CremonaFiere, presidio di protesta di allevatori e agricoltori

Fonte: La Provincia

Questa mattina si è tenuto il presidio di protesta di allevatori e agricoltori presso CremonaFiere. Si è espresso così Massimiliano Giansanti, Presidente di Confagricoltura: «Mai come in questo momento temo che la crisi che stiamo vivendo rischi di lasciare a bordo campo un numero di imprese agricole che non possiamo permetterci. Per questo ritengo, e sono fiducioso, che il Governo e il ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli sapranno individuare misure e sostegni per garantire e rafforzare la filiera primaria, e fondamentale, del sistema economico del Paese. Mi attendo poi un atto di responsabilità da parte di tutti i firmatari dell’accordo sul prezzo del latte per rispettare gli impegni assunti. Questo messaggio non può che partire da Confagricoltura nella giornata in cui i nostri allevatori si sono ritrovati a Cremona, capitale del latte italiano, per ribadire il valore e la centralità del sistema zootecnico tanto in Lombardia quanto in Italia. A settembre dell’anno scorso avevamo chiesto al ministro di trovare un accordo — poi raggiunto — per la giusta remunerazione del prezzo del latte. Oggi questo intervento è ancora più necessario alla luce dell’aumento dei costi energetici e dei mangimi. Le imprese zootecniche, infatti, non riescono più a chiudere i loro bilanci mensili. E questo deve essere considerato sia dal lato della distribuzione, sia da quello dell’industria, per garantire la sopravvivenza del sistema zootecnico nazionale. Stiamo vivendo una stagione complicata a causa della peste suina africana e dell’aviaria, problemi che si vanno ad aggiungere a quello dei costi di produzione dei prodotti agroalimentari italiani, ormai fuori controllo. E non per volontà dei nostri allevatori. È giusto e corretto continuare a chiedere garanzie di qualità e quantità all’agricoltura italiana, ma è altrettanto corretto garantire un giusto riconoscimento economico agli stessi. Dietro a ogni prodotto che arriva sulle tavole degli italiani c’è un processo ampio che tocca anche i più alti valori della dignità del lavoro e del rispetto dell’ambiente, sui quali gli allevatori e gli agricoltori si sono sempre impegnati».

Il vicepresidente Matteo Lasagna ha affermato che «il settore non vede riconosciuto l’aumento dei costi delle materie prime. Tutti adeguano i loro prezzi alle mutate condizioni ma a noi questo non è permesso da chi compra la nostra materia prima. Fra pochi mesi o settimane le nostre aziende chiuderanno perché non riescono ad affrontare i rincari senza un adeguamento della remunerazione del prezzo del latte. In un Paese civile questa non si chiama regolazione di mercato, ma equità. Equità che deve esistere per tutti e noi non la registriamo. Ci fa piacere che politica ascolti il grido di dolore degli allevatori. Ci farebbe anche più piacere se la politica fosse più efficace. Aspettiamo poi gli industriali che continuano a rimanere sordi e muti. Qui non si tratta di mettersi una mano sul cuore, ma di fare quel che già fanno con la grande distribuzione organizzata che aumenta i listini. E noi non capiamo perché per il settore primario questo non sia possibile. Sono convinto che onestà e trasparenza da parte nostra ci sia, mentre manca da altre parti. Questo disagio va rappresentato e raccontato ed è quello che è stato fatto con il presidente Riccardo Crotti e con gli allevatori che si sono uniti. Cremona è stato il posto naturale dove dare vita a questa manifestazione. Non solo è un riferimento per via delle Fiere Zootecniche Internazionali, ma anche per la produzione di latte in regioni e in tutta Italia».

Francesco Postorino, direttore generale di Confagricoltura, non ha usato mezzi termini: «La situazione attuale ha creato uno stato di sofferenza al limite della sopportazione, non c’è struttura produttiva che possa reggere il colpo di fronte a simili aumenti dei costi energetici, a cui si unisce lo stallo per quanto riguarda il prezzo del latte. Da un lato, insomma, sono aumentate le spese, dall’altro i ricavi non ci sono, la remunerazione del latte alla stalla non copre nemmeno i costi di produzione». Il blocco della trattativa sta mettendo in crisi gli allevatori. «Nutrivamo la speranza forte nell’intesa raggiunta a livello nazionale, adesso siamo al polo: ci sono resistenze e rigidità che stanno rendendo impraticabile l’applicazione accordo. Questo dispiace anche alla luce del fatto che lo stallo accresce paure del mondo agricolo. Abbiamo maggiori costi produzione e allo stesso tempo non veniamo sufficientemente remunerati. Ci auguriamo che prevalga il buonsenso ma non abbiamo elementi al momento per dire che ci siano in vista evoluzioni in positivo».

Piena solidarietà e partecipazione delle unioni provinciali lombarde di Confagricoltura. Dalle più rappresentative a quelle più piccole a livello numerico è salito un appello a sostegno dell’iniziativa decisiva per il futuro dell’agricoltura regionale.

Importante la partecipazione, al presidio, di allevatori e agricoltori, i quali hanno manifestato, nel pieno rispetto delle norme Covid, contro il prezzo del latte alla stalla e il caro energia, schierandosi davanti a CremonaFiere con i propri mezzi agricoli.

Tra i presenti, il Presidente di Confagricoltura Lombardia e della Libera Associazione Agricoltori, Riccardo Crotti; il responsabile FRP latte di Confagricoltura, Maurizio Roldi; Federico Lena, Consigliere di Regione Lombardia; Matteo Piloni, Consigliere di Regione Lombardia; Cesare Soldi, Presidente AMI; Luciano Pizzetti, deputato della Repubblica, e Fabio Rolfi, assessore lombardo all’Agricoltura. L’assessore, schierato dalla parte degli allevatori, ha convocato per giovedì 17 febbraio un tavolo regionale del latte a Milano.

È possibile guardare la diretta del presidio cliccando QUI

Fonte: La Provincia