Crotti: «Servono invasi. E il vero nodo è l’idroelettrico».

È impensabile che l’acqua del Po scenda al mare per sei mesi senza passare dalla rete di irrigazione.

La crisi idrica in Lombardia ha radici lontane, mai affrontate prima con efficacia dalle istituzioni. Un problema gravissimo che riguarderà in futuro tutto il mondo e che in prospettiva ha bisogno di interventi a lungo termine. Anche il contingente, però, ha bisogno di avere risposte serie e puntuali. Reduce dalla tavola rotonda a Palazzo Pirelli, promossa dalla Commissione Agricoltura alla quale ha partecipato una delegazione israeliana, Riccardo Crotti, presidente di Confagricoltura Lombardia e della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi, sottolinea l’urgenza di soluzioni drastiche.

Il presidente: «Programmazione a lungo termine. Necessari interventi anti spreco nel quotidiano»

«L’esperienza israeliana è utile ma da noi non c’è desertificazione. Però anche noi applichiamo l’irrigazione a goccia ormai da anni nelle colture che hanno rendita come pomodoro, vite e frutta. Tecnica che esige investimenti importanti e dunque impraticabile nei prati stabili o nelle coltivazioni a mais. Per questo, come sostiene Confagricoltura, sarà necessario fronteggiare l’aumento della siccità con la realizzazione di nuovi invasi: impensabile che l’acqua del fiume Po per sei mesi scenda al mare senza passare dalla rete idrica. É indispensabile la bacinizzazione. In questo modo si alza la falda freatica e si riempiono i fontanili che permettono di irrigare. E va fatto un uso anche invernale dell’acqua. Senza dimenticare, e in questo aspetto Israele ci insegna, gli interventi necessari sugli sprechi e maggiore educazione sugli usi dell’acqua nella quotidianità».

Questo a lungo termine. A breve, fermo restando la necessità degli invasi, secondo Crotti «occorre togliere alcune autorizzazioni agli utilizzatori di impianti idroelettrici, che trattengono l’acqua per produrre energia. Si tratterebbe di disciplinare il flusso minimo vitale in maniera strutturata. Perché convocare un tavolo ogni volta? Abbiamo bisogno di stabilità e programmazione, è fondamentale. E poi se non c’è acqua, come produrremo cibo? Oggi la popolazione mondiale supera gli 8 miliardi di persone, una crescita senza precedenti che impone nuove sfide. Mondiali. Una sarà appunto combattere la fame e la povertà. La siccità è un problema gravissimo, la cui soluzione non può essere procrastinata. Lo dobbiamo a noi, ma anche alle generazioni future».