Frumento tenero, produzione in calo mercati nella tempesta

L’Informatore Agrario comunica che secondo i dati dell’Igc (International Grain Council), il bilancio del frumento tenero 2022-23 a livello mondiale è in calo rispetto alla campagna passata, visto che gli utilizzi totali previsti, 782 milioni di tonnellate) sono superiori alla produzione mondiale, 778 milioni, ma in condizioni normali questi numeri non avrebbero destato alcuna preoccupazione, anche perché il rapporto tra stock e disponibilità si riduce poco, dal 26,38% al 25,99%.

Eppure, dallo scorso 24 febbraio (giorno di inizio della guerra in Ucraina) il mercato, già in tensione per il cattivo raccolto nordamericano del 2021 e per la burrascosa ripresa post-Covid, è letteralmente impazzito, con le quotazioni del frumento tenero che sono entrate in una fase di prezzi molto alti e di elevatissima volatilità. Il motivo è proprio il crollo delle esportazioni ucraine che passeranno, sempre secondo l’Igc, da 33 a 19 milioni di tonnellate.

Per quanto riguarda l’Italia, il bilancio di approvvigionamento è nettamente peggiorato, visto che, secondo le stime di Italmopa, «la produzione italiana di frumento tenero dovrebbe situarsi, nel 2022, a circa 2,5 milioni di tonnellate, con una riduzione del 15% rispetto ai volumi produttivi registrati nel 2021, a fronte di un fabbisogno dell’Industria molitoria di circa 5,3 milioni di tonnellate». Almeno per il momento, questa situazione sta dando un forte sostegno ai prezzi del prodotto nazionale, come si evince dai prezzi alti rilevati dalle borse merci.  Attualmente il frumento tenero di base quota mediamente 367,50 euro/t, un livello di prezzo tale da compensare ampiamente i deficit produttivi registrati in pianura padana, per lo meno dal punto di vista economico delle aziende agricole. La forbice rispetto ai frumenti di alta qualità è poi particolarmente elevata, visto che i frumenti di forza quotano adesso mediamente 425 euro/t.

In sintesi, ci aspetta una campagna di commercializzazione 2022-23 con prezzi sicuramente molto più alti rispetto alla media dell’ultimo quinquennio, ma purtroppo le buone notizie si fermano qui. L’esplosione dei costi energetici non colpisce solamente l’agricoltura ma anche la trasformazione industriale, che nel caso del settore molitorio è particolarmente energivora.


Tratto dall’articolo pubblicato su L’Informatore Agrario n. 28/2022
Siccità e guerra agitano il mercato del grano tenero di H. Lavorano