Etichettatura carni suine trasformate, ulteriori deroghe

Come noto con il decreto Mipaaf del 6 agosto scorso è stato disposto l’obbligo di indicare in etichetta il luogo di provenienza per i prodotti a base di carne trasformata (carni macinate, separate meccanicamente, preparazioni di carni e prodotti a base di carne).

Rispetto alle disposizioni transitorie di entrata, vi è una novità emersa negli ultimi giorni, che suscita molte perplessità rispetto ai suoi possibili effetti.

L’articolo 7 del decreto aveva già previsto che i prodotti non in linea con le prescrizioni di etichettatura immessi sul mercato o etichettati prima dell’entrata in vigore del provvedimento “possono essere commercializzati fino ad esaurimento delle scorte o, comunque, entro il termine di conservazione previsto in etichetta”.

Il 13 novembre scorso, quindi pochi giorni prima della entrata in vigore del provvedimento (ovvero lunedì 16 novembre), il Mise con circolare ha invece previsto un’ulteriore deroga per venire incontro alle esigenze delle industrie di settore che non riescono ad avere disponibilità di imballaggi ed etichettature conformi. Il Mise ha quindi concesso di poter utilizzare sino al 31 gennaio 2021“le scorte esistenti di imballaggi ed etichette non conformi al DM 6 agosto 2020” disponibili a seguito di contratti antecedenti alla pubblicazione dello stesso decreto, quindi prima del 16 settembre 2020.

Pur comprendendo il contesto generale da cui scaturisce, la deroga amplia notevolmente la possibilità di etichettare e commercializzare un prodotto a base di carne suina in maniera non conforme.

La lettura della circolare ministeriale, infatti, lascia intendere che le imprese potranno “utilizzare” sino a tutto il 31 gennaio prossimo le scorte etichette ed imballaggi senza la indicazione di origine se relative a contratti antecedenti al 16 settembre scorso. In pratica si può interpretare tale disposizione nel senso che, sino a tutto gennaio prossimo, si potrà apporre una etichetta su un prodotto di carni suine trasformate senza indicazione di origine della materia prima e successivamente immetterlo in commercio.

Considerando che l’obbligo di etichettatura perdura in via sperimentale solo sino al 31 dicembre 2021, evidentemente questa deroga contiene ancora di più l’ambito temporale in cui vi sarà obbligo di maggiore trasparenza per i consumatori relativamente all’origine delle materie prime.

Confagricoltura ritiene inopportuno questo ulteriore allentamento ed invece auspica che gli operatori della filiera applichino comunque quanto prima l’obbligo di indicazione in etichetta dell’origine delle carni suine sui prodotti trasformati a base di tali carni, tutelando gli interessi dei consumatori e dei produttori di carni suine.

Confagricoltura è inoltre convinta che la deroga generalizzata per le indicazioni geografiche protette prevista dal decreto sia errata, in quanto consentirebbe in pratica di non applicare l’obbligo di indicazione dell’origine della materia prima sui prodotti anche nel caso di carni utilizzate per un prodotto IGP italiano laddove invece, la provenienza della materia è straniera.

A tale riguardo Confagricoltura invita tutti i trasformatori ad indicare in ogni caso in etichetta l’origine delle carni utilizzate per tutti i loro prodotti ed i consumatori a pretendere che i prodotti a base di carni suine trasformate riportino comunque l’indicazione dell’origine della carne utilizzata. Ciò a prescindere da qualsiasi deroga pur concessa dalle disposizioni applicative ministeriali, promuovendo una corretta informazione per il consumatore e valorizzando la produzione nazionale di carni suine, peraltro in un contesto di mercato particolarmente negativo caratterizzato da forti flessioni delle quotazioni delle materie prime sia in Italia che in Europa.