Dati sulla resistenza antimicrobica nell’UE

18 novembre 2022, Giornata europea sull’uso consapevole degli antibiotici

Nella Giornata europea degli antibiotici, un’indagine paneuropea sulla resistenza antimicrobica mostra come la metà degli europei ritenga ancora, erroneamente, che gli antibiotici uccidano i virus. Al tempo stesso il 23% degli intervistati ha assunto antibiotici nel corso dell’ultimo anno, la percentuale più bassa dal 2009, e questo risultato dimostra chiaramente che il lavoro svolto dagli Stati membri e dalla Commissione per contribuire a sensibilizzare i cittadini sui rischi di un uso eccessivo degli antibiotici sta dando i suoi frutti. 

La resistenza antimicrobica rappresenta uno dei maggiori rischi per la salute umana ed è una delle 3 principali minacce per la salute, che sono state individuate dall’Autorità europea per la preparazione e la risposta alle emergenze sanitarie (HERA) della Commissione e richiedono misure di coordinamento a livello dell’UE. Secondo i nuovi dati pubblicati oggi dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC), in tutta l’Unione europea, in Islanda e in Norvegia ogni anno si registrano più di 35 000 decessi dovuti a infezioni resistenti agli antibiotici. Queste infezioni comportano costi supplementari di 1,5 miliardi di € a carico dei sistemi sanitari e perdite di produttività nell’UE.

Indagine Eurobarometro: solo un intervistato su due sa che gli antibiotici non sono efficaci contro i virus.

Un Eurobarometro speciale pubblicato il 17 novembre offre una panoramica dell’atteggiamento degli europei nei confronti degli antibiotici. Dai risultati emerge principalmente quanto segue:

  • l’uso di antibiotici ha raggiunto un minimo storico: il 23% degli europei dichiara di aver assunto antibiotici per via orale nell’ultimo anno, la percentuale più bassa dal 2009. Questo valore varia però dal 42% a Malta al 15% in Svezia e in Germania;
  • circa l’8% degli antibiotici è stato assunto senza prescrizione medica;
  • un numero molto elevato di europei ha assunto antibiotici senza un valido motivo (vale a dire per curare infezioni virali o solo per semplici sintomi).

L’indagine ha inoltre evidenziato una preoccupante mancanza di consapevolezza dei cittadini in merito all’uso appropriato degli antibiotici:

  • solo la metà (50%) degli intervistati sa che gli antibiotici non sono efficaci contro i virus;
  • solo 3 europei su 10 sanno che l’uso non necessario di antibiotici li rende inefficaci, che l’assunzione di antibiotici dovrebbe cessare solo una volta completato l’intero ciclo di cura, che gli antibiotici spesso comportano effetti collaterali, come la diarrea, e sono inefficaci contro i raffreddori.

I nuovi dati pubblicati oggi dall’ECDC mostrano che, nel complesso, tra il 2016 e il 2020 nell’UE/SEE il numero delle infezioni e dei decessi causati dalla resistenza antibatterica è aumentato in misura significativa. Tra il 2017 e il 2021 si è registrato anche un aumento del numero e della proporzione delle segnalazioni di infezioni invasive da Klebsiella pneumoniae e Acinetobacter spp., che sono resistenti ai carbapenemi, un gruppo di antibiotici spesso utilizzati come antibiotici di ultima linea.

Il consumo totale di antimicrobici nell’uomo (nel settore ospedaliero e dell’assistenza sanitaria di base) è diminuito del 23% tra il 2012 e il 2021. Sebbene ciò dimostri un’importante riduzione dell’uso non necessario di questi medicinali, è tuttavia aumentato notevolmente il consumo degli antibiotici a più ampio spettro, in particolare negli ospedali. Ad esempio, il consumo ospedaliero di carbapenemi è aumentato del 34% tra il 2012 e il 2021.

Da questa minaccia crescente emerge la necessità di affrontare la resistenza antimicrobica attraverso un approccio “One Health” che riconosca l’interconnessione tra la salute umana, la salute animale e l’ambiente. Quest’anno sono entrate in vigore nuove norme dell’UE che, per garantire la continuità dell’efficacia degli antimicrobici essenziali nella medicina umana, ne vietano l’uso nella medicina veterinaria.

La Commissione ha pubblicato anche un riesame dei piani d’azione nazionali “One Health” degli Stati membri contro la resistenza antimicrobica. Dal riesame è risultato che molti Stati membri trarrebbero vantaggio da un rafforzamento dell’approccio “One Health” nei confronti della resistenza antimicrobica, che tenga conto dell’impatto degli antibiotici sull’ambiente. La Commissione ha inoltre pubblicato un parere del gruppo di esperti su come investire efficacemente nella salute per gestire la resistenza antimicrobica in tutto il sistema sanitario.

Nel primo semestre del 2023 la Commissione intensificherà la sua azione sulla resistenza antimicrobica con una proposta di raccomandazione del Consiglio e nell’ambito di una proposta di revisione della legislazione farmaceutica dell’UE. Nel corso del 2023 l’UE avvierà un’azione congiunta con gli Stati membri, la Norvegia, l’Islanda e l’Ucraina sulla resistenza antimicrobica, finanziata con 50 milioni di € nell’ambito del “programma UE per la salute” (EU4Health).

Nel quadro di Orizzonte 2020, il programma di ricerca dell’UE, sono stati mobilitati oltre 690 milioni di € per sostenere la ricerca e l’innovazione nel settore della resistenza antimicrobica. Nei primi due anni di Orizzonte Europa sono stati impegnati 32,5 milioni di € per 13 progetti di ricerca sulla resistenza antimicrobica.

Il trattamento di animali malati con antibiotici

La somministrazione di antibiotici agli animali malati è parte integrante della medicina veterinaria e del benessere degli animali. I batteri resistenti negli animali non rappresentano solo una minaccia per la salute degli animali, ma possono rischiare di contaminare gli esseri umani, ad esempio attraverso il contatto diretto tra animali e esseri umani e attraverso la catena alimentare. Gli intervistatori hanno spiegato agli intervistati che volevano parlare dell’uso e degli effetti degli antibiotici negli animali da allevamento (cioè animali utilizzati per il consumo – carne, latticini, ecc.). Agli intervistati è stato poi chiesto se erano d’accordo o in disaccordo con l’uso di antibiotici negli animali malati se questo fosse il trattamento più appropriato38.
Quasi due terzi degli intervistati (64%) concordano sul fatto che gli animali malati hanno il diritto di essere curati con antibiotici se questo è il trattamento più appropriato, con quasi uno su cinque (19%) che afferma di essere “totalmente d’accordo”; un terzo degli intervistati (31%) non è d’accordo e poco più di uno su dieci (11%) che afferma di essere “totalmente in disaccordo”.
Rispetto a quanto emerso dall’indagine condotta nel 2018, si è registrato un sostanziale aumento della percentuale di intervistati che ‘concordano’ sul diritto degli animali malati a essere curati con antibiotici (+8 punti percentuali), in gran parte attribuibile a un aumento tra gli intervistati ‘tendenzialmente d’accordo’ (+9). Nel complesso, la percentuale di coloro che affermano di “non essere d’accordo” sul fatto che gli animali malati abbiano questo diritto è diminuita e diminuisce la quota di coloro che dichiarano di non sapere (5%).

In tutti i 27 Stati membri almeno la metà degli intervistati concorda sul fatto che gli animali malati hanno il diritto di essere curati con antibiotici. Confrontando i risultati a livello nazionale con quelli dell’indagine del 2018, è aumentata in tutti i 27 Stati membri, in Italia (61 %, +22).

Fonte: Eurobarometro