a fine mese in conflitto militare su larga scala, hanno spinto i listini internazionali dei cereali ai massimi storici. Al Matif di Parigi le quotazioni del future sul grano tenero sono schizzate del 50% rispetto a gennaio, raggiungendo per la prima volta nella storia la soglia di 400 €/t. Ad alimentare l’impennata è stato il blocco pressoché completo dei carichi dal Mar Nero, area strategica per il commercio mondiale di cereali, con Russia e Ucraina che insieme combinano per circa un terzo del totale delle esportazioni a livello mondiale. A questo si aggiunge lo stop alle esportazioni deciso dall’Ungheria, le incertezze che gravano sulle prossime semine in Ucraina e l’elevato costo dei fertilizzanti, ulteriormente in rialzo a seguito del balzo delle quotazioni del gas naturale. Il future sul mais negoziato al Matif di Parigi è aumentato del 40% rispetto a gennaio, raggiungendo la quota record di 350€/t mai toccata in precedenza. Forti tensioni anche nel mercato dei semi oleosi: a Parigi ai massimi storici anche il future sulla colza, a quota 900 €/t nella seduta dell’11 marzo.

Fonte: BMTI