Etichettatura: Nutrinform sì, Nutriscore no

La ministra delle Politiche Agricole Teresa Bellanova, nel corso del bilaterale con l’omologa portoghese Maria Do Ceu Antunes ha affermato che l’Italia non si ritiene soddisfatta dell’andamento dei negoziati europei sulle conclusioni del consiglio Agrifish in materia di etichettature nutrizionali, anticipando come appaia problematico portare avanti il processo.

Ha quindi sottolineato come le trattative delle ultime settimane sulla bozza di conclusioni del consiglio presentata dalla presidenza hanno confermato la difficoltà di raggiungere un’intesa in Consiglio a causa di un approccio non del tutto neutrale: attraverso l’accostamento tra etichettature e profili nutrizionali, si è inteso rimandare a una logica non condivisibile di predeterminazione del valore nutrizionale degli alimenti da veicolare in etichetta.

La Ministra ha poi ricordato l’imminente pubblicazione in GU del decreto che consente all’industria alimentare di adottare lo schema “Nutrinform Battery”, varato per tradurre in concreto la visione italiana delle etichettature nutrizionali: taglio scientifico, informazione trasparente, approccio informativo ma non prescrittivo. I consumatori vogliono sapere da dove proviene un prodotto e cosa contiene. Bisogna aiutarli a comprendere e agire di conseguenza, senza voler sostituire al loro giudizio messaggi banali sulla presunta salubrità del cibo.

Il presidente di Confagricoltura, nel suo intervento all’European Food Forum (EFF) – meeting in remoto dedicato al tema dei sistemi di etichettatura degli alimenti sulla parte anteriore della confezione (Front of Package – FoP) – ha sostenuto “Nutrinform sì, Nutriscore no”. “Appoggiamo e sosteniamo l’etichetta a batteria proposta dall’Italia (‘Nutrinform Battery’), l’unica pienamente conforme alle disposizioni comunitarie. Il Nutrinform è stato sviluppato da qualificati istituti di ricerca nazionali (CREA e ISS) con la collaborazione dell’intera filiera agroalimentare, compresi i rappresentanti dei consumatori. Le posizioni di Confagricoltura e Copa sono convergenti sul No al Nutriscore e sul sostenere i principi ispiratori della proposta italiana di etichettatura. Giansanti ha criticato l’utilizzo esclusivo nel Nutriscore dello standard di 100gr per valutare i valori nutrizionali di un prodotto. Dal momento che normalmente i prodotti vengono consumati in quantità maggiori o minori si finisce per fuorviare i consumatori.

È più realistico basare la valutazione di un cibo, sulle ‘porzioni’. Le persone consumano in porzioni, la cui dimensione varia da una categoria di prodotto all’altra.

L’etichetta a batteria fornisce tutti i valori relativi ad una singola porzione consumata. All’interno del simbolo ‘batteria’ è presente la percentuale di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale apportati dalla singola porzione rispetto alla dose giornaliera consigliata. La parte carica della batteria rappresenta graficamente la percentuale di energia o nutrienti contenuti in una singola porzione, permettendo così di quantificarla visivamente. In tal modo il consumatore, senza fare complicati calcoli, potrà valutare quante porzioni può consumare in quel giorno.

I sistemi di codifica a colori (come il Semaforo o il Nutriscore) invece discriminano alcune categorie di prodotti alimentari in quanto fondamentalmente fanno una distinzione tra buono o cattivo in modo discutibile.

“Non tenerne conto – ha concluso Massimiliano Giansanti – può portare alle conseguenze che prodotti di alta qualità e nutrienti, come ad esempio l’olio d’oliva, siano posti in cattiva luce, mentre sono vitali nella dieta alimentare e consigliati anche dai medici. In tal senso la decisione spagnola di non assoggettare l’olio all’etichettatura nutrizionale”.

Fonte: MIPAAF e Confagricoltura