Direttiva nitrati, seconda lettera di messa in mora dall’Ue

Non tutti gli addebiti sollevati nella prima lettera della Commissione Europea sono stati superati: L’Italia deve inviare le proprie osservazioni entro il 30 marzo 2021 per evitare il deferimento

Agli inizi di dicembre la Commissione europea ha inviato a Luigi Di Maio, Ministro italiano per gli Affari esteri e la cooperazione internazionale, una lettera di messa in mora complementare relativa alla protezione delle acque dall’inquinamento provocato da nitrati provenienti da fonti agricole. A firmarla, il Commissario per l’Ambiente e gli oceani, Virginijus Sinkevicius. Questo significa che se entro il 30 marzo 2021 l’Italia non risponderà con proprie controdeduzioni e osservazioni, la Commissione potrà sollevare il caso innanzi alla Corte di giustizia europea.
Prima lettera di messa in Mora
L’8 novembre 2018 la Commissione europea aveva inviato alla Repubblica italiana una prima lettera di costituzione in mora, invitando le Autorità a garantire la stabilità della rete di monitoraggio dei nitrati di origine agricola, a procedere a un riesame ed alla designazione delle zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola in varie regioni, e ad adottare misure supplementari o azioni rafforzate per conseguire gli obiettivi della direttiva nitrati in diverse regioni.
Le osservazioni inviate dalle autorità italiane pare non abbiano permesso di superare alcuni problemi, per cui la Commissione ha concluso che, con riferimento ad alcune regioni, non tutti gli addebiti sollevati nella prima lettera di messa in mora sono stati superati.
Inoltre, la Commissione ha fatto presente che sono emerse nuove problematiche, anche in relazione alla deroga concessa dal ministero alle Politiche agricole al divieto di applicazione degli effluenti zootecnici nella stagione invernale: per la Commissione, tale deroga risulta contraria al Programma d’azione nazionale e alla stessa direttiva nitrati.

Il dettaglio

Innanzitutto secondo la Commissione Ue sarebbe mancata la creazione di una rete di controllo stabile nelle regioni Basilicata, Lazio e Marche a causa della rotazione delle stazioni di controllo.
Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Molise, Puglia, Sicilia, Umbria e Veneto avrebbero violato addirittura la direttiva nitrati non designando ancora le zone vulnerabili ai nitrati di origine agricola per quelle acque inquinate pure già individuate dalle stazioni di controllo.
Sarebbe poi la mancata adozione delle misure aggiuntive o azioni rafforzate non appena è risultato evidente che le misure incluse nel programma di azione non erano sufficienti a conseguire gli obiettivi della direttiva con riferimento all’inquinamento da nitrati. Tale presunta omissione riguarda le regioni Campania, Marche, Lazio, Puglia, Liguria, Lombardia, Sardegna, Veneto, Friuli Venezia Giulia e Umbria.
Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Toscana, Umbria e Veneto avrebbero invece violato la direttiva concedendo un eccessivo margine di discrezionalità nel derogare al divieto continuativo per lo spandimento degli effluenti zootecnici nel periodo invernale.
Infine vi è la mancata presentazione della relazione relativa al periodo 2016-2019, prevista dalla Direttiva nitrati.

Fonte: Agronotizie