Granarolo, aumento del prezzo del latte: l’analisi dei presidenti delle sezioni di prodotto di Confagricoltura Lombardia e della Libera

«Quello di Granarolo è certamente un segnale importante, e conferma una volta di più che l’attuale livello medio di retribuzione del latte alla stalla (tra i 40 ed i 43 centesimi) è del tutto insufficiente anche solo per coprire i costi di produzione», commenta Maurizio Roldi, presidente della Federazione di prodotto di Confagricoltura Lombardia e della Op Mondolatte.

«In realtà, forse nemmeno 48 centesimi sono ormai sufficienti, tenendo conto dei fortissimi incrementi registrati dai costi di produzione, e della necessità di riequilibrare la ‘sofferenze’ che hanno segnato il nostro comparto nei mesi precedenti. Detto questo, l’aumento deciso per il secondo trimestre 2022 va comunque salutato con soddisfazione, perché un Gruppo così importante riconosce in modo concreto che se si vuole il latte bisogna pagarlo», prosegue Roldi. «Altrimenti la produzione subirà pesanti contraccolpi; cali di offerta, macellazioni e vacche messe in asciutta prima del tempo costituiscono già ora indizi molto chiari. Mi pare che tutti abbiano ormai preso atto di quanto sia insostenibile la situazione degli allevatori».

Anche la Op Mondo Latte sta conducendo trattative con tutti gli acquirenti, insistendo sull’assoluta necessità di un cambio di marcia. Incontri che proseguiranno anche nei prossimi giorni.

«Risultano più o meno difficili a seconda dell’interlocutore; ma nessuno ci sta negando udienza, e in un caso siamo riusciti a portare a casa 45 centesimi al litro per marzo. Dunque la strada è aperta, anche se è indispensabile ottenere di più: 50 centesimi sarebbero il giusto fin da subito, e con questi costi di produzione bisognerà comunque arrivarci nel giro di qualche mese». Secondo un orientamento ormai ben definito anche a livello continentale. «In una recente intervista, il presidente di Arla Foods (cooperativa internazionale con sede in Danimarca, settima azienda casearia più grande del mondo, ndr) ha confermato di temere una significativa mancanza di prodotto – in Europa e non solo – per il trimestre maggio-luglio. ‘Dobbiamo tenerci stretti gli agricoltori se vogliamo il latte che ci serve’, ha ammonito»; confermando l’evidenza secondo la quale ciò che non viene pagato il giusto prima o poi sparisce; quale che sia il livello della domanda.

Un giudizio positivo sulla decisione di Granarolo arriva anche da Carlo Alberto Gipponi, che guida la sezione di prodotto della Libera Associazione Agricoltori Cremonesi. «Tra l’altro, i 48 centesimi costituiscono una quotazione minima e netta, destinata a crescere in ragione della quantità prodotta, della sua qualità e naturalmente dell’Iva», sottolinea. «Ora spero che questa indicazione venga recepita anche dalle altre industrie e cooperative, altrimenti le conseguenze per le nostre aziende potrebbero essere veramente pesanti. Specie in una situazione come quella attuale, nella quale – in media – i costi di produzione sono complessivamente cresciuti del 60%. Ricordo bene quando alcune multinazionali respingevano le nostre richieste di aumento, dicendo che se non eravamo in grado di produrre latte al prezzo che ci veniva riconosciuto avremmo dovuto cambiare mestiere. Se davvero credevano alla validità di quel ragionamento, ora lo applichino a sé stesse: Granarolo è un gruppo che funziona, e di certo non regala nulla. Dunque, se ritiene di dover pagare il latte almeno 48 centesimi al litro, questo significa che è giusto e si può fare. E chi crede di non essere nelle condizioni per farlo, forse dovrebbe cambiare mestiere… Specie a fronte di un trend di mercato in costante rialzo, che per la prima volta vede latte italiano prendere la strada dei mercati esteri».

«E’ il momento in cui le imprese di trasformazione devono veramente dare di più, e noi non intendiamo rimanere a guardare. Ismea ha stabilito valori corrispondenti ai costi di produzione; e stiamo valutando la possibilità di contestarne il mancato rispetto con riferimento alla normativa che definisce e sanziona le pratiche sleali».

Fonte: articolo di Andrea Gandolfi – quotidiano “La Provincia” del 27/03/2022