Export agroalimentare italiano in crescita: analisi rapporto ISMEA

SOMMARIO:

La bilancia agroalimentare nazionale nel I semestre 2020- rapporto ISMEA- export alimentare in crescita

Secondo il rapporto stilato da Ismea, nonostante l’emergenza sanitaria mondiale da Covid-19, le esportazioni italiane di prodotti agroalimentari sono aumentate durante i primi sei mesi del 2020.

Anche tenendo in considerazione la dinamica mensile delle esportazioni nei mesi più critici dove si è verificato un arretramento per la diffusione del contagio, ovvero aprile (-14% su marzo) e maggio (-4,5% su aprile), la performance dell’intero semestre registra un aumento raggiungendo i 22,1 miliardi di euro, in progressione del 3,5% su base annua, pari all’11% dell’export complessivo di beni e servizi.

La crescita è quindi da ricondurre alla forte crescita congiunturale delle esportazioni nei primi due mesi dell’anno e al dato positivo di giugno (+2,7%), quando in maniera piuttosto generalizzata si sono allentate le misure restrittive precedentemente adottate dalla maggior parte dei paesi.

Al contrario, le importazioni sono risultate in flessione, con una riduzione nel complesso del 5,1% rispetto al primo semestre 2019, determinando un netto miglioramento del saldo commerciale. L’andamento contrapposto tra l’aumento delle vendite all’estero e il calo degli acquisti ha determinato un netto miglioramento del saldo commerciale agroalimentare, passato da un deficit di quasi 1,2 miliardi di euro del primo semestre dello scorso anno a un surplus di 710 milioni di euro nei primi sei mesi 2020. Nel dettaglio, il deficit strutturale della componente agricola si è ridotto di 296 milioni di euro e il surplus commerciale dei prodotti dell’industria alimentare è progredito di quasi 1,6 miliardi di euro.

Il principale mercato di destinazione dell’export rimane l’Ue, con acquisti nel primo semestre 2020 pari a circa 14,3 miliardi di euro (+3,1% su base annua). Le spedizioni verso i paesi Terzi, inoltre, hanno generato introiti per 7,9 miliardi di euro (+4,6% su base annua).

I mercati di destinazione che durante i primi sei mesi dell’anno in corso hanno incrementato in maggior misura le importazioni di prodotti agroalimentari italiani sono stati Germania, Polonia, Ucraina, Giappone, Canada e Cina.

I comparti produttivi di maggior successo continuano a essere quelli dei “cereali e derivati”, “ortaggi freschi e trasformati”, frutta fresca e trasformata”, “latte e derivati” per i quali è emerso un incremento delle spedizioni all’estero; al contrario, il vino, pur rimanendo il secondo comparto produttivo per valore dell’export, nei primi sei mesi dell’anno ha subito una flessione annua delle esportazioni del 4,1%.

I principali mercati di sbocco e comparti produttivi nel I semestre del 2020

È l’Ue il principale mercato di destinazione dei prodotti agroalimentari italiani che, con circa 14,3 miliardi di euro nel I semestre 2020 (+3,1% sul I semestre 2020), ha assorbito più del 64% delle esportazioni nazionali.

Nel dettaglio dei singoli paesi, nel semestre in esame tassi di crescita positivi si sono registrati per la maggior parte dei principali mercati di sbocco, in particolar modo per Germania e Polonia.

Le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani verso la Germania, primo paese di destinazione in assoluto, hanno raggiunto nei primi sei mesi del 2020 un valore pari a 3,8miliardi di euro (il 17,1% dell’export complessivo), in aumento del 6,6% su base annua. Il comparto che ha mostrato maggiori incrementi è stato quello dei “cereali e derivati” (+18,6%, per 530 milioni di euro di export), e più in particolare, le paste alimentari (+25,0%, per 248,5 milioni di euro) e i prodotti della panetteria, pasticceria e biscotteria (+6,1%, per 160,7 milioni di euro).

