Fiere Zootecniche 2022 – Reportage LA LUNGA NOTTE

Doccia e shampoo prima degli «esami»

A cura di RICCARDO MARUTI


CREMONA. Dal cielo gocciolano stelle e aghi di pioggia. Il quartiere fieristico di Cà de’ Somenzi, svuotato ormai da ore, annega nel buio. Eppure c’è un cuore luminoso che pulsa nel padiglione 2, dove le cuccette delle bovine sono allineate in una geometria perfetta: qui la notte non cala mai. Attorno alle campionesse, che ruminano mansuete nei propri stalli, gli allevatori vanno e vengono senza sosta: maneggiano secchi e rastrelli, pendolano fra le corsie della stalla e il piazzale esterno per riempire carriole di fieno e segatura, armeggiano con sacchi di mangime e flaconi di disinfettante.

Manca ancora un’ora prima che la nottata scollini nel nuovo giorno – l’ultimo delle mostre zootecniche – ma i preparativi per la sfilata finale vibrano già di un’attesa impaziente ed eccitata. Il profumo del fieno invade i cardi e i decumani che scandiscono la distanza fra le mangiatoie, mentre le coccarde delle vacche premiate, appese ai fili che sormontano gli abbeveratoi, oscillano lievi nel flusso d’aria dei ventilatori.

La stalla non può dormire. Passione, sacrificio e cura degli animali: tra gli allevatori che non dormono mai. Tra i giovani allevatori che si prendono cura dei capi di bestiame c’è Federico, 19 anni: è originario della Bergamasca ma lavora in un’azienda della Valtellina. Si sdraia nella lettiera e getta le braccia al collo di due Brune: «Voglio un bene d e l l’anima ai miei animali, una ventina in tutto, allevati essenzialmente per la produzione di bitto —spiega —. Non ho ereditato il mestiere dalla mia famiglia, ho fatto semplicemente una scelta di vita. Strano? No, è quello che mi piace fare. E partecipare alle mostre è una grande emozione: quando conquisti un premio, sai di aver fatto un buon lavoro».

Oltre le vetrate che delimitano il padiglione, sull’asfalto nudo bagnato dalla pioggia fine, campeggia la grande tensostruttura per il lavaggio delle bovine. Per qualcuna è l’or a dello shampoo: «Domattina farà troppo freddo», commenta uno dei fattori, che indossa un impermeabile blu sopra il giubbotto, luccicante nella luce biancastra.

Insapona con gesti meticolosi il dorso della vacca, prima di indirizzare la lancia sul manto ricoperto di schiuma. E nell’aria si solleva una nuvola di vapore ca l d o. Intanto le frequenze di «radio-stalla» continuano a diffondere brani musicali sotto il padiglione, ad accompagnare la traversata degli allevatori nel mare della notte. «È lunga ma bellissima, respiro disteso. Tra pochissime ore,non appena l’oscurità inizierà a dissolversi, i corridoi ricoperti di paglia torneranno ad animarsi nel viavai degli allevatori fra le stalle e l’arena.

E i rasoi si accenderanno una volta ancora per sagomare il look perfetto delle bellezze in gara. Poi, via all’ultimo giro di valzer nel ring: per le super-campionesse, sarà l’intera stalla a fare festa. ché ha il sapore della festa», esclama uno dei ragazzi in salopette raccolti attorno ad un piccolo tavolo, ingombro di pane e salumi affettati.

Pochi passi più in là, Laura, 20 anni, veneta di Bressanvido, impugna una ramazza per sistemare le lettiere: «Oggi sono qui solo per dare una mano ad alcuni amici, ma sogno di diventare una vera allevatrice — racconta, mentre distribuisce paglia e segatura sulle cuccette —. Sì, voglio ripercorrere le orme di mamma e papà, che hanno dovuto abbandonare il lavoro nelle stalle».

L’orologio segna quasi le due quando, nello spazio che abbraccia le bovine, il rumore di fondo è ormai ridotto a un brusio sottile. Di colpo si alza il brontolio elettrico di una mungitrice portatile: «Questo è l’ultimo round, prima della finalissima di domani», dice Mirko, 25 anni. Arriva da Bormio,ma non è un professionista dell’allevamento: «Faccio l’autista — spiega —ma appena ho l’occasione di partecipare a una mostra, mi offro volontario.

Ho imparato i fondamentali del mestiere grazie ai miei familiari, che gestiscono una stalla da cinquanta capi». Mirko manipola i tubi e il serbatoio: «I tempi di preparazione delle campionesse —sottolinea — sono calcolati con scrupolo, per questo è essenziale essere vigili a qualsiasi ora». La mungitrice si spegne. E adesso che l’alba non è più così distante, il padiglione sprofonda in un silenzio quasi assoluto, screziato soltanto dal mormorio che proviene dai capannelli —ormai diradati —degli operatori che si fanno compagnia tra le corsie. I loro occhi, però, rimangono saldamente puntati sulle vacche: occorre garantire la perfetta pulizia degli animali e farsi trovare pronti a reagire a qualsiasi possibile inconveniente. Le vacche sono quasi tutte acciambellate, le palpebre abbassate e il respiro disteso.

Tra pochissime ore,non appena l’oscurità inizierà a dissolversi, i corridoi ricoperti di paglia torneranno ad animarsi nel viavai degli allevatori fra le stalle e l’arena. E i rasoi si accenderanno una volta ancora per sagomare il look perfetto delle bellezze in gara. Poi, via all’ultimo giro di valzer nel ring: per le super-campionesse, sarà l’intera stalla a fare festa.