Consiglio Agricoltura UE: da rivedere la proposta di regolamento sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari

Il 26 settembre si è tenuta la riunione del Consiglio Agricoltura, tra i vari temi si è discusso della proposta di regolamento sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari (SUR).

La Polonia, con un documento informale (non paper) firmato anche da altre delegazioni (Italia, Austria, Bulgaria, Estonia, Ungheria, Lettonia, Malta, Polonia, Romania, Slovenia, Slovacchia), ha avanzato alla Commissione europea la richiesta di migliorare ed integrare la valutazione d’impatto che accompagna la proposta di regolamento sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari. In primis, infatti, secondo tali Stati membri la valutazione d’impatto presentata manca di adeguate analisi quantitative ed utilizza invece una classificazione qualitativa ambigua. Il non paper riflette le preoccupazioni degli Stati membri per la qualità della proposta legislativa in considerazione dell’impatto che la proposta potrebbe avere su vari settori. Si sottolinea la priorità rivestita dalla salvaguardia della sicurezza alimentare e la vulnerabilità dei sistemi di produzione alimentare agli impatti negativi dei cambiamenti climatici. A riguardo, in considerazione del fatto che le autorità pubbliche sono obbligate a garantire la sicurezza alimentare dei cittadini dell’UE, si osserva che la valutazione d’impatto presentata dalla Commissione europea non risponde in modo chiaro e quantitativo alle questioni fondamentali riguardanti:

1. l’impatto della proposta di regolamento sulla produzione alimentare nell’UE;

2. la maggiore dipendenza dalle importazioni alimentari;

3. la riduzione della resilienza dell’UE alle crisi che sono la causa di perturbazioni nelle catene di approvvigionamento (guerra, pandemia, grave siccità;

4. l’impatto del divieto di utilizzo di prodotti fitosanitari nelle aree sensibili;

5. l’impatto dell’eliminazione graduale di alcune sostanze attive classificate come “nocive” e la quantità limitata e meno efficace o non sufficientemente testata su larga scala di prodotti non chimici alternativi a questi;

6. le specificità degli Stati membri e le diverse sfide che devono affrontare.

Per quanto riguarda l’impatto della crisi dovuta al conflitto tra Russia ed Ucraina, è stato evidenziato che i dati utilizzati ai fini della valutazione d’impatto non possono più essere considerati validi poiché non ne tengono conto. Inoltre, la valutazione d’impatto manca di analisi approfondite degli effetti economici e sociali della proposta, incluso l’aspetto della sicurezza alimentare, l’impatto sulla produzione agricola dell’UE, la dipendenza dalle importazioni alimentari; nemmeno l’impatto sulla competitività delle PMI è stato completamente valutato. Inoltre, non è chiaro come le nuove norme influiranno sulla redditività a lungo termine della filiera, con particolare riferimento agli agricoltori. Gli Stati membri firmatari hanno sottolineato che la priorità deve essere garantire la sicurezza alimentare dei cittadini dell’UE e preservare la sovranità alimentare. Pur accogliendo con favore l’impegno a redigere un’analisi completa di tutti i fattori trainanti della sicurezza alimentare, gli Stati membri si sono detti profondamente preoccupati che quest’analisi non porti ad una valutazione dell’impatto della proposta sulla sicurezza alimentare.

Tra gli elementi sottolineati dalle delegazioni di altri Stati membri, sono emerse preoccupazioni rispetto al divieto dell’uso di fitofarmaci nelle aree sensibili (Francia, Danimarca, Grecia), alla definizione degli obiettivi, alla reciprocità delle norme (Spagna e Francia) ed alla disponibilità di prodotti alternativi (Olanda). Diversi Stati membri non firmatari (Francia, Olanda, Portogallo) si sono mostrati concordi sulla necessità di un ulteriore approfondimento dell’impatto della proposta legislativa. La Germania, al contrario, si è mostrata favorevole alla definizione di obiettivi vincolanti e contraria ad una valutazione d’impatto complementare.

Il Ministro Patuanelli ha ricordato l’importanza di rendere sempre più sostenibile il settore agricolo. Tuttavia, una riduzione generalizzata dei fitofarmaci, soprattutto se non accompagnata dalla reciprocità dei prodotti importati, può provocare un forte impatto sulle produzioni agroalimentari europee. Il Ministro, condividendo le preoccupazioni espresse dagli altri Stati firmatari, ha evidenziato la necessità di portare a termine una nuova valutazione d’impatto sulle produzioni europee e sulla sicurezza alimentare nell’UE. La nuova valutazione dovrebbe tener conto, dell’impatto sulla produzione alimentare, della maggiore dipendenza dalle importazioni di alimenti da Paesi terzi, delle specificità produttive degli Stati membri (in particolar modo di quelli dell’area del Mediterraneo).

Il Commissario per la Salute, Stella Kyriakides, ha affermato di comprendere appieno le preoccupazioni per l’impatto della guerra in Ucraina sulla sicurezza alimentare ma ha insistito sul fatto che le cause di una situazione di sicurezza alimentare vadano oltre la guerra in Ucraina o il divieto dell’uso dei prodotti fitosanitari. Il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità ed il minor numero di impollinatori minacciano nel breve e medio termine la sicurezza alimentare dell’UE ed è su questi fattori che, secondo il Commissario, occorre intervenire.

In particolare, ha ricordato i recenti episodi devastanti di siccità nell’UE che hanno mostrato la necessità di un cambiamento verso un’agricoltura più sostenibile al fine di disporre di un sistema alimentare più resiliente capace di contribuire positivamente alla lotta al cambiamento climatico. Secondo il Commissario, la valutazione d’impatto che accompagna la proposta indica la biodiversità come elemento cruciale per salvaguardare la sicurezza alimentare dell’UE ed a livello globale, ed una migliore produttività agricola. In merito agli obiettivi stabiliti nella proposta, il Commissario ha ribadito la necessità del contributo degli Stati membri al raggiungimento degli obiettivi nonché all’elevato livello di ambizione, aggiungendo che la proposta prevede elementi di flessibilità basati sia sul progresso storico che sull’intensità dell’uso agricolo. Per il Commissario si tratta di un approccio equo che consente di prendere in considerazione i diversi punti di partenza ed evitare ampie variazioni rispetto all’obiettivo del 50%, mostrandosi comunque disponibile a ricevere suggerimenti per approcci alternativi. Rispetto alle aree sensibili, la Commissione europea è disponibile a valutare la ricerca di soluzioni pragmatiche. In generale, il Commissario si è mostrato collaborativo per trovare compromessi praticabili che rappresentino soluzioni ambiziose volte a realizzare l’obiettivo ultimo di ridurre la presenza di sostanze chimiche negli alimenti.

Fonte Confagricoltura