Cremona capitale della protesta: «Così non sopravviviamo»

Prezzo alla stalla: sfilano gli allevatori. Crotti: «Non possiamo più attendere» Lasagna (Fiiaf): «Per noi vale la stretta di mano, per altri nemmeno il contratto…»

DAL PRESIDIO. Iniziano a confluire alcuni mezzi agricoli ed alcuni allevatori a Cà de Somenzi

«No i siamo espressione di una cultura per la quale una stretta di mano valeva più di un contratto. Ma oggi, a quanto pare, sono addirittura i contratti a non valere più nulla. Una vergogna».
Sta tutto nelle parole di Carlo Lasagna ,presidente della Federazione nazionale delle imprese agricole familiari di Confagricoltura, lo stato d’animo che ieri mattina ha accomunatogli allevatori al presidio organizzato davanti a CremonaFiere da Confagricoltura Lombardia e dalla sua Federazione Latte. Una mattinata di protesta, sensibilizzazione e appelli alla politica contro la mancata attuazione del protocollo nazionale d’intesa della filiera sottoscritto tre mesi fa al Ministero, che avrebbe dovuto garantire 41 centesimi al litro per la remunerazione del latte alla stalla; a fronte di una situazione nella quale l’aumento esponenziale dei costi di produzione (materie prime e soprattutto energia) spinge i bilanci delle imprese ben oltre la soglia di rischio.
«Aspettiamole fatture che arriveranno dalle imprese di trasformazione entro martedì 15», ha detto Riccardo Crotti, presidente di Confagricoltura Lombardia e della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi, affiancato dal direttore di Federlombarda Stefano Zuliani. «Se non ci verrà riconosciuto il prezzo previsto dall’accordo nazionale di filiera, ci appelleremo al mancato rispetto del decreto sulle pratiche sleali. Gli allevatori non possono più attendere nè lavorare sotto costo».
Crotti ha ringraziato l’assessore regionale all’agricoltura Fabio Rolfi , intervenuto alla manifestazione per portare il sostegno del Pirellone, confermare il suo impegno e la convocazione del tavolo latte per il pomeriggio di giovedì prossimo.


All’appello partito da Cremona- Fiere si è idealmente unito tutto il sistema di Confagricoltura: con il saluto e la vicinanza – trasmessi a Crotti – del leader nazionale dell’organizzazione di Palazzo della Valle, Massimiliano Giansanti; la presenza di due componenti della Giunta nazionale (Giovanna Parmigiani e Luca Brondelli di Brondello), del presidente nazionale della Federazione di prodotto latte, Francesco Martinoni, dei presidenti delle unioni provinciali di Brescia, Giovanni Garbelli, e di Mantova, Alberto Cortesi, di Carlo Lasagna e molti altri esponenti del mondo agricolo ed allevatoriale.
«Abbiamo scritto al ministro Patuanelli (che si era speso in prima persona per la firma dell’accordo di filiera, ndr) per rappresentare la situazione di grave sofferenza e difficoltà nella quale versa il mondo agricolo», ha aggiunto Crotti «Chiediamo con assoluta determinazione che gli impegni vengano mantenuti, dunque quello di oggi è solamente un primo passo. Ci sono cose che non dipendono da noi,ma almeno una a livello regionale la possiamo fare, e riguarda il Moloch della burocrazia. Non possiamo essere costretti a perdere su questo fronte almeno il 10% del nostro tempo e delle nostre risorse economiche. In ambito europeo e nazionale è difficile incidere, ma in Lombardia – insieme possiamo e dobbiamo fare molto di più. E’tempo di dare agli imprenditori lo spazio e la fiducia che meritano, ampliando il campo di utilizzo dell’auto – certificazione. Se non abbiamo e carte in regole. e non è il nostro caso, multateci e bloccateci: non avremo nulla da ridire. Ma altrimenti lasciateci lavorare: non chiediamo altro e – francamente ci sembra il minimo».


«Da oltre un anno l’agricoltura in generale e la zootecnia in particolare stanno soffrendo. In questa situazione le stalle non riescono più a resistere.Gli allevatori sono davvero alla canna del gas, o – secondo lo slogan che abbiamo scelto per questa manifestazione alla “canna del latte”. Non sono più in grado di onorare i mutui contratti con gli istituti di credito per investire nella loro attività, nè di far fronte agli impegni contratti nei confronti dei fornitori. La manifestazione di oggi costituisce un inizio un primo passo.Abbiamo puntato come sempre sul colloquio ed il confronto,ma il tempo sta passando inutilmente senza che le cose cambino e la nostra situazione lasci intravedere gli auspicati segnali di cambiamento; ma oggi davvero ci stiamo pericolosamente ad un potenziale punto di non ritorno e abbiamo deciso di rilanciare chiaro e forte il nostro appello.
Istituzioni, politici, trasformatori, grande distribuzione e consumatori devono sapere che la posta in gioco in questa battaglia è il made in Italy agroalimentare. Nessuno può correre il rischio di metterlo in ginocchio. Meglio dirselo ora,prima che sia troppo tardi per tutti».