COVID-19 E QUALITÀ DELL’ARIA NEL BACINO PADANO

Qualità dell’aria relativa ai mesi di febbraio, marzo aprile e maggio 2020

IL CONTESTO

Nei primi mesi del 2020, la crisi sanitaria causata dalla pandemia COVID-19 e le conseguenti misure di contenimento adottate, hanno generato una drastica e repentina riduzione di alcune tra le principali sorgenti di inquinamento atmosferico.

Si sono quindi create le condizioni per poter testare sul campo alcune azioni di contrasto all’inquinamento atmosferico in una delle aree più complesse d’Europa, quella del Bacino Padano, che purtroppo è anche tra le aree più drammaticamente colpite dall’emergenza sanitaria.

Per queste ragioni, lo Steering Committee del progetto PREPAIR, costituito dalle Regioni e Province autonome del Bacino Padano, dalle Città di Bologna, Milano e Torino, dalle Agenzie ambientali del Bacino Padano e della Slovenia, ART-ER e FLA, ha deciso di realizzare un approfondimento ad hoc per valutare l’effetto delle misure di contenimento sulla qualità dell’aria.

LE MISURE DI CONTENIMENTO

A partire dal 24 febbraio, con l’entrata in vigore del DL 23 febbraio 2020 n. 6 e del DCPM 23 Febbraio 2020, iniziano ufficialmente le misure emergenziali di contenimento alla diffusione del virus COVID-19, con l’istituzione di due “zone rosse”, corrispondenti ai primi focolai a Codogno e Vo’ Euganeo, e, contemporaneamente, con la chiusura delle scuole in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto.

Le misure restrittive appena descritte, e quelle che sono state prese successivamente, hanno avuto un impatto sulla maggior parte dei settori delle attività umane che sono responsabili delle emissioni di inquinanti: un impatto differenziato a seconda del settore e crescente man mano che sono state emesse restrizioni più stringenti.

I dati presi in esame presentano effetti più marcati sui trasporti, meno marcati sul settore industriale e produzione di energia elettrica e addirittura, una lieve crescita per il riscaldamento domestico. Le emissioni derivanti dall’agricoltura e dalla zootecnia vengono considerate sostanzialmente invariate.

A partire dalla fine di aprile, con l’allentamento delle misure restrittive, le emissioni hanno ricominciato a crescere tornando progressivamente ad allinearsi con i livelli normali per questa stagione, comunque più bassi rispetto ai livelli invernali (si consideri su tutto la riduzione dei consumi del riscaldamento).

Gli NOx sono dei composti gassosi, che si formano con l’azoto ogni volta che l’aria viene riscaldata al di sopra dei 1.400° C. Alle alte temperature l’azoto presente nell’aria si trasforma in tre composti: protossido di azoto, ossido di azoto e biossido di azoto. Ma dopo pochi istanti rimane solo il biossido di azoto.

Come media di bacino padano, le emissioni di NOx sono progressivamente diminuite in tutti i territori man mano che entravano in vigore le misure restrittive, raggiungendo una riduzione media massima di quasi il 40% a metà aprile, mentre le emissioni dirette di PM10 sono diminuite fino a raggiungere una riduzione media massima del 20% a fine aprile.

CRITICITA’ AMBIENTALI

Le principali criticità sulla qualità dell’aria nel bacino padano riguardano il superamento del valore limite annuale e giornaliero di PM10 (Particulate Matter ≤ 10 µm, ovvero materiale particolato con dimensione inferiore o uguale a 10 micrometri) e il valore limite annuale di NO2 ( Biossido di Azoto).

Nell’ambito del progetto PREPAIR si è valutato che la piena applicazione delle misure previste dai piani per la qualità dell’aria delle regioni e dagli accordi interregionali e nazionali, oltreché dal progetto stesso, consentirebbe di ottenere il rispetto dei limiti su gran parte della pianura padana, riducendo significativamente l’esposizione della popolazione agli agenti inquinanti.

Per poter incidere sulla concentrazione di PM e NO2, i piani per la qualità dell’aria hanno previsto misure che agiscono non solo sulle emissioni dirette di questi inquinanti, ma anche sui principali precursori, ovvero: ammoniaca (NH3), composti organici volatili (COV) e ossidi di zolfo (SOX), oltre che gli stessi ossidi di azoto (NOX).

Le emissioni di questi precursori sono dovute a molte attività umane (traffico, agricoltura, riscaldamento degli ambienti, industria).

EFFETTI DEL LOCKDOWN SULLE EMISSIONI

Le valutazioni delle variazioni emissive relative al periodo di lockdown possono essere messe a confronto con le riduzioni obiettivo dei piani.

In particolare, questo confronto indica che:

  • le emissioni di NOX hanno avuto un decremento comparabile a quello previsto dai piani, con un massimo settimanale dell’ordine del 40% (variazioni da settimana a settimana e andamenti simili nelle varie regioni). Questo decremento è attribuibile principalmente alla riduzione della circolazione dei veicoli che ha raggiunto l’80% per i veicoli leggeri ed il 50 – 60 % dei veicoli commerciali pesanti;
  • le emissioni di PM10 hanno avuto un decremento massimo settimanale dell’ordine del 20%, sensibilmente inferiore a quello previsto dai piani (-40%), con variazioni da settimana a settimana e andamenti diversificati nelle varie regioni. Il minore decremento delle emissioni di PM10 è attribuibile principalmente al riscaldamento degli ambienti, le differenze tra le regioni sono dovute principalmente al diverso consumo di biomassa legnosa;
  • a partire dalla prima settimana di maggio, in corrispondenza dell’inizio della fase 2 (DPCM 26 aprile 2020) si ha una inversione di tendenza per entrambi gli inquinanti e le emissioni progressivamente aumentano man mano che procede la ripresa delle attività;
  • le emissioni di ammoniaca non risultano ridotte. Piccole variazioni (-1% circa) sono dovute alla riduzione dei veicoli circolanti (marmitte catalitiche).