Conoscere la medica disidratata per utilizzarla al meglio

Affermare che l’erba medica sia un foraggio estremamente importante per allevare ruminanti, specialmente se sono da latte, mette tutti d’accordo. La sua origine è ancora oggi oggetto di dispute tra gli scienziati, ma si ritiene che la sua domesticazione sia avvenuta 9000 anni fa nell’Asia sud-occidentale e che poi la sua coltivazione si sia diffusa in buona parte del mondo.

La presenza del foraggio di medica nelle razioni, specialmente delle bovine da latte, dà indubbi vantaggi per la salute e produttività degli animali, avendo addirittura anche un ruolo “terapeutico e profilattico” nei confronti dell’acidosi ruminale. 

La presenza in grande quantità di erba medica secca nelle razioni per bovine che fanno latte per il Parmigiano Reggiano giustifica in buona parte le caratteristiche organolettiche di questo formaggio, e quindi il suo successo.

Negli allevamenti di tutto il mondo possiamo trovare il foraggio fresco di medica, quello insilato, e il fieno essiccato naturalmente o artificialmente.

E’ difficile trovare informazioni tecniche e scientifiche sulla differente composizione analitica e sul valore nutritivo del fieno di medica e la medica disidratata, a parità di taglio. Pertanto, il dilemma di molti nutrizionisti, alimentaristi e allevatori che devono acquistare un foraggio di medica è se scegliere quella essiccata o quella disidratata, e nel secondo caso quanta utilizzarne.

Per chiarirci tutti le idee abbiamo chiesto aiuto al Gruppo Carli, della provincia di Rimini, che, vista la sua posizione importante nella disidratazione e commercializzazione dei foraggi, ne sa sicuramente molto. Il gruppo Carli ha nel suo curriculum 450.000 tonnellate di foraggi prodotti e una gestione diretta ed indiretta di 35.000 ettari di terra.

E’ una curiosità di molti dei nostri lettori, ma come si fa a produrre la medica disidratata e quali sono le accortezze per farla al meglio?

In Gruppo Carli ci occupiamo di foraggi da più di 60 anni e oggi possiamo affermare con certezza che l’attività di disidratazione dell’erba medica è un mestiere che, come ogni professione, richiede il giusto equilibrio tra competenza ed esperienza.

La tecnica della disidratazione dell’erba medica, introdotta in Italia a metà del secolo scorso, consiste, in sintesi, nell’estrazione fisica dell’acqua dall’erba fresca dopo lo sfalcio mediante un trattamento al calore, con lo scopo di disidratare il foraggio, mantenendo inalterate le proprietà nutritive ed organolettiche originali della pianta.

Il momento dello sfalcio è decisivo per garantire un requisito qualitativo imprescindibile del foraggio: la digeribilità. Per questo motivo, sotto la supervisione dei nostri agronomi, l’erba medica viene sfalciata in stadio vegetativo precoce, quindi in epoca di prefioritura. Dopo una breve pre-essiccazione in campo, il foraggio viene trasportato in sede e prontamente immesso nella linea produttiva per impedire la perdita di zuccheri, l’insorgere di processi fermentativi o contaminazioni biologiche (insetti, roditori, volatili, muffe o batteri).
La prima fase del processo produttivo è la trinciatura, che conferisce agli steli la lunghezza ottimale per l’utilizzo diretto in mangiatoia, eliminando così la necessità di passaggio nel carro miscelatore. La disidratazione si realizza convogliando l’erba medica umida all’interno dell’essiccatoio rotante, dosando in ingresso sempre la stessa quantità di prodotto per ottenere un’essiccazione uniforme. In questa delicata fase, la temperatura è rilevata e monitorata costantemente. La materia prima verde permane all’interno del disidratatore fino a quando la perdita dell’acqua porta l’umidità ad un massimo del 12%

Successivamente, l’erba medica disidratata viene raffreddata, confezionata in base alla destinazione di utilizzo (in balloni, balle e ballette), oppure pellettata, ed in seguito stoccata in magazzini ventilati.

Quali sono i vantaggi per gli allevatori dell’utilizzare medica disidratata in parziale o totale sostituzione del fieno di medica?

Come abbiamo visto, il processo produttivo dell’erba medica disidratata è altamente specializzato: combina l’aspetto agronomico, relativo alla gestione dei campi, con quello tecnologico, poiché richiede l’impiego di impianti e macchinari dedicati, con il know-how e con il rigore. In Gruppo Carli tutte le fasi di lavorazione e di stoccaggio sono svolte secondo procedure precise, stabilite a seguito dell’analisi dei rischi, all’interno del sistema HACCP aziendale e relativa tracciabilità.

È dai seguenti eventi che allevatori e produttori di mangimi che utilizzano erba medica disidratata vengono tutelati: 

  • perdita di valore nutrizionale del foraggio (la disidratazione “fissa” i nutrienti della pianta);
  • contaminazione con terra, sassi, materiale organico (i corpi estranei vengono eliminati);
  • insorgenza di muffe e fermentazioni interne (l’aria calda sanifica il foraggio e lo essica uniformemente).

Un altro vantaggio è quello della costanza qualitativa, condizione indispensabile nei metodi di nutrizione di precisione. Nel sistema di produzione di Gruppo Carli, la suddivisione in gamme qualitative e il monitoraggio analitico consentono di fornire esattamente il foraggio richiesto dal nutrizionista per la formula alimentare, evitando sbilanciamenti della razione o, semplicemente, sprechi nella somministrazione.

Non da ultimo, è doveroso sottolineare i benefici ambientali che l’erba medica vanta nei confronti di altre materie prime proteiche impiegate nella zootecnia, specie se di importazione. L’erba medica purifica l’aria captando il carbonio atmosferico, fertilizza i terreni attraverso la fissazione di azoto e previene il consumo del suolo, essendo la coltura con la più elevata produzione di proteine per ettaro. L’erba medica disidratata si dimostra così un valido alleato per il settore dell’allevamento, che oggi sta affrontando la pressione della domanda di sostenibilità da parte dei consumatori.

Quali difetti bisogna ricercare nelle partite di medica disidratata acquistate per stare tranquilli?

L’erba medica disidratata viene lavorata in maniera industriale e raramente presenta difetti, essendo un prodotto selezionato ed omogeneo, privo di corpi estranei e con caratteristiche nutrizionali stabili.

Oggetti del controllo al momento dell’acquisto devono essere la salubrità ed il contenuto nutrizionale, la cui valutazione non deve lasciare spazio all’approssimazione. Per formulare un piano di razionamento accurato, che valorizzi le materie prime di cui è composto, è necessario disporre dei dati analitici specifici del foraggio utilizzato, e non fare riferimento a dati tabellari.

Fonte: Ruminantia