Fotovoltaico: nuove norme e conseguenze per gli agricoltori

La legge dispone che per il periodo compreso tra febbraio 2022 e giugno 2023 i corrispettivi per Megawattora derivanti dalla cessione di energia elettrica non possano risultare superiori ai valori indicati nella tabella allegata al decreto stesso, suddivisa per zone geografiche. La norma indica, quale soggetto titolato a determinare la misura e operare la trattenuta, il Gestore dei servizi energetici (Gse) mentre è compito dell’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente (Arera) dettare le modalità operative per i produttori di energia e per il Gse stesso, attraverso una propria delibera da pubblicare entro novanta giorni dall’entrata in vigore della legge. La tanto attesa delibera è arrivata alla fine di giugno, chiarendo che per i mesi da febbraio a luglio 2022 il Gse avrebbe dovuto applicare una trattenuta cumulativa e che a partire da agosto la trattenuta sarebbe stata mensile. In assenza di una indicazione sulle modalità operative per tale trattenuta, il Gse ha provveduto alla emissione e trasmissione di fatture nei confronti dei produttori di energia a «rettifica prezzo cessione energia», richiedendo il pagamento entro il 31 ottobre. Una scelta che ha lasciato esterrefatti gli operatori energetici, che nel giro di pochi giorni sono chiamati a versare cifre elevate. E anche le modalità con cui avviene il recupero non sembrano del tutto conformi alla disciplina in materia di Iva e per esempio non tengono conto della specificità del mondo agricolo e dei suoi operatori. Confagricoltura è intervenuta in primis cercando di evidenziare le specificità del mondo agricolo per cercare di togliere le imprese agricole dalla morsa degli extraprofitti. La produzione di energia fotovoltaica difatti, nella gran parte dei casi, rappresenta in agricoltura attività connessa all’attività agricola, e quindi non deve essere considerata al pari di chi fa dell’energia il proprio vero business. Inoltre Confagricoltura ha subito interloquito con GSE segnalando come fosse importante rispettare una forma corretta per le imprese agricole al fine di non ledere l’imposizione fiscale che rischia invece di essere ulteriormente compromessa se al posto della nota di accredito il Gse avesse utilizzato ancora le fatture di cessione energia e rettifica di prezzo, come poi invece è stato fatto.

In considerazione delle eccessive incongruenze riscontrate nella modalità in cui è stata proposta la norma, Confagricoltura ha affiancato le aziende agricole, che hanno intrapreso un formale ricorso presso l’autorità giudiziaria, ricorso che sarà discusso, in via d’urgenza, entro metà di novembre presso il Tar di Milano. Nel frattempo i produttori sono chiamati a versare entro il 31 ottobre quanto richiesto dal GSE.

Si segnala che il mancato pagamento della fattura, in base ad alcune indicazioni profuse dai pareri legali interpellati, non espone l’operatore a conseguenze irreparabili in quanto gli scenari possibili, escludendo decadenze contrattuali, sono i seguenti: il GSE potrebbe applicare la compensazione con le future fatture di vendita ovvero con l’incentivo; in tal caso, l’effetto, nei rapporti operatore-GSE, sarebbe quello di una rateizzazione (salvo che gli operatori non vantino crediti nei confronti del gestore: in questo caso si potrebbe ipotizzare in contraddittorio con lo stesso Gestore una richiesta di compensazione tra l’importo della fattura e il credito vantato). Negli altri casi – ipotesi di compensazione con future fatture di vendita o incentivo servirebbero alcuni mesi per raggiungere la somma; il GSE potrebbe avviare azioni esecutive (decreti ingiuntivi) e spese a carico del produttore: è la soluzione più drastica ed evidentemente ancora più costosa, ma che consentirebbe comunque di prendere tempo in attesa dell’evoluzione dei ricorsi. In tal caso, tenuto conto del numero di operatori coinvolti, del numero eccessivo di iniziative processuali da intraprendere, qualche studio legale ritiene tale azione poco probabile.

Se invece si decidesse di ottemperare alla richiesta di pagamento da parte del GSE non vi sarebbero evidentemente ulteriori risvolti da parte del GSE nei confronti degli operatori. È importante che il singolo produttore prima di decidere cosa fare, sia consapevole delle eventuali conseguenze a cui si va incontro, siano esse positive che negative, per cui è importante contattare la propria organizzazione sindacale: Confagricoltura/ Libera Associazione Agricoltori sono disponibili a dare tutte le necessarie informative a riguardo. Si segnala che sia nel caso si decida di pagare, sia nel caso si decida di non pagare, è fondamentale accompagnare la decisione con alcuni moduli/dichiarazioni funzionali a mantenere vivi i diritti dei produttori qualora, ad esempio il ricorso proposto da circa 250 aziende di Confagricoltura fosse vinto.

Fonte: La Provincia del 27 ottobre 2022