Farm to fork: le giuste domande da porsi

La linea di responsabilità che lega i cambiamenti climatici all’uomo è ormai evidente. Ma altrettanto evidente è lo sforzo di porre rimedio e di cercare di salvare il salvabile. Anche a livello europeo come ben sappiamo si sono fatti passi avanti. A questo proposito, la strategia Farm to Fork Strategy – for a fair, healthy and environmentally-friendly food system (F2F)- si inserisce nell’ambizioso piano di transizione ecologica dell’Unione Europea. Questa prevede investimenti per 20 miliardi l’anno e punta ai seguenti obiettivi: riduzione del 20% dell’uso dei fertilizzanti in agricoltura e del 50% dei fitofarmaci. Aumento del 25% delle superfici coltivate a biologico e taglio del 50% dei consumi di antibiotici per gli allevamenti e l’acquacoltura. Infine, ulteriore estensione dell’etichetta d’origine sugli alimenti. Tutto questo, entro il 2030.

principi della strategia Farm to Fork

Senza ombra di dubbio le intenzioni e gli obiettivi della Farm to Fork sono buone e nobili: diminuire l’impronta dell’uomo sulla terra puntando alla sostenibilità ambientale.

Ci sono però delle considerazioni importanti da fare: non sempre la sostenibilità ambientale va di pari passo con quella economica, con quella reale fatta di produttori e lavoratori, con relative famiglie, che già hanno ridotto l’uso dei pesticidi così tanto da mettere a rischio la propria produttività, allineandosi con i migliori standard al mondo.

Vi è poi un altro fattore che deve essere tenuto in considerazione: l’agricoltura biologica, a parità di terreno, produce meno. Si è infatti osservato che nei paesi sviluppati il bio rende mediamente il 20% in meno rispetto al convenzionale, mentre in quelli in via di sviluppo la riduzione arriva al 43%.

Come naturale conseguenza della riduzione della produzione, aumenterebbe il valore dell’importazione e della dipendenza da altri paesi, dove gli standard di produzione sono più bassi rispetto a quelli europei. Il tutto si tradurrebbe solo in un’esternalizzazione dell’impatto ambientale, non contando l’inquinamento dato dal trasporto della merce. Non si tratta forse di nascondere la polvere sotto al tappeto?

È necessario proteggere la biodiversità e l’ambiente. Ed è possibile farlo se alle intenzioni politiche si uniscono le nuove scoperte scientifiche con tutte le possibilità che queste aprono. Serve continuità di azione, che dia certezza ai produttori per fare nuovi investimenti. Insomma, serve responsabilità.

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