Emissioni di gas a effetto serra: livelli in UE più bassi degli ultimi tre decenni

“Dobbiamo avere fiducia nei nostri progressi, non è il momento di riposare sugli allori. Dobbiamo intensificare i nostri sforzi in tutti i settori dell’economia. Le politiche del Green Deal europeo guideranno la nostra transizione verde e ci consentiranno di ridurre più rapidamente le emissioni di gas a effetto serra, con l’obiettivo di abbassarle del 55% rispetto ai livelli del 1990 entro il 2030. La transizione è fattibile se rinnoviamo il nostro impegno, cogliendo le opportunità della ripresa per riavviare la nostra economia in un modo più verde e resiliente così da creare un futuro sano e sostenibile per tutti “.

Questa la dichiarazione di apertura della “Relazione annuale UE sui progressi dell’azione per il clima”, pronunciata da Frans Timmermans, Vicepresidente esecutivo per il Green Deal europeo, riguardo i progressi compiuti dall’Unione nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra nel 2019. Nell’UE-27 queste sono diminuite del 3,7 % su base annua, registrando una diminuzione del 24% rispetto ai livelli del 1990, mentre il PIL è cresciuto dell’1,5 %.

L’applicazione delle misure restrittive durante i Lock down nazionali dovuti alla crisi del COVID-19, dovrebbe portare a un calo delle emissioni senza precedenti nel 2020, i cui dati certi saranno disponibili nella relazione dell’anno prossimo. Si stima comunque un calo dell’8% per le emissioni globali di CO2, mentre per quanto riguarda il monitoraggio del carbonio si stima che le emissioni dell’UE-27 nella prima metà dell’anno 2020 siano diminuite dell’11% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Tuttavia, come sperimentato in passato, una rapida ripresa economica può portare a un forte e rapido rimbalzo delle emissioni, a meno che la politica non indichi misure di stimolo verso la transizione verde.

EMISSIONI COPERTE DAL SISTEMA DI SCAMBIO DI EMISSIONI DELL’UE (ETS)

Anche prima della pandemia, le emissioni degli impianti fissi in tutti i paesi coperti dal sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE (EU ETS) sono diminuite notevolmente del 9,1% dal 2018 al 2019.

Ma cosa è il sistema di scambio di quote (ETS UE), il primo e il più esteso mercato mondiale della CO2, attivo in 31 Paesi (i 28 dell’UE, più l’Islanda, il Liechtenstein e la Norvegia)? È una delle pietre angolari su cui si fonda la politica dell’UE per contrastare i cambiamenti climatici ed è uno strumento essenziale per ridurre in maniera economicamente efficiente le emissioni di gas a effetto serra. Il sistema ETS UE opera secondo il principio della limitazione e dello scambio delle emissioni, attraverso la determinazione di un tetto massimo alla quantità totale di alcuni gas serra che possono essere emessi dagli impianti che rientrano nel sistema. Il tetto si riduce nel tempo di modo che le emissioni totali diminuiscono. Entro questo limite, le imprese ricevono o acquistano quote di emissione che, se necessario, possono scambiare. Lo scambio crea flessibilità e garantisce che le riduzioni delle emissioni avvengano quando sono più convenienti. Un solido prezzo della CO2 favorisce inoltre gli investimenti in tecnologie pulite e a basso rilascio di CO2.

l sistema riguarda i seguenti settori e gas e presta particolare attenzione alle emissioni delle quali è possibile effettuare misurazioni, relazioni e verifiche con un elevato grado di precisione:

  • anidride carbonica (CO2) derivante da
    • produzione di energia elettrica e di calore
    • settori industriali ad alta intensità energetica, comprese raffinerie di petrolio, acciaierie e produzione di ferro, metalli, alluminio, cemento, calce, vetro, ceramica, pasta di legno, carta, cartone, acidi e prodotti chimici organici su larga scala
    • aviazione civile
  • ossido di azoto (N2O) derivante dalla produzione di acido nitrico, adipico e gliossilico e gliossale
  • perfluorocarburi (PFC) derivanti dalla produzione di alluminio.

Il sistema di scambio di quote di emissioni (ETS) copre le emissioni di circa 11.000 centrali elettriche e impianti di produzione, nonché il trasporto aereo all’interno e tra i paesi aderenti.