 In netto aumento anche le esportazioni di “ortaggi freschi e trasformati” (+12,0 % per 575 milioni di euro), dove risulta in particolare crescita l’export di cavoli, cavolfiori (+35,1% per 61 milioni di euro), pomodori freschi (+74,9% per 24 milioni di euro), spinaci (+26,5% per 13,7 milioni di euro), pomodori pelati e polpe (+5% per 77 milioni di euro). Sono aumentate anche le esportazioni di “frutta fresca e trasformata” (+7,7% per 533 milioni di euro), con particolare riferimento alle arance8 (+32,1% per 22,2 milioni di euro), ai limoni (+32,2% per 23,1 milioni di euro), e alle mele fresche (+29,7% per 143,4 milioni di euro).

Le esportazioni di prodotti agroalimentari verso la Polonia sono aumentate del 6,1% rispetto al primo semestre dello scorso anno, arrivando a sfiorare 451 milioni di euro. In questo caso, i prodotti che hanno mostrato una dinamica più marcata dell’export sono da ricondurre al comparto degli “animali e carni” (+36% per 24,2 milioni di euro). In netto incremento, nell’ordine delle tre cifre, anche le esportazioni delle “coltivazioni industriali” che hanno raggiunto 14,7 milioni di euro contro 4 milioni di euro dei primi sei mesi del 2019; il segmento produttivo più performante è stato quello dei tabacchi lavorati (13,9 milioni di euro contro 1,2 milioni di euro del primo semestre 2019).

Le esportazioni dirette verso i paesi extra-Ue

Nel primo semestre 2020, le esportazioni dirette verso i paesi extra-UE sono cresciute del 4,6% su base annua attestandosi a circa 7,9 miliardi di euro; gli incrementi maggiori si sono osservati per Ucraina (+56,2% per 149,4 milioni di euro), Giappone (+17,3%, per 971 milioni di euro), Canada (+13,7%, per 437milioni di euro) e Cina.

Per quanto riguarda gli USA, che rappresentano il terzo mercato di sbocco in assoluto dei prodotti agroalimentari italiani, hanno segnato un incremento più contenuto e pari al 4,1% portando il valore a 2,3 miliardi di euro nel semestre in osservazione.

Più nel dettaglio, il segmento produttivo che ha registrato i maggiori aumenti dell’export verso l’Ucraina è quello dei tabacchi lavorati per i quali gli acquisti sono più che raddoppiati. Risultano in aumento anche le spedizioni di vini in bottiglia, di vini spumanti e di pasta di semola.

Più della metà delle esportazioni destinate al Giappone sono state rappresentate dai tabacchi lavorati, che nel periodo in osservazione hanno raggiunto 563,5 milioni di euro (+38%). Quanto al Canada, le maggiori esportazioni hanno riguardato prevalentemente le pancette di suino, la pasta di semola e l’olio di oliva.

I maggiori incrementi delle esportazioni in Cina riguardano le carni suine congelate che hanno raggiunto 11,4 milioni di euro. Sono risultati in aumento anche gli acquisti di pasta di semola e di formaggi freschi.

Nel caso degli USA, nel primo semestre dell’anno si è osservata una flessione degli acquisti di prodotti agroalimentari italiani per la maggior parte dei comparti produttivi, fanno eccezione gli ortaggi freschi e trasformati, dove si riscontra un incremento delle esportazioni di pomodori pelati e polpe, di pasta di semola, e di prodotti della panetteria, pasticceria e biscotteria; in lieve aumento risultano anche le esportazioni di olio di oliva.

Analisi dei dati per comparto produttivo

L’analisi dei dati delle esportazioni per comparto produttivo evidenzia una dinamica positiva per tutti i comparti, ad eccezione di “vino e mosti”, “altre bevande”, e “florovivaismo”, mentre sostanzialmente stabili rimangono “animali e carni” e “l’ittico”.

Il comparto “derivati dei cereali”, conferma la sua primaria importanza per l’export agroalimentare italiano, evidenziando un consistente aumento annuo dell’export sia della pasta di semola (+31,9% per 1,1 miliardi di euro di export, pari al 31% del totale comparto), sia dei prodotti della panetteria, pasticceria e biscotteria (+3,2% per 1 miliardi di euro di export, pari al 30% del totale comparto).

È da rilevare anche la buona performance sui mercati esteri degli “ortaggi freschi e trasformati” durante i primi sei mesi dell’anno, con una crescita annua delle spedizioni all’estero dell’8,8%per un valore pari a poco meno di 3,4 miliardi di euro, da ricondurre a quasi tutti i molteplici ortaggi e legumi freschi e trasformati che costituiscono il comparto.