Emissioni dei sistemi alimentari: dal 44% del 1990 al 24%. Rotta verso la sostenibilità

Stando a un nuovo studio pionieristico pubblicato nella rivista Nature Food, i sistemi alimentari di tutto il mondo sarebbero stati protagonisti di un importante cambio di rotta verso la sostenibilità.  

Lo studio, condotto da Francesco Tubiello, statistico principale ed esperto in cambiamenti climatici presso l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), in collaborazione con ricercatori del Centro comune di ricerca della Commissione europea con sede a Ispra, Italia, contiene un vero e proprio patrimonio di dati e, soprattutto, presenta una nuova banca dati, denominata EDGAR-FOOD, in cui sono state pubblicate serie storiche di dati procedendo a ritroso fino al 1990. Queste informazioni permettono di tracciare in maniera granulare le tendenze in corso e future. Il nuovo strumento, che fa affidamento sui principali dati relativi all’utilizzo del suolo della banca dati statistica FAOSTAT, mette a disposizione una serie completa e coerente di dati riferiti a molteplici settori, che si riveleranno essenziali nella pianificazione di azioni di mitigazione e percorsi di transizione efficaci verso sistemi alimentari sostenibili.

I risultati principali: dal 44% del 1990 al 24% di emissioni

Circa due terzi delle emissioni riconducibili ai sistemi alimentari globali provengono dal settore delle attività di uso del suolo, che comprendono l’agricoltura, lo sfruttamento del suolo e le modifiche della destinazione dei terreni. La cifra è più alta per i paesi in via di sviluppo, ma si rileva al tempo stesso una significativa flessione che va di pari passo con il calo della deforestazione e con l’aumento delle attività a valle come la lavorazione e la refrigerazione degli alimenti.

In termini di contributo alle emissioni totali di gas a effetto serra di origine antropica, i sistemi alimentari dei paesi industrializzati sono genericamente stabili al 24 percento circa, mentre nei paesi in via di sviluppo la percentuale è precipitata dal 68 percento del 1990 al 39 percento del 2015, in parte a fronte di un marcato aumento delle emissioni non correlate al settore alimentare.

Figurano tra i principali emettitori, nell’ordine: Cina, Indonesia, Stati Uniti d’America, Brasile, Unione europea e India.

Le fasi della produzione che accompagnano i prodotti alimentari dal campo fino ai cancelli dell’azienda agricola, compreso in questo processo l’uso di mezzi quali i fertilizzanti, sono quelle che attualmente più di tutte concorrono alle emissioni complessive dei sistemi alimentari (39 percento del totale). L’utilizzo del suolo e i fattori ad esso correlati contribuiscono per il 38 percento, mentre la distribuzione è responsabile del 29 percento delle emissioni, un dato che sta crescendo e che è destinato a crescere ulteriormente in futuro.

In media, le emissioni annue pro capite correlate ai sistemi alimentari in tutto il mondo sono diminuite di circa un terzo, fino a raggiungere il volume di 2 tonnellate di CO2 equivalente. Questo dato non è da intendersi come un sinonimo di “impronta dei consumatori”, poiché quest’ultima informazione dipende dalle specifiche abitudini alimentari dei singoli cittadini; tuttavia, può essere utilizzato come valore di riferimento rispetto al quale misurare le azioni di mitigazione condotte a livello nazionale per ridurre le emissioni di gas a effetto serra generate dal sistema alimentare nel suo complesso.

Fonte: FAO