Nel 2019, si stima che le emissioni degli impianti in tutti i 31 paesi siano diminuite del 9,1% rispetto al 2018, guidate dal settore della produzione di energia elettrica e calore, dove le emissioni sono diminuite di circa il 15% rispetto al 2018, grazie alla sostituzione del carbone con elettricità da fonti rinnovabili.

Le emissioni dell’industria sono diminuite di quasi il 2%, mentre quelle di CO2 dell’aviazione internazionale hanno registrato un aumento del 3% nel 2019 rispetto all’anno precedente. Le emissioni dell’aviazione sono coperte dall’ETS, ma per il momento solo per i voli all’interno dello Spazio economico europeo (SEE); l’impatto complessivo dell’aviazione sul clima globale, tenendo in considerazione altre emissioni oltre l’anidride carbonica, è importante, arrivando ad indicare un volume di emissioni dalle 2 alle 4 volte superiore rispetto alla sola componente CO2.

Per quanto riguarda invece le emissioni non coperte dall’ETS (come le emissioni dell’industria non ETS, trasporti, edifici, agricoltura e rifiuti) sono rimasti invariati dal 2018 al 2019.

LULUCF: Uso delle terre, cambiamento di uso e selvicoltura (Land Use, Land Use Change and Forestry)

Le foreste e i terreni agricoli coprono attualmente oltre i tre quarti del territorio dell’UE e detengono naturalmente ingenti scorte di carbonio, impedendo la sua fuga nell’atmosfera. Mentre il prosciugamento delle terre di torba, l’abbattimento delle foreste o l’aratura delle praterie generano emissioni, azioni come l’imboschimento o la conversione delle terre arabili in pascoli possono proteggere gli stock di carbonio o determinare il sequestro del carbonio.

Le rimozioni derivano dalla capacità delle piante e dei suoli di assorbire e trattenere i gas serra dall’atmosfera attraverso il processo della fotosintesi e avvengono quando gli alberi crescono o il materiale organico si accumula nei terreni. Al contrario, le emissioni si verificano ad esempio quando le piante muoiono e si decompongono o quando i terreni sono disturbati, in modo che la loro capacità di immagazzinamento diminuisca (es. quando vengono disboscate foreste, quando le zone umide sono prosciugate o quanto i prati vengono arati). Il biossido di carbonio (CO2) si differenzia dagli altri principali gas serra rilevanti per il settore in quanto il carbonio può essere immagazzinato in grandi quantità nei vari pool di carbonio nella vegetazione, nei terreni e negli organismi viventi. Le foreste dell’UE, ad esempio, assorbono l’equivalente di quasi il 10% delle emissioni totali di gas serra dell’UE ogni anno. L’uso del suolo e la silvicoltura – che includono il nostro uso di suoli, alberi, piante, biomassa e legname – possono così contribuire a una politica climatica vigorosa.

Possono contribuire alle emissioni anche altri fattori naturali, come ad esempio lo scarabeo della corteccia che ha attaccato in modo significativo le foreste della Repubblica Ceca, provocando un drammatico aumento del disboscamento. Disturbi singolari come gli incendi, che hanno colpito le foreste a Cipro nel 2016 e in Italia e Portogallo nel 2017, con conseguenti addebiti di emissioni per quell’anno, sono tornati a “condizioni normali” nel 2018, ma, nel contesto dei cambiamenti climatici, i fattori naturali sono previsti in aumento.

Il quadro 2030 per il clima e l’energia dell’UE integra le emissioni e gli assorbimenti dal settore del suolo dal 2021 utilizzando una serie di norme contabili dal protocollo di Kyoto: il regolamento richiede a ciascuno Stato membro di garantire che le emissioni derivanti dall’uso del suolo siano interamente compensate da una rimozione equivalente di CO2 dall’atmosfera attraverso l’azione nel settore. Per rendere operativo questo regolamento, gli Stati membri hanno presentato piani contabili nazionali forestali rivisti, compresi dei livelli di riferimento forestali proposti.

La Commissione ha analizzato le proposte, ha consultato il gruppo di esperti LULUCF e ha affrontato le questioni apportando correzioni da parte degli Stati membri o ricalcoli da parte della Commissione.

Il 28 ottobre 2020 la Commissione ha adottato il regolamento delegato che stabilisce i livelli di riferimento forestale degli Stati membri per il periodo 2021-2025.

Fonte: Commissione Europea e Ministero dell’Ambiente